Kiev – Papa Leone ha telefonato al presidente russo, Vladimir Putin, e ha chiesto una tregua umanitaria per consentire la consegna di aiuti e l’evacuazione degli abitanti di Oleshky, una città sotto controllo russo non lontana dal fronte. Il papa, che si trova al policlinico Gemelli dove gli è stato asportato un nodulo polmonare, ha detto che il Vaticano continua a lavorare «per il dialogo per la pace». Putin, scrive il Cremlino, ha espresso sostegno all’idea e ha detto di essere pronto a «organizzare la consegna di beni di prima necessità», ma ha anche illustrato quelle che secondo lui sono le «responsabilità del regime di Kiev per la difficile situazione umanitaria nell’area».

Si trattato del secondo colloquio tra i due, dopo la telefonata del giugno 2025, a un mese dall’ultimo conclave. Oleshky, che prima della guerra aveva 24mila abitanti, si trova a poca distanza dal fiume Dnipro, nella regione di Kherson occupata dai russi fin dai primi giorni di guerra. Negli ultimi mesi è divenuta celebre per le denunce delle autorità ucraine e dei media sulla difficile condizione dei suoi abitanti, isolati dai campi minati e praticamente privi di cibo e medicinali ormai da mesi.

Mosca plaude a Donald

Mentre il papa chiede a Putin di concedere una tregua locale che fino a ora i russi hanno sempre respinto, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, se la prende di nuovo con Volodymyr Zelensky per non voler cedere alle richieste di Mosca.

Intervistato sulla rete Newsmax, Trump ha definito «una vergogna» la decisione ucraina di colpire le raffinerie russe: «Ci sono molti obiettivi che si possono colpire, ma quando si spara alle raffinerie di diesel dove si produce gasolio, e ne abbiamo bisogno, e ne ha bisogno il mondo, allora non si sta rendendo un buon servizio al mondo».

Secondo Trump, Zelensky non è «una persona con cui è facile avere a che fare. Non sono un suo grande fan. Penso che sia più difficile avere a che fare con lui che con Putin». Infine, lo ha paragonato al fondatore del circo Barnum, per la sua capacità di ottenere aiuti dalla precedente amministrazione americana.

Mosca, ovviamente, ha gradito molto. «È evidente che Zelensky non vuole assumersi responsabilità né muoversi verso una risoluzione pacifica», ha commentato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. «Sotto questo aspetto, siamo perfettamente d’accordo con il presidente Trump». A chi gli chiedeva se si potesse comunque discutere di pace escludendo Kiev, Peskov ha però dato una risposta netta: «A prescindere da qualsiasi eventuale desiderio in tal senso, è impossibile discutere di alcunché senza l’attuale leadership ucraina».

Il ministero degli Esteri russo si è invece occupato dell’Italia, con la portavoce Maria Zakharova che ha attaccato il governo di Roma, accusandolo di non opporsi alle «richieste dei suoi padroni a Bruxelles e in altre capitali di intraprendere azioni russofobiche che sono contrarie agli interessi del suo popolo», mentre quegli italiani «stanchi dell’imposizione della russofobia vedono come non sia loro nemmeno permesso di esprimere la propria opinione in merito».

L’ordine di Washington

Se il Cremlino osserva che è difficile fare completamente a meno del dialogo con gli ucraini, anche Trump sembra essersi accorto che può bullizzare Zelensky quanto vuole, ma che per il resto non può agire liberamente come vorrebbe. Nonostante le tensioni altissime con Kiev, infatti, Trump non sembra ancora pronto a mettere in atto la sua minaccia di interrompere ogni collaborazione con l’Ucraina.

I problemi che si sono verificati all’inizio di questa settimana con la versione di Starlink usata dai militari ucraini sembrano essere in gran parte scomparsi. Ci sono ancora dubbi su chi abbia esattamente ordinato la parziale interruzione del servizio: secondo fonti dell’agenzia Reuters, l’ordine sarebbe arrivato da funzionari della Casa Bianca.

A tenere almeno parzialmente legate le mani di Trump sembra essere una fazione pro Ucraina (o almeno antirussa), presente nell’amministrazione e soprattutto al Senato, che prende sempre più coraggio man mano che il presidente appare in difficoltà.

Già mezza dozzina di senatori repubblicani ha espresso dubbi sull’allentamento delle sanzioni alla Russia, mentre un altro gruppo ha pubblicato sul Wall Street Journal una proposta per offrire all’Ucraina una più ampia copertura Starlink, in grado di aiutare anche gli attacchi in Russia, come ricompensa per lo stop agli attacchi contro le raffinerie.

I russi intanto continuano a bombardare l’Ucraina. Kiev è stata presa di mira da un nuovo attacco, durato gran parte della notte, che ha imposto blackout di emergenza in varie parti della città. Nelle ultime 48 ore, l’aviazione russa sembra essersi concentrata sull’Ucraina occidentale, la parte del paese più lontana dalla linea del fronte e in gran parte risparmiata dagli attacchi. La città di Lutsk, in particolare, è stata colpita più volte in questi giorni. Mercoledì, sei persone sono morte nell’attacco a un centro commerciale, mentre un bombardamento ha ucciso una persona e lasciato l’intera città senza luce. Le riparazioni richiederanno almeno 24 ore. Altre due persone sono state uccise in un attacco aereo a Kharkiv, nella parte orientale del paese.

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