Le forze speciali Usa arrestano per narcotraffico il caudillo e la moglie. Bombardato il parlamento e il mausoleo di Chavez: morti militari e civili. Trump: «Amministreremo noi la transizione e ci prendiamo il petrolio»
«Governeremo il paese» dopo la deposizione di Nicolas Maduro fino a quando ci saranno le condizioni per una «transizione sicura, adeguata e giudiziosa», ha detto Donald Trump, illustrando la gigantesca operazione militare con cui il dittatore venezuelano e la moglie, Cilia Flores, sono stati catturati e presto arriveranno negli Stati Uniti.
Trump ha messo l’operazione nella lista delle azioni memorabili condotte dai suoi governi per eliminare i nemici dell’America: il generale iraniano Qassem Soleimani, il leader dell’Isis Abu Bakr al Baghdadi e i missili bunker buster con cui l’America ha assistito Israele nell’«obliterare» i siti nucleari dell’Iran.
Nessuna di queste operazioni, tuttavia, aveva prodotto un regime change. Trump non ha cercato di rappresentare quello che è successo in un modo diverso: ha spiegato che Maduro ha rifiutato «generose offerte» di resa e che nessuno degli uomini a lui fedeli avrà il compito di traghettare il paese, prerogativa che spetta per il momento agli Stati Uniti nel nome della difesa dal narcoterrorismo, dai furti petroliferi e dalle generali violazioni dell’interesse di Washington, che ha il dovere di dominare nell’emisfero occidentale.
È questo il senso del “corollario Trump” della dottrina Monroe, così come articolata nell’ultima Strategia per la sicurezza nazionale.
Quali organi e funzionari gestiranno la transizione, in che modo si svolgerà e fino a quando sono dettagli che il presidente non ha specificato. Quello che ha specificato è che presto «le compagnie petrolifere americane entreranno nel paese» per «sistemare le infrastrutture e iniziare a fare soldi»: evidentemente loro ruolo sarà centrale in questa fase delicatissima e piena di incognite.
Non avrà un ruolo in questa fase la leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace, Maria Corina Machado, che ieri ha fatto un appello all’unità del paese. «Machado non ha il sostegno interno per guidare il Venezuela», ha detto Trump.
Cambia la storia
Nel giro di una notte, Trump ha cambiato la storia. Maduro e la moglie sono stati catturati dopo una complessa operazione militare fatta di attacchi aerei e raid delle forze speciali in diversi punti nevralgici di Caracas e in altre aree del paese, secondo uno schema militare pronto all’esecuzione dall’inizio di dicembre.
Il dittatore è stato localizzato e catturato grazie a una fonte della Cia nel governo venezuelano che ha monitorato e riferito i suoi spostamenti negli ultimi giorni. Lo scorso agosto gli Stati Uniti avevano aumentato a 50 milioni di dollari la ricompensa per chi avesse dato informazioni per catturare il presidente, incriminato negli Stati Uniti in un tribunale federale di New York per traffico di droga e armi.
Trump ha seguito in diretta l’operazione con cui gli agenti della Delta Force hanno scovato il dittatore. Maduro e la moglie sono stati poi portati sulla portaerei statunitense Iwo Jima e sono sulla rotta verso New York. Trump ha pubblicato sul social Truth una fotografia del prigioniero ammanettato e bendato sulla nave da guerra, che potrebbe fare scalo nella base americana di Guantanamo prima di approdare negli Stati Uniti.
È a New York che il presidente deposto con la forza comparirà –probabilmente domani – per «affrontare tutta la furia della giustizia americana», come ha detto la procuratrice generale, Pam Bondi. La giustizia americana ha prodotto una nuova incriminazione, simile a un’altra emessa nel 2020, e l’operazione è stata condotta in modo da avere una parvenza di legittimità legale.
Tecnicamente, sono stati le autorità giudiziarie, con il supporto dell’esercito, ad arrestare quello che il segretario di Stato, Marco Rubio, ha definito un «fuggitivo», cercando di presentare come un’operazione di polizia quello che Trump non ha invece esitato a descrivere come un’operazione di guerra. In ogni caso, il Congresso non è stato consultato né avvertito prima di procedere.
L’operazione condotta dagli Stati Uniti non sembra aver colpito gli altri membri più in vista della cerchia di Maduro. Diversi ministri del governo venezuelano hanno scritto o sono comparsi sulla televisione di stato o sui social media per condannare l’attacco, e fra questi c’è anche la vicepresidente Delcy Rodríguez, la seconda in linea per la successione. Secondo alcune voci, durante il raid Rodríguez era in Russia, uno dei grandi sponsor del regime. A dimostrazione che si trova in Venezuela, Rodríguez si è presentata in tv: «Il popolo venezuelano ama il suo paese ed è indignato per quello che è stato un rapimento illegale del presidente Maduro».
Nessuna sorpresa
L’attacco non è arrivato del tutto a sorpresa: è il culmine di un’attività militare durata mesi. Washington ha colpito una serie di navi venezuelane accusate di trasportare droga e recentemente ha attaccato anche strutture portuali legate al narcotraffico. Negli ultimi mesi ha radunato un’imponente forza militare nei caraibi e in parallelo, ha detto ieri Trump, ha iniziato un negoziato segreto con il regime per cercare una soluzione concordata. Evidentemente la trattativa non è andata a buon fine.
I pochi dispiaciuti della caduta di Maduro si trovano principalmente a Mosca e Pechino. Il dittatore ha per molti versi portato a un livello più brutale il regime repressivo e illiberale del suo padre politico, Hugo Chavez, e anche l’Onu in un recente report ha documentato oltre un decennio di sistematiche torture, uccisioni, violenze sessuali e detenzioni di avversari politici. La farsa elettorale del 2024, respinta da tutti paesi occidentali, è stato solo l’ultimo affronto.
Allo stesso tempo, il presidente dell’America First e del disimpegno americano, quello che davanti alle monarchie del Golfo ha castigato i neocon che hanno fatto disastri con il pretesto di esportare la democrazia, si avventura in un’azione di regime change eseguito con la forza militare, pratica americana foriera di una lunga serie di disastri nel secolo scorso e in quello presente.
E lo fa con l’opinione contraria di una parte sempre più irrequieta del suo partito. Diversi deputati e senatori repubblicani, fra cui Rand Paul, Lisa Murkowski, Don Bacon e Thomas Massie, si sono espressi negativamente su una decisione che rischia di rinvigorire quell’eredità avventurista che Trump aveva promesso di seppellire definitivamente.
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