«Le nostre direttrici in politica estera sono l’Unione europea e la Nato. Quindi cerco cooperazione in questi ambiti. È sbagliata questa strategia? Dovremmo uscire dalla Nato? Chiudere le basi americane, interrompere i rapporti commerciali, assaltare i McDonalds?».

Nella conferenza stampa di inizio anno a Montecitorio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha risposto, tra le altre, anche a una domanda di Domani. La nostra collega Francesca De Benedetti ha chiesto alla premier di rispondere all’ultima intervista di Donald Trump al New York Times, nella quale il presidente degli Stati Uniti, che ha detto di non ritenere «di avere limiti sulla scena internazionale» se non la sua morale, interrogato se il diritto internazionale sia un vincolo per lui, ha risposto testualmente: «Non mi serve». A Meloni abbiamo chiesto anche, alla luce del fatto che l’Italia ha comprato gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti ma si è vista bloccare i pagamenti a Eni in Venezuela, se ha qualche appunto da muovere al suo alleato americano.

«Quando saltano le regole del diritto internazionale - ha risposto Meloni - siamo tutti più esposti, quindi sì, se ho un appunto da fare a Trump lo faccio direttamente a lui. Non capisco quando viene chiesto all’Italia di prendere le distanze dagli Usa: in geopolitica quando si hanno delle posizioni, poi bisogna essere conseguenti. Io penso che la politica estera italiana sia quella che Sergio Mattarella ci ha ricordato qualche giorno fa: le nostre direttrici sono l’Ue e la Nato. Quindi cerco cooperazione in questi ambiti. È sbagliata questa strategia? Allora mi si deve formalizzare l’alternativa. Dovremmo uscire dalla Nato? Chiudere le basi americane, chiudere i rapporti commerciali, assaltare i McDonalds?».

«Certo - ha aggiunto la presidente del Consiglio - che non sono d’accordo su ogni cosa che dicono i miei partner, con Trump ad esempio sono d’accordo sul Venezuela, ma non sulla Groenlandia. Si chiama difendere il proprio interesse nazionale, perché gli interessi delle nazioni non si sovrappongono sempre perfettamente». 

La risposta su Caputi

Abbiamo chiesto a Meloni anche una replica alla nostra inchiesta sul suo capo di gabinetto, Gaetano Caputi, che dopo una serie di nostri articoli su appalti e conflitti di interesse aveva chiesto ai magistrati di piazzale Clodio di andare alla ricerca delle fonti del nostro giornale. Nelle indagini seguenti, però, è emerso un caso di spionaggio nei suoi confronti, avvenuto nel 2023 a opera di tre 007 italiani.

«Il mio capo di gabinetto ha denunciato perché ritiene di essere stato spiato. La magistratura ci dirà se è vero o no, difficilmente posso averlo fatto spiare io, visto che spiare il mio capo di gabinetto equivale a spiare direttamente me stessa. Per quanto riguarda le informazioni sensibili su Caputi pubblicate sul vostro giornale, però, secondo il mio capo di gabinetto non si tratta informazioni disponibili su fonti aperte. Forse vuole dire qualcosa lei a me su questo?», ha risposto la presidente alla nostra collega.

In apertura di risposta, Meloni ha ironicamente tirato in ballo un’altra inchiesta di Domani, quella che riguarda la casa che la premier ha comprato nel 2023 nel quartiere Torrino, a Roma, accatastandola A/7, una classe che garantisce agevolazioni, mentre a giudicare dalle dimensioni – 400 metri quadri – e non solo, la classe avrebbe dovuto essere A/8. Una scelta che ha garantito a Meloni un risparmio fiscale di circa 70mila euro. 

«L’avete presentata come una grande inchiesta, però non me ne chiedete conto ora in conferenza. Come mai? Avete capito forse che non lo era? Con una brevissima verifica, vi sareste resi conto che fuori dal Raccordo anulare, cioè nella zona in cui ho acquistato quella casa, non c’è nessuna abitazione accatastata A/8. Nella zona tra l’altro ci sono case più grandi della mia, tra cui una di un famoso calciatore. È una delle accuse più infamanti che ho sentito su di me in questi anni».

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