Decine di emendamenti dichiarati inammissibili in commissione Lavoro alla Camera. Ma si discuterà la proposta del deputato salviniano Caparvi, che chiede di annullare i contratti scaduti da oltre 6 anni. Come quello dei giornalisti. M5s: «Attacco a libertà di stampa». Interviene la Fnsi: «Incostituzionale»
Tante parole sulla libertà di informazione, ma alla fine la destra punta al colpo grosso: cancellare il contratto nazionale dei giornalisti per decreto. O meglio con un emendamento. Alla Camera è stato preparato un blitz in piena regola per tendere una mano agli editori sul rinnovo del contratto, al centro di una vertenza da mesi, che attende il rinnovo dal 2016, ormai dieci anni fa. I giornalisti hanno scioperato in tre occasioni, da novembre ad aprile.
Contratto cassato
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante una conferenza stampa, aveva ribadito che il governo era dalla parte dei lavoratori, senza entrare nei dettagli perché non era competenza della politica. Ma la maggioranza va da tutt’altra parte. La Lega, con un emendamento al decreto Lavoro in esame alla Camera, vuole cancellare con un tratto di penna tutti i contratti che non sono stati rinnovati per un periodo superiore ai 6 anni.
Tra questi c’è proprio quello dei giornalisti, insieme a quello della sanità privata e dell’industria turistica (limitatamente ad alcune associazioni datoriali). Un’iniziativa che suona come un regalo alla Fieg, la federazione degli editori, che vanta buoni uffici con il ministero del Lavoro, guidato da Marina Elvira Calderone.
Anche se in questo caso, l’azione viene portata avanti in Parlamento dal partito di Matteo Salvini, che tra le proprie fila ha Antonio Angelucci, deputato ma di professione (anche) editore. La proposta porta infatti la prima firma del deputato leghista, Virginio Caparvi, ed è stata sottoscritta dai due colleghi Arianna Lazzarini e Andrea Giaccone. «Nel caso di aziende che applicano contratti collettivi nazionali che non sono rinnovati per un periodo superiore ai 6 anni, i predetti contratti cessano ogni efficacia e vengono cancellati dall’Archivio dei contratti del Cnel.
Le aziende che applicano il contratto cessato devono adottare entro 90 giorni un diverso contratto collettivo nazionale di lavoro, avuto riguardo al settore e alla categoria produttivi di riferimento, nonché all'attività principale o prevalente esercitata, alla dimensione e alla natura giuridica del datore di lavoro», si legge nel testo dell’emendamento che ha superato la mannaia degli inammissibili.
«L’emendamento della Lega è una mazzata per migliaia di lavoratori, a partire dai giornalisti. Invece di favorire il rinnovo dei Ccnl, maggioranza e governo scelgono di colpire chi già vive una condizione di indebolimento dei diritti», dice a Domani il deputato del Movimento 5 stelle, Davide Aiello.
«È una norma di cui sfugge la ratio, anche alla luce del principio di ultrattività che garantisce continuità alle tutele contrattuali», insiste il parlamentare del M5s, «o forse la ratio è chiarissima: Giorgia Meloni è la presidente del Consiglio che rivendica di non voler parlare con la stampa italiana. Ora - conclude - il suo governo arriva perfino a minarne i diritti fondamentali».
Emendamento salvato
In commissione sono decadute decine e decine di proposte, molte peraltro orientate ad aumentare le risorse per la sicurezza sul lavoro. Niente da fare. Ma questa sui contratti scaduti è finita nel faldone dei testi che saranno esaminati e approvati. In caso di approvazione, dunque, le società editoriali dovrebbero aggiornare entro 3 mesi i contratti, rifacendosi a quelli più affini. Se l’intenzione è quella di sollecitare i rinnovi, l’obiettivo appare sbagliato. Nel caso specifico ci sarebbero condizioni peggiorative per i giornalisti e molto più favorevoli agli editori.
Una misura che sembra cucita su misura a poche categorie, dato che nell’archivio dei contratti, gestito dal Cnel, si contano sulle dita di una mano gli accordi non rinnovati da più di sei anni. Tra questi c’è, appunto, il contratto «per il personale delle rsa e delle altre strutture residenziali e socio-assistenziali», scaduto dal 2015 e che riguarda quasi 400 aziende e oltre 17mila lavoratori, e quello per gli esercizi cinematografici, mai rinnovato dal 2019.
Caparvi ha anche messo nero su bianco un’altra idea: «Le aziende che applicano contratti collettivi nazionali che non sono rinnovati per un periodo superiore ai 36 mesi rispetto alla loro scadenza naturale non possono beneficiare di nessun incentivo o sgravio normativo, fiscale e contributivo a sostegno dell'impresa e dell'occupazione». Dunque, niente sostegni se non ci sono accordi rinnovati.
La nota della Fnsi
Dopo l’articolo di Domani è intervenuta anche la Fnsi. «Verrebbe voglia di non rispondere neppure ad una tale castroneria, ma tant'è. Mentre ovviamente l'auspicio del sindacato è che il Parlamento attivi ogni azione per rafforzare la vacanza contrattuale, faccio notare che pensare di poter privare una categoria del proprio contratto e quindi del diritto di scegliersi l'organizzazione sindacale è 'leggermente' anticostituzionale"», ha detto la segretaria del sindacato, Alessandra Costante. «Non voglio neppure pensare che dietro a questa iniziativa ci sia la mano di qualche editore», ha aggiunto, «Costante oppure di chi vuole azzerare le tutele della libertà di informazione. Evidentemente con il 56° posto nel ranking mondiale sulla libertà di stampa l'Italia non ha ancora toccato il fondo».
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