Tra il 15 settembre e il 15 ottobre a Torino si voterà per le elezioni comunali per scegliere il nuovo sindaco. 

Chiara Appendino, la sindaca uscente del Movimento 5 Stelle che aveva vinto a sorpresa 5 anni fa, non si ricandiderà a causa di due condanna in primo grado, il suo partito è nel caos e la sua candidata sindaca, Valentina Sganga, è all’inseguimento dei rivali.

Il ruolo di favorito spetta quindi all’imprenditore Paolo Damilano, candidato del centrodestra, inseguito da vicino da Stefano Lorusso, ex assessore del Pd candidato con il centrosinistra.

La sindaca uscente

Nel 2016, Chiara Appendino, 37 anni, aveva vinto a sorpresa le elezioni comunali con un messaggio netto e conflittuale: la città, sosteneva, era divisa tra un centro benestante rappresentato dal centrosinistra che governava da sempre e una periferie abbandonata.

Una volta eletta, però, ha governato in modo pragmatico e sostanzialmente in linea con i suoi predecessori. Ha dato la priorità al ripianamento del debito, si è concentrata sulla vendita del patrimonio pubblico, sul taglio dei servizi e sull’organizzazione di grandi eventi.

La continuità con il passato è stata mantenuta anche simbolicamente con la stretta collaborazione stabilita da Appendino con Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino e fino al 2019 presidente Pd della regione Piemonte.

La ricandidatura di Appendino è stata bloccata da due condanne in primo grado. Una per falso ideologico in una complicata vicenda di debiti comunali e una a 18 mesi per l’incidente di piazza San Carlo, quando tre persone sono rimaste uccise in un calca durante la proiezione pubblica di una partita di calcio.

In base allo statuto del Movimento, queste due condanna le impediscono la ricandidatura. La leadership del Movimento 5 Stelle le ha chiesto più volte di ripensarci, ma Appendino è rimasta ferma nella sua decisione di rispettare lo statuto senza chiedere deroghe.

Il Movimento lacerato

Il ritiro della candidatura di Appendino e lo scontro esploso all’inizio dell’estate tra Beppe Grillo e il leader in pectore Giuseppe Conte hanno gettato il Movimento torinese nel caos. Due nomi sono emersi come possibili successori di Appendino: Valentina Sganga e Andrea Russi.

La vittoria nelle primarie online del Movimento è andata alla prima. Sganga, 35 anni, è capogruppo del M5s in consiglio comunale, ha un orientamento di sinistra ed è aperta all’idea di sostenere il candidato di centrosinistra almeno al secondo turno.

II rivale sconfitto, Russi, 38 anni, è più vicino alla destra, ha buoni rapporti con gli ambulanti e con alcune figure dei “gilet gialli” italiani. Russi era sostenuto da Laura Castelli, viceministro dell’Economia e dalla stessa Appendino.

La vittoria di Sganga però ha fatto poco per aumentare le chance di vittoria del Movimento in città. Alle votazioni online hanno partecipato appena 700 persone, una chiara dimostrazione di quanto gli attivisti cittadini siano disillusi dal partito.

Per il momento, Sganga segue le orme della sindaca uscente, soprattutto per quanto riguarda le politiche dei grandi eventi. A proposito degli Atp di tennis, un prestigioso torneo che si disputerà a Torino a novembre, ha invitato tutti i torinesi a vaccinarsi per permettere all’evento di svolgersi senza problemi. «Chi si oppone agli Atp si oppone al lavoro», ha detto.

Si tratta di una dichiarazione significativa per una candidata sindaca di una città dove i contrari al vaccino sono storicamente molto forti e dove, per lungo tempo, hanno votato soprattutto il suo partito.

Damilano, il tranquillo imprenditore

Nessun problema del genere nel centrodestra, dove l’imprenditore Paolo Damilano è riuscito a imporsi come candidato della coalizione Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia dopo un anno di sapiente campagna elettorale.

Nato nel 1965, attivo nel settore dell'acqua e della ristorazione (Valmora è il marchio più noto a Torino, e non solo, a lui riconducibile). È Presidente di Film Commission Piemonte nonché del Museo Nazionale del Cinema, uno dei gioielli della nuova Torino.

Anche se è dato in “quota” Lega, Damilano è un moderato con un programma molto simile a quello del centrosinistra, con qualche accenno in più ai temi della sicurezza e in meno su diritti e accoglienza, ma i toni più grevi li lascia ai suoi alleati di coalizione.

Il suo obiettivo è vincere al primo turno e diventare il primo sindaco di centrodestra della città da oltre 30 anni a questa parte. Ma visti gli attuali sondaggi, un’immediata e netta vittoria sembra complicata e lo scenario più probabile è un ballottaggio con il candidato del centrosinistra.

Lo Russo, il competente

Per riprendere la guida della città il centrosinistra ha scelto con le primarie Stefano Lo Russo, 45 anni, docente del Politecnico di Torino e assessore all’urbanista del sindaco Pd Piero Fassino. È nato e vive a Santa Rita, un quartiere di impiegati Fiat e piccoli commercianti, della cui cultura moderata è un ottimo rappresentate.

Descritto come mite, riservato e soprattutto competente, Lo Russo è una figura che piace molto nel partito e all’élite cittadine. Per questa ragione è stato accusato di essere il candidato dei “signori delle tessere” che controllano il Pd cittadino. Proviene da ambienti cattolici e soprattutto sui temi della sicurezza viene accusato di avere posizioni di destra.

In città, Lo Russo è uno dei più acerrimi rivali di Appendino. Nel 2018 fu lui a fare l’esposto che ha poi portato alla condanna della sindaca nel processo Ream.

Inizialmente, Appendino aveva sondato alcune figure per ipotizzare un percorso unitario con il centrosinistra, ma il partito torinese ha rifiutato le offerte e respinto le richieste di compromesso con il Movimento che arrivavano dai vertici Pd di Roma.

Le primarie del 13 giugno sono state un mezzo fallimento, con appena 12mila votanti e lo Russo ha battuto di poco il suo rivale di sinistra, Francesco Tresso. La sua coalizione comprende Sinistra Italiana, i Verdi, alcune liste locali, ed è in trattativa con Italia viva e Azione. Il suo programma è simile a quello di Damilano e come lui è favorevole alla Torino-Lione, ma senza entusiasmo.

La sua strategia è arrivare al ballottaggio, dove confida di ricevere i voti del Movimento 5 Stelle in funzione anti destra anche senza l’appoggio esplicito di Appendino.

La città

Torino è una città dove i problemi causati dalla trasformazione da città industriale a città del terziario sono ancora centrali per la politica cittadina. Se gli impianti Fiat una volta occupavano fino a 70mila persone, oggi la loro forza lavoro è ridotta a meno di un quarto.

L’emorragia occupazionale è stata tamponata dagli investimenti in infrastrutture, dai grandi eventi e dalla rinascita di Torino come città d’arte e di turismo. L’occupazione generata, però, è di solito precaria e poco pagate.

Le periferie si sono così riempite di figli di operai senza grandi prospettive occupazionali a lungo termine, spesso impegnati in una guerra tra poveri con stranieri e immigrati che vivono negli stessi quartieri, sopravvivendo grazie al piccolo commercio o lavorando nei settori dei servizi alla persona.

Alla città, rimane una massiccia rendita interna maturata negli anni del boom industriale che alimenta il consumo di sussistenza. C’è poi la rendita esterna, generata dai circa 50mila studenti fuori sede che frequentano l’università di Torino.

Il prezzo medio di una camera a Torino per uno studente è pari a 350 euro: un costo modesto che, unito alla qualità dell'offerta formativa – tra tutti il Politecnico di Torino che vanta migliaia di studenti in arrivo da tutto il mondo – rende molto attrattiva la città. Tale condizione è stata anch'essa colpita duramente dalla crisi sanitaria che ha disseccato un massiccio flusso di capitale in arrivo da tutto il mondo.

In questo contesto, la politica sostanzialmente priva di risorse non ha grandi ricette da proporre. E questo si ritrova nella campagna elettorale per le amministrative. Per il momento, non si vede nessuna proposta netta e sulle poche in campo (dalla fabbrica di batterie che dovrebbe essere installata a Mirafiori fino alle candidature per vari eventi internazionali) l’unanimità tra candidati è pressoche totale.

Sondaggi

L’ultimo sondaggio pubblico che riguarda Torino è stato realizzato da Swg a metà luglio. Damilano viene dato in vantaggio con una forbice che va dal 42 al 46 per cento. Lo Russo è ad appena un punto di distanza, con una forbice che va da 41 a 45. Sganga invece è lontanissima e data tra il 4 e il 10 per cento.

Il precedente sondaggio, realizzato da Bidimedia, risale alla fine dello scorso maggio, prima che venissero scelti i candidati di centrosinistra e Movimento 5 Stelle. Damilano veniva indicato in testa, con poco più del 40 per cento dei voti, ma un generico candidato di centrosinistra veniva dato a breve distanza, al 38 per cento. Il candidato del Movimento veniva dato a un rispettabile 12 per cento: sulla carta, abbastanza da assicurare una vittoria al ballottaggio in caso di alleanza. 

Possibili date

La data finale delle comunali non è ancora stata fissata, ma in base alla legge dovranno tenersi tra il 15 settembre e il 15 ottobre. Tra le date ipotizzate al momento, la più probabile è il 10 ottobre.

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