Il meeting di Roma promette spettacolo. L’ingrediente principale sarà la sfida sui 100 metri tra lo statunitense, campione olimpico in carica, e l’italiano, lontano dai livelli di Tokyo ma di nuovo al centro della scena. Grande attesa anche per la regina dell’atletica italiana e per la risposta degli spalti: nonostante la crescita dell’atletica azzurra, non c’è stato finora un boom di pubblico. Ma qualcosa sembra muoversi
Pure il Colosseo ha fatto gli onori di casa, foto suggestiva della vigilia e la didascalia tipica di queste circostanze: a voi due. Cioè a Marcell Jacobs e Noah Lyles, i due campioni olimpici più recenti dei 100 metri, l’azzurro a Tokyo 2021, lo statunitense a Parigi 2024. La sfida è in programma giovedì 4 giugno allo stadio Olimpico in quel Golden Gala intitolato alla memoria di un uomo che di sprint se ne intendeva: Pietro Mennea. I 100 metri, come vuole il copione, saranno l’ultima gara del meeting che sarà trasmesso in diretta su Rai 2 dalle 21 alle 23.
Se Lyles-Jacobs è la copertina, non dimentichiamo gli altri, in particolare quel Jordan Anthony che quest’inverno è diventato campione del mondo indoor sui 60 metri. Sono in molti a vederlo in pole position. Anche se Lyles dice di «valere 9’’85» - quest’anno finora è a 9’’95 - e si presenta piuttosto battagliero tanto da promettere spettacolo a tutti.
Il coraggio di Jacobs
Quanto a Jacobs, più che i numeri contano le sensazioni. Il campione azzurro ha corso a Savona in 10’’01 con l’aiuto pero di una brezza di vento fuori regola (2,7 metri al secondo, 0,7 in più del consentito). Avere negli occhi il lanciato formidabile di Tokyo 2021 ci porta fuori strada. Per ora la cosa importante è aver ritrovato quello che lui nei giorni scorsi ha chiamato «il fuoco dentro». Grazie al ritorno alla casa madre dopo le poco entusiasmanti stagioni in America.
Jacobs è tornato ad allenarsi con Paolo Camossi, il tecnico dei trionfi giapponesi. Quello di giovedì sera, con la sfida ai migliori del mondo in un contesto così qualificato, è a tutti gli effetti uno slancio di coraggio. Se si considera che una delle critiche più frequenti che hanno inseguito negli anni l’olimpionico è stata proprio quella del gareggiare poco, complice l’abbondante sequenza di infortuni che ne ha spesso interrotto il percorso, arrivare all’Olimpico, con la gente di casa, senza dirsi troppi se e troppi ma, è un atto di generosità.
Jacobs-Lyles dunque in una serata di atletica spumeggiante. Sui 5.000 ci sarà anche la regina dell’atletica italiana, Nadia Battocletti, come nel salto triplo ci sarà Andy Diaz, due volte campione del mondo indoor (2025, 2026). Ed è davvero un peccato che il piccolo infortunio cinese abbia tolto di mezzo dalla serata Mattia Furlani, il re del lungo, che qui avrebbe trovato davvero pane per i suoi salti con i migliori al mondo. Ecco perché i 100 metri diventano ancora più importanti.
Il termometro del pubblico
Volano per una serata in cui c’è una sfida nella sfida: quella del pubblico. La storia è vecchia: nonostante la travolgente crescita dell’atletica azzurra a colpi di medaglie a qualsiasi livello, sugli spalti questo boom non si è avvertito, soprattutto nel 2024, quando Roma ospitò gli Europei con straordinari risultati tecnici e un riscontro flop di presenza sulle tribune. Ora, però, qualcosa sembrerebbe muoversi. La prevendita ha dato finalmente segnali incoraggianti, sicuramente al di là dei risultati delle ultime edizioni.
E allora, pur scaramanticamente senza cifre, le parole degli organizzatori, dal presidente della Fidal Stefano Mei al direttore del meeting Marco Sicari insistono sulla possibilità di una significativa inversione di tendenza. Non si potrà tornare agli anni di Usain Bolt, tre partecipazioni dal 2011 al 2013 e uno stadio quasi al livello di riempimento calcistico, ma l’importante è che il colpo d’occhio sia diverso.
Certo visto che siamo al Foro Italico, impossibile non pensare ai sold out del tennis. A proposito, visto che siamo al Foro Italico, a Lyles è stato chiesto anche della crisi di Sinner a Parigi e lui ha risposto così: «Direi che nello sport, oggi, non c’è una mentalità che metta gli atleti al primo posto. E questo crea vulnerabilità». Poi c’è la sfida della popolarità fra le due discipline.
Ma è un confronto forse ingiusto perché gli sport sono strutturalmente diversi. La potenza suggestiva del tennis sta proprio nella lunghezza di una rimonta e nella capacità di rivedere i propri campioni ripetutamente. L’atletica, almeno nel caso dei 100 metri, si gioca tutto in un respiro. Sicuramente il suo fascino, magari pure il suo limite.
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