Giorgia Meloni contro Domani alla conferenza stampa annuale: «Il mio capo di gabinetto ha denunciato, perché ritiene di essere stato spiato. La magistratura sta lavorando al riguardo e dirà se lo è stato o no. Certo, difficilmente posso averlo fatto spiare io perché se spiassi il mio capo di gabinetto questo equivarrebbe a spiare me stessa. Ma le informazioni sensibili sono state pubblicate da voi e secondo lui non sono riferibili su fonte aperta. Volete dire voi a me qualcosa?» ha attaccato la premier, che è voluta tornare anche sull’inchiesta che riguarda la sua casa. «Nessuna casa in quel quartiere è accatastata A8 come secondo voi dovrebbe essere, compresa quella di un noto calciatore che ha anche i campi di tennis al suo interno». 

Sempre rispondendo a Domani sulle forzature di Trump al diritto internazionale, Meloni ha detto: «Quando saltano le regole del diritto internazionale siamo tutti più esposti, quindi sì, se ho un appunto da fare a Trump lo faccio direttamente a lui. Non capisco quando viene chiesto all’Italia di prendere le distanze dagli Usa: in geopolitica quando si hanno delle posizioni, poi bisogna essere conseguenti. Io penso che la politica estera italiana sia quella che Sergio Mattarella ci ha ricordato qualche giorno fa: le nostre direttrici sono l’Ue e la Nato. Quindi cerco cooperazione in questi ambiti. È sbagliata questa strategia? Allora mi si deve formalizzare l’alternativa. Dovremmo uscire dalla Nato? Chiudere le basi americane, chiudere i rapporti commerciali, assaltare i McDonalds?».

«Confidiamo che si possa arrivare a una risposta» sulla vicenda dello spionaggio nei confronti di Francesco Cancellato. Il direttore di Fanpage è tornato sul tema ottenendo spazio per fare la propria domanda da una collega. La presidente del Consiglio ha replicato alla sua richiesta di informazioni sul futuro dell’indagine sullo spionaggio nei confronti dei giornalisti tirando in ballo il fatto che i suoi fatti personali sarebbero finiti sui giornali. «Mi pare chiaro che in Italia c'è un problema, ma bisogna fare attenzione alle accuse al governo, a meno che non si voglia sostenere che io spiassi anche me stessa, visti che tutti i miei dati personali sono stati scandagliati e messi sui giornali. Quindi figuriamoci se non sono solidale» ha detto.

Sul finanziamento di Radio Radicale, Giorgia Meloni promette di intervenire tempestivamente per risolvere il taglio dei fondi pubblici. «Il governo intende presentare un emendamento al decreto Milleproroghe per garantire un contributo straordinario a Radio Radicale per la digitalizzazione dell'archivio storico della testata che si somma a quello ordinario». Anche sulla cessione del gruppo Gedi, Meloni ha detto di essersi esposta per il mantenimento dei livelli occupazionali. 

Insistendo sui rapporti con il Quirinale, Meloni ha spiegato che nella relazione con Sergio Mattarella non ci sono problemi. «Non siamo sempre d’accordo, ma i rapporti sono ottimi. Per la difesa dell’interesse nazionale Mattarella c’è» ha detto la premier. 

Gli esteri

Le prime domande hanno riguardato la politica estera: la premier ha promesso uno sforzo ulteriore per la liberazione Alberto Trentini dalle carceri venezuelane, ha ribadito di non ritenere probabile un’azione militare di Donald Trump in Groenlandia: «Trump? Penso che il diritto internazionale vada difeso, su questo non sono d'accordo con lui e glielo dico direttamente. Ma in cosa dovremmo prendere le distanze? Questa è geopolitica, cerco le luci piuttosto che le ombre nei miei rapporti con gli alleati europei e atlantici».

Mentre non pensa sia necessario attualmente mandare in Ucraina soldati italiani. «Io penso che occorre essere al fianco dell'Ucraina, per me l'unico modo di garantire la pace è la deterrenza». Una linea condivisibile anche per la Lega, ostile all’idea di spedire truppe per tutelare un eventuale cessate il fuoco. «Non c’è l’ipotesi di un intervento con l'ombrello dell’Onu, si sta parlando dell'istituzione di una forza multinazionale per rafforzare la difesa ucraina come strumento di garanzia. Io non ritengo necessario l’invio di truppe perché il principale strumento è quello di ispirarsi al sistema dell'articolo 5 della Nato, è quella la principale garanzia per Kiev. E si tratta di una proposta italiana» ha detto Meloni. Per quanto riguarda la trattativa per raggiungere una tregua, per la premier sarà necessario anche aprire un canale con la Russia, come ha proposto il presidente francese Emmanuel Macron. Nella speranza di Meloni, «con una voce sola», possibilmente un inviato speciale europeo. Possibile invece sul fronte mediorientale «una partecipazione italiana a un'eventuale forza multinazionale». In Europa, Meloni celebra la presunta rilevanza della linea italiana nella gestione della migrazione in Europa. «Quello migratorio è sicuramente un dossier su cui l’Italia ha fatto la differenza» ha detto Meloni, proponendosi come prossimo traguardo un’iniziativa simile al tavolo like minded dei paesi sulla stessa lunghezza d’onda a proposito della migrazione sull’automotive.

La politica interna

Per quanto riguarda la sicurezza interna, la presidente ha tirato in ballo i giudici, responsabili dal suo punto di vista di «rendere vano il lavoro di parlamento e forze dell’ordine». «Quello che delegittima i magistrati è la campagna che è stata fatta dall'Associazione nazionale magistrati. Nessun attacco ai magistrati», rivendica più avanti Meloni, che esclude la possibilità di andare al voto dopo il referendum. La premier punta anche su nuove norme che limitino l’accesso dei minori alle armi da taglio. Sul fronte della consultazione in programma per la primavera, Meloni si è invece esposta sulla data filtrata nelle ultime ore, confermando il 22 e 23 marzo come date più probabili. Interpellata sulla riforma della legge elettorale, la presidente del Consiglio ha spiegato che spera nella collaborazione delle opposizioni perché dal suo punto di vista si tratta di un disegno che «garantisce una stabilità a chi vince le elezioni». Per quanto riguarda i suoi alleati, Meloni si è detta «fiera». 

Sull'economia, Meloni ha sostenuto che la crisi dell’automotive è «figlia di scelte che lavoro per correggere in Ue». Sull’Ilva, dice la premier, «l’impegno del governo non è mai venuto meno». E in ogni caso, «nessuna proposta con intento predatorio sarà avallata». «Oggettivamente infondate» secondo la premier, le accuse che il governo non sia stato soltanto uno spettatore nel recente risiko bancario: dell’inchiesta in ogni caso la premier «non è preoccupata». Per la crescita da rilanciare al termine del Pnrr, che sta per scadere, Meloni punta su «provvedimenti a cui cerchiamo di dare una strutturalità» dialogando con il mondo degli industriali. 

Meloni è tornata anche sul disastro di Crans-Montana: di fronte alle evidenze sulle presunte responsabilità dei gestori, promette Meloni, bisognerà essere «implacabili», motivo per cui la presidenza del Consiglio si è rivolta all’avvocatura generale dello Stato per seguire da vicino le indagini sulle responsabilità. Un intervento sulla denatalità: per Meloni la questione è «culturale». «Abbiamo scelto di concentrarci sulle mamme lavoratrici perché vogliamo che passi il messaggio che i figli non sono un fardello». 

I temi

L’annuale appuntamento della conferenza stampa generale della presidente del Consiglio cade in un periodo denso di crisi internazionali. Motivo per cui palazzo Chigi ha messo le mani avanti puntando prima dell’appuntamento sulle risorse destinate all’agricoltura: una partita di giro che mette a disposizione dell’Italia 10 miliardi di euro, mettendoli sul conto della spesa sociale e più in generale delle politiche di Coesione, quindi gli investimenti. 

Il contesto internazionale rischia di diventare scivoloso per Meloni anche per quanto riguarda i rapporti con Donald Trump dopo le ultime prese di posizione del presidente americano sulla Groenlandia e l’intervento militare in Venezuela: la premier punta da tempo su un rapporto preferenziale, ma considerata l’aperta ostilità che l’inquilino della Casa bianca dimostra ultimamente nei confronti dell’Europa la sua strategia rischia di diventare un’arma a doppio taglio. 

E poi, la politica interna. La campagna referendaria per l’appuntamento del 22 e 23 marzo, quando si voterà sulla separazione delle carriere dei magistrati, è nei blocchi di partenza e il centrosinistra sta puntando molto sulla politicizzazione della consultazione. Sul risultato del voto aleggia la possibilità di procedere a elezioni anticipate qualora il risultato dovesse essere così favorevole da convincere Meloni a capitalizzare immediatamente. Una decisione che condizionerebbe anche gli alleati di Lega e Forza Italia, desiderosi di cogliere al volo ogni possibilità di scartare che possa aprirsi, ma anche timorosi che il voto possa decimare le loro forze. 

Tema delicato anche l’economia: secondo le ultime stime della Banca d’Italia, la crescita si attesterà al +0,6 per cento. In ogni caso il Pil italiano, come riferito dalle previsioni dell’Ue, sarà nettamente inferiore a quello degli altri partner europei.

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