A Roccaraso è tutto pronto. I diritti civili al centro e sullo sfondo una discussione destinata a incendiare la Lega di Matteo Salvini. La tre giorni “Idee in Movimento” che vede esponenti del Carroccio confrontarsi su nuove idee da portare dentro il partito ha già registrato un pre-match.

Sui diritti civili si scontrano a distanza Francesca Pascale, ex fidanza di Berlusconi da tempo autodeterminatasi “attivista per i diritti civili”, e Rossano Sasso, irrequieto deputato e aspirante portavoce del mondo anti-scelta.

Pascale sarà ospite del dibattito “Tra fine vita, diritti civili e temi etici” insieme a Jacopo Coghe di Pro Vita & Famiglia e il chirurgo plastico, ex di Nancy Brilli, Roy De Vita moderato dal leghista Federico Freni. Mentre Rossano Sasso no, non è stato invitato. Nonostante un’attività parlamentare tutta incentrata contro i diritti delle persone Lgbt, il fine vita, l’aborto.

Così, dal fondo campo, Sasso, area Vannacci, si affida al Foglio: «Sono contro questa svolta fluida». Parla di svolta. Nonostante il dibattito non si presenti proprio così fluido. Roy De Vita è da tempo la voce più ascoltata dal gruppo Pro-Vita, di cui Coghe è portavoce.

Malumori

Ma in filigrana, confermano fonti di via Bellerio, il destinatario di questo dibattito ha l’ombra ingombrante del generale Vannacci che, in un’intervista ai quotidiani del gruppo Nem, non solo non ha escluso l’idea di un proprio partito (idea subito appoggiata sui social dal vannacciano deputato della Lega Edoardo Ziello), ma – dimenticando il galateo tra alleati – l’europarlamentare ha attaccato la presidente Giorgia Meloni su Ucraina, sicurezza, femminicidi: «Sperava che qualcuno mi facesse cambiare idea. Mi addomesticasse».

Non lo hanno addomesticato in effetti. E così da tempo i malumori dell’ala moderata della Lega salgono a ogni uscita del generale. Non bastano più le toppe che il segretario Matteo Salvini tenta di mettere. Il Capitano ha provato a spiegare ai suoi perché Vannacci è necessario nel partito, nonostante i risultati deludenti in Toscana e gli avvertimenti illustri dei presidenti del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. Di questo anche Vannacci ne ha il sentore e vede come fumo negli occhi la presenza di Pascale, liquidata come: «Ventriloqua». E chissà chi è a muovere i fili.

Visibile è il fastidio della base e degli amministratori locali. Mario Conte, sindaco leghista, presidente di Anci Veneto che dal 2018 trascrive i figli delle coppie omogenitoriali («Non ci sono figli di seria A o di Serie B»), ha sempre bollato le posizioni del vicesegretario in mimetica come «anacronistiche e lontane dal sentiment dei cittadini».

C’è poi la spaccatura generazionale sui diritti: emergono le posizioni del segretario di Bergamo Alessandro Carrara e quello di Stezzano Luca Montanelli, che hanno fatto aperture su temi come il matrimonio ugualitario. E infine Armando Siri che al punto quattro del suo decalogo “Manifesto dei tempi nuovi, sulle nuove sfide della politica” parla di famiglie fondate su qualsiasi forma di convivenza basata sull’amore. «Non è accettabile», replica indispettito Sasso.

Los Padanos

Torna alla memoria la Lega degli Novanta, quella dei tempi dei Los Padanos, nome dal retrogusto esotico dove “Los” stava per Libero orientamento sessuale. Tra i fondatori Carlo Manera e Marcello Schiavo.

Manera stesso racconterà nel 2008 di questa esperienza nel libro “Razza Padana” (Adalberto e Trocino, Bur): «C’era una clima laico e di tolleranza nella Lega Nord. La nascita era stata accolta da Roberto Maroni nel 1994, quando era ministro dell’Interno».

Una cinquantina di persone, oggi poche, all’epoca tantissime, in un tempo segnato dall’Aids e dal pregiudizio. Los Padanos partecipava ai Pride, firmava articoli su “La Padania” favorevoli al matrimonio egualitario. Distribuiva volantini con lo slogan «lo stato non deve entrare nelle camere da letto dei propri cittadini». Mentre Franco Fante, senatore leghista dal 1994 al 1996 affermava che, nella Padania secessionista, il matrimonio egualitario sarebbe stato possibile, per garantire la vera libertà dell’individuo.

Un altro mondo, davvero “al contrario” dopo la svolta anti-europeista e tradizionalista di Umberto Bossi e poi quella neo-conservatrice di Salvini. Un passato che sembra vibrare dentro questo scontro interno difficile da contenere. «Vannacci? è una grande risorsa per il partito», continua a ripetere il vice Claudio Durigon, aggiungendo sempre con un filo di veleno «noi una grande risorsa per lui».

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