Lo stratega che ha rivoluzionato il racconto politico del sindaco di New York spiega come sono riusciti a costruire una narrazione alternativa al trumpismo partendo da tre proposte concrete: congelamento degli affitti, autobus gratuiti e assistenza all'infanzia universale
«Bisogna trovare dei modi per lottare su questioni a cui tutti possano partecipare, dalla classe operaia, alla classe media italiana e alle persone migranti. Per creare politiche di sinistra, dobbiamo creare un linguaggio comune».
Il messaggio che arriva da New York, anche per la comunicazione politica del centrosinistra italiano, è chiaro. A dirlo è uno dei fautori di una delle campagne elettorali più rivoluzionarie degli ultimi tempi. Quella che ha portato all’elezione del primo sindaco musulmano e socialista democratico nella storia di New York.
Anthony Di Mieri, regista e cofondatore di Melted Solids, l’agenzia di comunicazione che ha curato la campagna elettorale video di Zohran Mamdani, ha raccontato a Claim – su Domani pubblichiamo un estratto esclusivo dell’intervista – come sono riusciti a costruire una narrazione alternativa al trumpismo partendo da tre proposte concrete: congelamento degli affitti, autobus gratuiti e assistenza all'infanzia universale.
La Grande Mela è diventata un laboratorio politico, con una campagna crossmediale che ha abbattuto la distanza tra il candidato e un elettorato di oltre 5 milioni di persone. Secondo molti, Mamdani non ha convinto solo gli elettori, ma anche l’algoritmo.
Il diritto alla casa è sempre di più nel dibattito politico. In campagna elettorale Mamdani si era tuffato nell’acqua ghiacciata dell’Atlantico per parlare della proposta di congelare il prezzo degli affitti. Ci racconta il dietro le quinte di quel video?
Durante un primo incontro Zohran mi aveva riferito che uno dei temi centrali avrebbe riguardato il congelamento degli affitti. La mia prima idea per la campagna è stata quella di fargli fare un tuffo nell’acqua gelida. Ho pensato: quale evento in calendario rimanda alla sensazione di congelamento? Il tuffo gelido di capodanno è nell’immaginario comune dei newyorkesi. In generale, questo approccio è stato essenziale per il suo successo sui social. Quando ti poni come media, è importante essere radicati nella città, i tuoi canali devono rappresentarla, essere connessi alla sua cultura, alla sua fisicità e geografia. In quel caso, il direttore della comunicazione, Andrew Epstein, ha girato il video con un iPhone dopo che avevamo scritto la sceneggiatura. Il primo dell’anno sono usciti loro due, credo abbiano comprato un completo da dieci dollari in un negozio dell’usato, e hanno girato il video.
Oggi come si resta autentici sui social, non piegando il proprio messaggio alle logiche dell’algoritmo? Un politico deve diventare “memabile”?
Non tutti i politici devono diventare un meme, non penso sia essenziale. Certo in molti casi i meme spingono le persone all'azione collettiva, aggregando, e possono aiutare. Penso, invece, che al momento si stia commettendo un errore. I politici stanno confondendo la visibilità sui social media con quello che devono fare. Bisogna chiedersi: «Cosa sto rendendo visibile?». Non c’è bisogno di dire quotidianamente «eccomi, sono qui», piuttosto pensare a cosa voglio comunicare con quell’aggiornamento. Un politico non deve trasformarsi in un vlogger, altrimenti tutti i nostri feed sarebbero saturi, diventeremmo stufi dei media politici senza prestare attenzione a nulla. Questo diventerebbe un problema anche per le nostre democrazie. Un buon contenuto è quello che ottiene l’effetto desiderato e porta le persone a condividerlo.
Lei è stato ospite in Senato di alcuni parlamentari del Pd, che idea si è fatto della comunicazione politica a sinistra in Italia? Come si convince un elettorato sfiduciato?
Un aspetto da recuperare, a mio parere, è l’efficienza. Per vincere serve essere efficienti, con un programma semplice ma incisivo. La sinistra può usare il governo in modo efficiente partendo dal sostenere le piccole imprese. Questo è ciò che Zohran sta facendo bene, con uno spirito imprenditoriale da una prospettiva di sinistra. Ingenti risorse governative finiscono a sostegno di grandi imprese e banche, perché non usiamo il governo per aiutare le piccole attività? Ad esempio, negli Usa c’è un grande dibattito sul tassare il patrimonio dei miliardari e quello della Silicon Valley, dato che la nostra ricchezza deriva principalmente dalla tecnologia. Ci sono più metodi per ridistribuire determinati aspetti dell’economia italiana in modo da creare programmi di miglioramento universale. Bisogna trovare dei modi per lottare su questioni a cui tutti possano partecipare, dalla classe operaia, alla classe media italiana e le persone migranti. Altrimenti vince il “dividi et impera”: non vuoi che coloro che opprimi parlino una lingua comune. Per creare politiche di sinistra, dobbiamo creare un linguaggio comune.
Anche dando più spazio alle nuove generazioni nei luoghi decisionali?
Sì, il messaggio deve essere intergenerazionale. Le nuove generazioni devono avere un ruolo di indirizzo, una voce che forse non hanno mai avuto nella storia per definire sé stessi. Una politica non tradizionale, che sfida le strutture di potere e sfrutta ogni opportunità per diffondere il proprio messaggio. Se la sinistra vuole vincere deve andare incontro all’energia politica giovanile dove sta già crescendo in modo organico. Le leadership devono dare prova di umiltà e far spazio a nuove voci, lasciare che siano i giovani a guidare e amplificare le voci online. In modo che la cultura giovanile non sia scollegata da quella politica, ma costruisca un ponte. Al tempo stesso, è importante non perdere il contatto con la propria storia, personale e non solo, ma anche con le generazioni più anziane.
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