Un disastro pianificato. Il dossier relativo ai biglietti dei Mondiali 2026 in Canada-Usa-Messico si arricchisce di aggiornamenti continui. E mai che si tratti di buone notizie per i tifosi. L’ultima novità merita di essere un colpo definitivo alla credibilità della Fifa guidata da Gianni Infantino, la cui reputazione - sia quella dell’istituzione, sia quella del suo presidente - è già ai minimi storici, ma che con grande talento per l’impresa ardua viene condotta verso inusitati gradi di peggioramento.

Continuano a raccontare che si sta facendo di tutto per portare il calcio più vicino alla sua gente, e per rendere la manifestazione accessibile a collettività che storicamente ne sono state lontane. Invece la prova dei fatti dice che si va in direzione opposta. E che è proprio la gente del calcio a essere penalizzata sistematicamente.

Non proprio i migliori

A dare la notizia è stato il sito The Athletic, che in modo costante segue la vicenda. In un articolo datato 8 aprile sono state raccolte le testimonianze di tifosi che nei mesi scorsi hanno acquistato biglietti che in quel momento erano presentati come quelli di fascia più alta (Categoria 1), perché corrispondenti ai posti che garantiscono la migliore visibilità negli impianti, oltre a essere piazzati maggiormente in prossimità del campo da gioco. Ma nelle settimane successive, al momento di controllare la corrispondenza fra i tagliandi acquistati e i seggiolini all’interno degli impianti, è arrivato il momento dello sconcerto.

Gli acquirenti dei biglietti “privilegiati” hanno scoperto di avere pagato per collocazioni molto più periferiche, in settori che non coincidono con quelli promessi. Una sorpresa che giustifica la frase riportata tra virgolette nel titolo dell’articolo: «Difficile non sentirsi truffati». 

Adesso per loro non rimane che provare a organizzare una controffensiva, sperando che si possa fare ancora in tempo per rimediare la situazione. Per adesso rimane la beffa, che è tanto più bruciante se si pensa che proprio questa categoria di acquirenti, grazie al precoce acquisto dei tagliandi, ha contribuito a mettere Infantino nelle condizioni di vantare un obiettivo conseguito: la vendita di 3 milioni di biglietti durante la prima fase di commercializzazione, che si è svolta durante l’autunno e l’inverno scorsi.

Ma anziché vedersi mostrare gratitudine, questa vasta platea di acquirenti precoci deve fare i conti adesso con una beffa. Certificata dalla scoperta che la Fifa, nei giorni scorsi, ha introdotto una nuova categoria di tagliandi di fascia top, superiore alle fasce delle vendite precedenti. Come se vi vendessero un attico, ma dopo l’acquisto scopriste che altri hanno comprato il diritto a edificarci sopra.

Meccanismo di prezzo variabile 

Ancora una volta è stato The Athletic a darne notizia. A soli due mesi dall’avvio del torneo la Fifa ha deciso di creare una nuova Categoria 1 di posti negli impianti che ospiteranno il Mondiale 2026. I prezzi di questi tagliandi vanno dai 450 dollari per le gare di minor richiamo della fase a gironi ai 10.900 dollari per la finale.

Forte è l’impressione che si tratti di una categoria di tagliandi da riservare a una clientela corporate, ciò che una volta di più segnerebbe l’allontanamento del grande rito calcistico dal suo popolo. Un distanziamento che con questo Mondiale rischia di tracciare un segno definitivo.

La scelta di adottare un sistema di prezzi variabili per i biglietti ha fatto andare fuori controllo il meccanismo e ha posto i tagliandi al di fuori della capacità di spesa di ampia parte degli appassionati. In molti casi c’è da fare i conti con tifoserie che hanno programmato e finanziato il viaggio in Nord America, ma rischiano di ritrovarsi sul luogo delle gare senza potervi accedere perché i biglietti hanno prezzi fuori portata. Né l’emergenza è percepita soltanto da loro.

Lo scorso 10 marzo un gruppo di membri della Camera dei Rappresentanti statunitense ha firmato una lettera inviata a Infantino. Oggetto della missiva è un appello a frenare la lievitazione dei prezzi dei biglietti ed evitare che una festa di popolo si trasformi in un balocco a esclusivo uso di una platea affluente, o in una quinta per l’esercizio di relazioni economico-diplomatiche.

Il testo insiste anche sul fatto che, mentre la Fifa e altri intermediari realizzeranno profitti indecenti grazie a un sistema di prezzi da gioco d’azzardo, le città ospitanti dovranno affrontare costi esorbitanti per la ricezione degli eventi e la gestione dell’ordine pubblico, senza che la confederazione calcistica mondiale dia il minimo contributo. Risposta di Infantino? Figurarsi. Per lui conta il rapporto personale con Donald Trump, insignito di un ridicolo Premio Fifa per la Pace.

Il culto della personalità del presidente Fifa ha ormai rotto gli argini, come dimostra il video celebrativo che sul sito dell’organizzazione è stato pubblicato per la ricorrenza dei dieci anni di presidenza. A lui interessa vantare i grandi numeri, compresi quelli incassati tramite ticketing. Cosa volete che sia se “i poveracci” rimangono fuori dagli stadi, e se ai “non abbastanza ricchi” tocca vedere la gara col binocolo?

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