È la consacrazione di un campione che non ha ancora vinto tutto. In una notte a forti tinte spagnole spiccano anche il terzo successo di Alexia Putellas tra le donne, il talento di Yamal e Vicky Lopez e il Psg di Dembélé. Mentre il mondo brucia, sul palco non c’è (quasi) spazio per la politica. E tra glamour e red carpet resta aperta la domanda sul significato odierno del riconoscimento
Hurricane, l’Uragano. Spazza via le solite certezze Harry Kane, il nuovo Pallone d’Oro. Non sa dove tenere le mani, se in tasca o no, se allacciarsi la giacca o no. Emozionato e felice, con gli occhi che brillano, l’attaccante che non ha vinto tutto ha comunque vinto il premio più ambito.
Ha ringraziato il Bayern Monaco (dove gioca), la nazionale, il Tottenham. «Ma senza di loro non sarei qui», dice. Eliminato in semifinale mondiale dall’Argentina, Kane è comunque reduce dalla migliore annata della sua carriera con 61 gol in 52 partite, ha conquistato la Scarpa d’Oro e trascinato il Bayern alla conquista di Bundesliga e Coppa di Germania. Kane ha vinto l’edizione numero 70 davanti a Kylian Mbappé e Lamine Yamal.
Tra fiera delle banalità e Disneyland, la notte magica del Ballon d’Or è durata ben oltre le due ore. Non tutte strabilianti, per la verità. Intanto, niente Italia. L’unico omaggio (doveroso) è stato per Franco Baresi. «Grazie. Non sarai dimenticato». E a parte Kane, il resto è Spagna connection.
Il Pallone d’Oro femminile è andato ad Alexia Putellas (emozionatissima), oggi al London City, ma l’anno scorso al Barcellona, e figuriamoci. «È un premio della passata stagione, ma sono stata 14 anni lì, anni in cui ho cercato di fare il meglio possibile», ha detto. Per lei è il terzo Pallone d’Oro della vita (dopo quelli del 2021 e 2022).
Il senso di un premio
Ma cosa ci dice, davvero, il Pallone d’Oro? E perché ha bisogno di tutto questo glamour attorno? Vale la pena interrogarsi sugli smoking, il red carpet, i flash. Una parodia della notte degli Oscar. Ma se lì, a Los Angeles, ogni anno si celebra l’interpretazione, la bravura dell’attore tanto quanto l’artificio, qui, tra i calciatori, che cosa si premia? Non il gesto, non solo quello.
E allora: è il tributo a una stagione, a un momento o a un’intera carriera? Un film è un mondo concluso in sé stesso. È il migliore dei mondi possibili partorito dalla mente di un creatore. Una statuetta per una musica, per una prova di recitazione o per un effetto speciale fissa e omaggia quell’opera nel tempo. Per il Pallone d’Oro è diverso. Non si limita, come altri premi, a celebrare un’annata: è vero, si assegna per i meriti di una stagione (campionati e coppe di tutti i livelli) ma racchiude molto di più. È la natura stessa del Pallone d’Oro, dunque, a sfuggire a ogni definizione. E il successo di Kane lo dimostra.
Da tempo, ormai, il calcio è entrato in un’altra dimensione. Quella dei social e dello show-time. Nel 2001 Michael Owen, che ha consegnato il premio più ambito, ricevette una telefonata. «Ma i tempi cambiano», ha detto lui ormai invecchiato. Il football ha perciò bisogno di momenti come quello di Londra per continuare a brillare.
In questa metamorfosi spicca la prova da (ex) calciattore di Thierry Henry, a suo agio anche nei panni di presentatore. Persino un po’ cattivello. Come quando a Lamine Yamal, il campione del Barcellona, premiato come miglior giovane dell’anno per la terza volta, chiede: «È questo il premio che volevi vincere questa sera?».
Imbarazzato, ciondolante, con una buffa pochette nel taschino, Yamal se l’è però cavata: «Parlando di questo premio, avrebbe dovuto vincerlo Cubarsì, il mio compagno di squadra». Spagnolo Yamal, spagnola anche Vicky Lopez (20 anni, del Barcellona anche lei), migliore giovane calciatrice dell’anno: «Ringrazio mia madre. Ti sento accanto a me a ogni passo. Grazie mamma per avermi insegnato a lottare e a non arrendermi mai».
niente politica
Ci sono la musica, i siparietti, il palco che luccica davanti a un bella fetta di storia del calcio. In tribuna ci sono Ronaldo, Shevchenko, Luis Figo. Javier Zanetti e Alan Shearer. Ci sono i Ceo - tanti, troppi Ceo - di aziende-calcio: da quello di France Football (che organizza il premio) a quello di Dazn (che ha mandato l’evento in diretta). E ovviamente il presidente della Uefa, Aleksander Čeferin.
Ci sono i fuori programma, compresa la pubblicità. «Hydration break», scherza Henry prima di lanciarla. Oppure quando Pere Romeu, 32 anni, allenatore del Barcellona femminile, il tecnico che ha vinto l’ultima Champions League, premiato come miglior tecnico delle ragazze, va un po’ lungo con l’elenco dei ringraziamenti. Henry e Kate Scott, l’altra presentatrice, si sono guardati a suon di lunghe occhiate: signori, è il bello della diretta.
La notte londinese ha parlato tantissimo spagnolo, 8 dei 13 premi complessivi. Con un leit motiv: «È un premio individuale, ma il merito è dei miei compagni». Ecco la frase più gettonata. Nessun messaggio politico, nessuna parola sulla situazione mondiale. Con il Medio Oriente che brucia, l’Ucraina in fiamme e i giovani che protestano.
Si è però ricordato Christophe Gleizes, il giornalista sportivo francese arrestato nel 2024 in Algeria e condannato a sette anni di prigione. Bello il premio Socrates in collaborazione con l'organizzazione Peace and Sport, per tutti quei calciatori che si distinguono per il loro impegno sociale. È andato a Bukayo Saka, l’attaccante dell’Arsenal. «È molto importante per me», ha detto.
Gli altri premiati
Un messaggio l’ha lanciato una vecchia volpe della panchina: Luis de la Fuente, 65 anni, campione del mondo all’ultimo Mondiale, che ha citato pure Marco Aurelio. «Il successo individuale ci rende visibili. Ma il lavoro di squadra ci rende invicibili. E ci fa avanzare nella direzione giusta». Spagnoli sono stati i migliori portieri - Catalina Coll del Barcellona Femenì e Unai Simón del Bilbao, anche lui campione del mondo -, a dimostrazione del fatto che l’Espana il calcio lo produce. Infatti al Barcellona è andato anche il premio per il miglior club femminile.
In Francia, invece, è volato il premio come miglior club maschile: al Psg (che era in campo in Ligue1), la squadra che ha vinto due Champions League di fila. Ousmane Dembélé, vestito come John Wick, ha ritirato il premio (dalle mani di Patrick Vieira, uno dell’Arsenal degli Invincibili) e ringraziato tutti, «anche i nostri hater». Non è la notte dei miracoli. Harry Kane, scarpa d’oro con 36 gol in Bundesliga, non poteva che aggiudicarsi il premio come miglior attaccante.
Mentre al femminile il premio è andato a Charlyn Corral, prima messicana a vincere un riconoscimento così, 35 anni, che nella sua vita ha fatto i conti anche contro il bullismo. Lo ha raccontato lei qualche anno fa: «C’erano insegnanti che non capivano perché giocassi e ragazze che mi prendevano in giro perché non parlavo. Quella era la parte più difficile: non mi sentivo a mio agio nel gruppo, venivo fraintesa».
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