«Storico» ha scritto lapidario su X Javier Milei, il presidente argentino ultraliberista. La riforma del lavoro – perno centrale delle politiche di deregolamentazione economica del partito La Libertad Avanza (La Libertad Avanza), la prima forza politica in Argentina – è stata approvata al Senato e ora passerà all'esame della Camera dei deputati. Si tratta di una vittoria significativa per Milei e per la sua squadra di governo che dal 2023 – anno dell'insediamento de “El Loco” alla Casa Rosada – mira a liberalizzare il mercato occupazionale, picconando lo stato sociale argentino. 

Dopo l'approvazione alla camera alta con 42 voti favorevoli e 30 contrari, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza nelle scorse ore a Buenos Aires davanti al parlamento per manifestare contro la riforma. La ministra della Sicurezza, Alejandra Monteoliva, ha riferito dell'arresto di circa settanta persone con l'accusa di aver aggredito gli agenti e aver causati diversi problemi di ordine pubblico: «Nell'Argentina di oggi – ha detto Monteoliva - i gruppi violenti ed estorsori non hanno posto. Commettono i crimini e li pagano».

LA RIFORMA

L'intervento di «modernizzazione del lavoro», così come è stata presentata da Milei all'opinione pubblica, non ha avuto un iter semplice. Doveva infatti essere approvato a fine 2025 ma la sua discussione era stata poi posticipata a febbraio per la netta opposizione dei sindacati che hanno tacciato il disegno di legge presentato inizialmente da Milei l'11 dicembre come una controriforma «scritta negli studi legali dei grandi gruppi imprenditoriali».

Mentre Jorge Sola, co-segretario generale della Confederación General del Trabajo (Cgt) aveva sostenuto la propria «categorica contrarietà a ogni singolo punto messo in essere da questo disegno di legge di riforma del lavoro».

Dopo l'approvazione del testo in Senato, la base politica del partito di Milei ha festeggiato. Una postura che sembra stridere, e di molto, con il sentire di quello che rimane della classe media argentina. La riforma, infatti, allunga la giornata lavorativa, taglia le tutele contrattuali, interviene negativamente sulle pensioni ed erode il diritto di sciopero.

Con questa riforma il periodo di prova passa da 3 a 6 mesi (anche fino a 10 mesi per le piccole e medie imprese). Cambia la base di calcolo per le indennità che escluderanno l'Aguinaldo (la tredicesima), bonus e straordinari. L'orario di lavoro viene esteso da 8 a 12 ore. Mentre il diritto di sciopero subisce uno stravolgimento con l'introduzione della nuova regolamentazione dei cosiddetti servizi essenziali, ovvero l'obbligo di garantire un livello minimo di personale tra il 50 e il 75 per cento in settori economici estremamente diversi.

Ma non solo: le due anime della Central de Trabajadores de Argentina (CTA-A e CTA-T) hanno anche sottolineato come questa riforma indebolisca le tutele e le garanzie dei lavoratori.

Uno dei colpi più duri presenti nella riforma riguarda l'introduzione di un meccanismo di facilitazione per i licenziamenti. Se prima il sistema di indennità fissa era a carico esclusivo delle singole aziende, ora viene invece introdotto un sistema simil-assicurativo conosciuto come modello Uocra. Si tratta di un fondo di cessazione lavorativa in cui le aziende ricorrono a un accantonamento mensile versato dal datore di lavoro (una percentuale del salario lordo dell'8 per cento per il primo anno e del 3 per cento successivamente) in un fondo gestito da enti terzi o assicurazioni. In questo modo, in caso di licenziamento, dimissioni o pensionamento il lavoratore può riscattare la somma accumulata più gli interessi.

Per i sindacati argentini, la riforma riduce i contributi mensili di previdenza sociale da parte dei datori di lavoro di tre punti percentuale, passando dal 20,4 al 17,4 per cento.

Tuttavia, la coalizione di destra sostiene che questa riforma possa invece dare una stabilità macroeconomica al paese albiceleste, regolarizzando le migliaia di lavoratori in nero e riducendo la disoccupazione.

IL QUADRO ECONOMICO

Prima di Milei, l'Argentina non godeva certo di una situazione economica florida, anzi. Dopo l'ultima grande crisi finanziaria di inizio anni duemila, Buenos Aires si è ritrovata con una moneta “di carta” scevra di potere d'acquisto per via di un'inflazione impazzita. E così la motosega di Milei si è issata sul peronismo come matrice ideologica di uno stato sociale corrotto ed eccessivamente burocratizzato.

Per questo che – tra i più disparati aspetti dell'agenda ultraliberista, tra cui tagli mirati e contrazioni dei diritti – l'aspetto economico è la chiave di volta dell'arco politico di Milei. La riforma infatti arriva in un momento strategico, in cui la coalizione di destra può forzare la mano sul suo programma.

Dopo l'accordo sui dazi con il suo stretto alleato, Donald Trump, e la partecipazione in pompa magna alla firma per la nascita del Board of Peace durante il Forum economico di Davos, Milei può capitalizzare la vittoria a ottobre delle elezioni di midterm, insieme al rallentamento dell’inflazione – ai minimi dopo il picco del 300 per cento registrato nel 2024 – e una parziale stabilizzazione del livello di produttività: nel 2025 il tasso di povertà è sceso al 31,6 per cento rispetto al 41 per cento di fine 2023. Anche se la povertà strutturale rimane comunque molto alta, Milei può, secondo diversi analisti, affondare il colpo nell'implementazione del suo piano di riduzione a livelli marginali della presenza dello Stato nella vita dei cittadini.

Per questo, la riforma del lavoro rappresenta un tassello fondamentale all'interno «piano motosega» del leader argentino. Il ministro della Deregolamentazione e della Trasformazione, Federico Sturzenegger, ha commentato: «È difficile esprimere a parole cosa rappresenta la parziale approvazione del Senato odierna». Sturzenegger è l'uomo dietro al piano di destrutturazione burocratica dello stato argentino: ex presidente della Banca Centrale e del Banco Ciudad, l'attuale ministro argentino è l'accademico dietro il liberismo radicale di Milei. Il «Deep Chainsaw» si basa sul Decreto di Necessità e Urgenza (Dnu) e della Ley Bases per ridurre la spesa pubblica. Tutte misure economiche riferibili al pensiero economico di Sturzenegger.

Il tassello

La riforma del lavoro appena approvata al Senato è un tassello fondamentale nell'applicazione delle Ley de Bases y Puntos de Partida para la Libertad de los Argentinos. Deregolamentazione, privatizzazione e mercato del lavoro flessibile.

Ma c'è una parte della società argentina – composta da sindacati, studenti, associazioni e lavoratori precari – che ricorda, scendendo ostinatamente in piazza, che l'Argentina ha perso circa 300mila posti di lavoro dal 2024 a oggi. La motosega di Milei per ora sembra tagliare solo i posti di lavoro al grido «Afuera!».

Le proteste

Dopo l’approvazione al Senato, sindacati e organizzazioni sociali hanno indetto una manifestazione generale contro l’approvazione della riforma che in quel momento era ancora in discussione alla camera alta con una seduta fiume.

Il corteo, partito da Plaza de Mayo, è arrivato successivamente davanti al Congresso dove era stato attivato dal parte del ministero della Sicurezza il protocollo anti-blocco. «La patria non è in vendita» e «La fame non è un privilegio» sono state gli slogan che hanno accompagnato la protesta. Il governo invece ha parlato di «violenza organizzata», banalizzando le istanze promosse dalla manifestazione. 

Lo stesso protocollo anti-proteste era stato attivato quasi un anno fa, a marzo, durante la manifestazione dei pensionati contro i tagli del governo Milei che aveva portato a 100 arresti e 20 feriti, tra cui il fotografo Pablo Grillo. Colpito da un fumogeno sparato ad altezza uomo, Grillo è uscito solo dopo otto mesi dalla terapia intensiva. 

Per quanto Milei dipinga il proprio esecutivo come solido e popolare, fuori da Casa Rosada le strade ribollono di rabbia mentre la repressione poliziesca monta. Diventando sempre più l’unico strumento di contatto tra il nuovo stato ultraliberista e alcune classi sociali. 

 

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