Passano i giorni, ma la postura del governo italiano sulla sentenza del processo Regeni non cambia. I ministri, specie quello degli Esteri Antonio Tajani, ma anche quello degli Affari europei Tommaso Foti, ma anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno manifestato tutto il loro garantismo, verso l’Egitto, verso i suoi apparati, verso gli agenti egiziani condannati a 10 anni per il sequestro del ricercatore italiano, poi ucciso nel 2016.

Oggi, giovedì 1° ottobre, è tornata a parlare la premier: «Chiaramente siamo di fronte a una sentenza che non è definitiva, ci sono tre gradi di giudizio, all’esito della sentenza ovviamente andrà dato seguito».

I rapporti con l’Egitto

Meloni è intervenuta di nuovo sul processo per la morte di Giulio Regeni a margine dell’inaugurazione del 66esimo Salone nautico internazionale di Genova. E ha commentato sulla possibilità di mandare un segnale forte al Cairo, dopo la sentenza che ha decretato la responsabilità dei servizi egiziani nel rapimento del cittadino italiano. «Io non sono tra coloro che ritengono che per risolvere il problema chiudere i rapporti diplomatici con l’Egitto aiuti, piuttosto crea maggiori difficoltà», ha detto la presidente del Consiglio. Che poi ha puntato il dito altrove: «Segnalo che non è stato questo governo a riaprire i rapporti diplomatici con l’Egitto, è stato il governo Gentiloni. Forse anche chi ci ha preceduto riteneva che la strada diplomatica potesse aiutare».

La richiesta dei genitori

Quella di Meloni è stata una risposta indiretta anche ai genitori di Giulio Regeni, Paola e Claudio, che in questi giorni hanno chiesto dall’Italia un segnale nei confronti dell’Egitto. Una richiesta ribadita anche su Repubblica. «Dopo che è stata ottenuta giustizia, nonostante le sue precedenti “inerzie”, avrebbe l’occasione di riscattarsi, di dimostrare ai cittadini, con un reale moto d’orgoglio, che la dignità di un paese non è negoziabile, e che la nostra democrazia non può essere costantemente essere presa in giro e messa in un angolo dall’arroganza di un regime» hanno detto i due riferendosi al governo italiano.

Le domande dei genitori Regeni sono due: «Reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall’Avvocatura dello Stato e rompere i rapporti con un paese che è lontano dall’essere sicuro, tanto che tortura e uccide anche i cittadini degli Stati amici». Meloni però tira dritta, non vuole ripercussioni sul rapporto con l’Egitto.

L’Italia vuole procedere a fari spenti e non prendere alcuna iniziativa politica di impatto. Una tattica opposta rispetto a quella, per esempio, utilizzata con la Spagna. L’ambito è completamente diverso ma illumina la differenza di postura italiana. A distanza di mesi dai fatti di Ceuta, l’esecutivo italiano ha deciso di prorogare di ulteriori due settimane la sospensione del blocco Schengen con Madrid. Una mossa propagandistica e un messaggio voluto mandare alla Spagna. A conferma che quando si vuole, un segnale – anche solo d’immagine – si può dare.

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