A un evento aperto agli studenti per promuovere le ragioni del sì, il ministro ha ribadito che la sua collaboratrice non deve dimettersi: «Ha ammesso di avere sbagliato, direi che la cosa dovrebbe finire qui». Il tema della fedeltà non è sfuggito ai cronisti, considerata la strenua difesa di Bartolozzi indagata dalla procura di Roma per false informazioni ai pm sul caso Almasri. E a proposito del referendum, il Guardasigilli ha detto agli studenti «se sbaglio io vado a casa, i magistrati no»
“Semper fidelis”. Sceglie il motto dei Marines americani il ministro della Giustizia Carlo Nordio per difendere la sua capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi, finita al centro delle polemiche per le dichiarazioni scomposte sul referendum («Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione»).
Il Guardasigilli torna a respingere le richieste di dimissioni: «Giusi Bartolozzi è una capa di gabinetto di grandissima esperienza, ha accumulato l'esperienza politica con quella di magistrato, è sempre stata estremamente fedele ed estremamente laboriosa. Quindi le dimissioni si chiedono per ragioni molto più serie di quella che invece può essere stata, come effettivamente è stata, una voce dal sen fuggita».
Dichiarazioni rilasciate alla trasmissione Realpolitik, l’anticipazione è stata diffusa dall’Ansa, e sono state pronunciate a margine di un evento organizzato al cinema Adriano di piazza Cavour, a Roma, dedicato al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati e sulla riforma del Consiglio superiore della magistratura (Csm).
Nordio ha ribadito che il ministero ha già affrontato la questione con una presa di posizione ufficiale. «Abbiamo già fatto un comunicato dove davamo atto di questo errore, la stessa dottoressa ha ammesso di avere sbagliato e si è detto molto rammaricata, direi che la cosa dovrebbe finire qui», ha aggiunto.
La difesa della capa di gabinetto – per altro indagata dalla procura di Roma per false informazioni ai pm per il caso Almasri – arriva dopo settimane segnate dallo scontro tra il ministro e una parte della magistratura. Tra gli episodi più accesi, quando a metà febbraio Nordio aveva evocato, a proposito del Consiglio superiore della magistratura, l’esistenza di un «sistema paramafioso» all’interno dell’organo di autogoverno delle toghe, parole che avevano provocato una bufera politica e giudiziaria. L’Associazione nazionale magistrati aveva accusato il ministro di «offendere le vittime della mafia», le opposizioni avevano chiesto chiarimenti in Parlamento. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein e il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte avevano protestato per le parole «gravissime» e Nordio aveva respinto «l’indignazione scomposta».
Uno scontro che aveva portato il Capo dello Stato a presiedere – in via del tutto eccezionale nella storia della Repubblica – una riunione ordinaria del Csm. Mattarella in quell’occasione aveva richiamato la necessità «di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l'intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione».
«Io se sbaglio vado a casa»
È in questo clima già carico di tensione che il ministro si è presentato all’iniziativa sul referendum al cinema Adriano. L’evento, apertamente schierato a favore del “sì”, ha visto la partecipazione di studenti universitari riuniti sotto la sigla “Giovani per il sì”, provenienti in particolare dalla Sapienza e dall’università Roma Tre.
Durante l’incontro gli studenti hanno mostrato uno striscione con lo slogan “Sarà per sempre sì”, continuando a trascinare la canzone con cui Sal Da Vinci ha vinto l’ultimo festival di Sanremo nell’agone politico.
Intervistato dalla giornalista Hoara Borselli davanti alla platea di universitari, Nordio ha mostrato grande sicurezza sull’esito della consultazione referendaria. Più volte ha parlato della vittoria del “sì” come di un passaggio destinato a realizzarsi, introducendo diversi passaggi del suo ragionamento con espressioni come «quando vincerà il sì» e «quando passerà il sì».
Nel corso dell’incontro il ministro è tornato anche su uno dei suoi cavalli di battaglia, il tema della responsabilità dei magistrati. Nordio ha sostenuto che oggi i giudici godono di «una grande impunità», arrivando a dire che ne hanno «più del Papa», e che se sbagliano possono arrivare «a rovinare la vita di una persona». «Io se sbaglio vado a casa», ha aggiunto.
Letta nel contesto della campagna referendaria, questa affermazione nasconde una promessa? Intanto, nella difesa della sua capa di gabinetto, Nordio sembra evocare implicitamente un’altra regola non scritta della stagione politica: più che la competenza e il bene del paese, è la fedeltà al capo a contare.
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