Da una parte gli striscioni contro il carovita, i tagli all’istruzione, la mancanza di prospettive per i giovani. Dall’altra gruppi organizzati che scendono in piazza per presidiare le strade, in nome della difesa della città, del quartiere, a volte con vere cacce all’uomo. Non è un fronte ultras compatto, dentro e fuori gli stadi, quello restituito dalle cronache delle ultime settimane. Non è un movimento unito, ma frastagliato. Con prese di posizione nuove e inedite, anche se isolate.

Come quella della tifoseria del Napoli, che prima della gara di Serie A contro la Roma ha esposto uno striscione all’esterno del Diego Armando Maradona: «Negate il futuro a una intera generazione tra rincari e tagli all’istruzione... la vera devastazione sono le vostre “costose” poltrone». Una presa di posizione netta, chiara, al fianco delle proteste e degli scioperi di questi giorni, portata anche in trasferta e srotolata allo Stadio Brianteo di Monza. Ma solitaria.

Per trovare messaggi simili, infatti, bisogna scendere di categoria. E arrivare a Pisa, con la Curva Nord che in occasione della partita con il Palermo si è schierata contro il nuovo Decreto Sicurezza varato dal governo Meloni in risposta proprio alle proteste di studenti e lavoratori: «No D.L. 22/20/2026 n.190».

Dalla Serie C arrivano invece prese di posizione degli ultras del Cosenza, del Taranto o della Sambenedettese («Caro benzina, sistema fallimentare. Sempre dalla parte di chi non si vuol piegare»), mentre la Curva Nord Livorno ha annunciato, sui social, la sua presenza alle manifestazioni del 30 ottobre: «Le proteste stanno avvenendo per ricordare a tutti che il governo più longevo della storia della Repubblica sta fallendo e sta scaricando il peso della crisi economica sulle spalle dei lavoratori – si legge - Molte curve che forse fino a ieri si definivano “apolitiche” stanno scendendo in strada per fare da guardie a un governo post-fascista che sopravvive attraverso la repressione. Nessuno dovrebbe usare i giovani in strada o le distruzioni come scusa».

Contro gli “invasori”

Di tutt’altro tono, invece, il comunicato a firma degli ultras del Piacenza che nell’esprimere solidarietà ai commercianti si impegnavano a scendere in strada: «Dietro ogni vetrina ci sono persone, famiglie e sacrifici. Nessun disagio può giustificare la distruzione del lavoro altrui. Il nostro sostegno non si fermerà alle parole: qualora anche Piacenza fosse esposta a simili rischi, saremo al fianco dei commercianti con presenza ferma».

La difesa della città, del quartiere, dei negozi, contro i violenti, contro gli invasori. Sono queste le parole chiave che si leggono negli striscioni («Maranza nemico della nazione», a firma Gradinata Est della Folgore Caratese), o che si sentono nei cori. «Lecco è nostra e la difenderemo», cantavano gli ultras della squadra lombarda nel presidio di piazza contro eventuali disordini. «Dove sono i nostri nemici», intonavano invece quelli del Pescara, scesi in strada per pattugliare il loro quartiere.

Una scelta condivisa anche in altre città, da Brescia a Varese, passando per Como, Verona e Milano dove diversi esponenti del tifo organizzato si sono uniti a ronde “anti-maranza”. Anche qui non una scelta compatta, come dimostrano i comunicati della Curva Mare Cesena o della Curva Ovest Ferrara, in merito al coinvolgimento degli ultras nel nascente Nucleo Anti Maranza: «Non siamo mai stati e non saremo mai strumento di propaganda politica per nessuno e non intendiamo essere, né ora né mai, un “braccio armato” al servizio delle forze dell’ordine e delle istituzioni».

Soffiare sul fuoco

Ed è proprio questa convergenza tra frange ultras e forze di polizia a rappresentare uno dei fenomeni più interessanti. «In realtà non parlerei di nuova convergenza, perché esiste da tempo – spiega a Domani James Montague, scrittore e giornalista, autore di Fra gli ultras. Viaggio nel tifo estremo – Gli ultras agiscono in entrambi gli ambiti: possono continuare a organizzare ronde e allo stesso tempo mantenere la propria identità di gruppi ostili alla polizia. Inoltre sono sempre stati politici, ovvero hanno sempre riflettuto gli orientamenti, le motivazioni e le questioni che animano o che sono al centro delle preoccupazioni di una parte ben precisa della società, tendenzialmente composta da uomini della classe lavoratrice. Una società che negli ultimi venti anni si è spostata considerevolmente verso destra».

È sotto questa chiave che si deve leggere allora il nuovo protagonismo politico di alcune curve. Dallo striscione esposto dai Viking Juventus alla Stazione Centrale di Milano, «Manifestare ci sta, ma non spaccare le nostre città!», dopo la manifestazione pro-Palestina del settembre 2025, fino alla presenza di esponenti della Curva Nord della Lazio al corteo Remigrazione e Riconquista dello scorso giugno. «L’aspetto interessante è che molti esponenti politici e partiti abbiano capito quanto questo bacino di persone rappresenti un potenziale movimento di piazza, organizzato e importante – continua lo scrittore - Per la destra radicale i gruppi ultras capaci di fornire, in un certo senso, il motore delle proteste hanno quindi un valore straordinario».

Un motore, un fuoco su cui soffiare, una rabbia da sfruttare. Un vento di cambiamento. Che sta ridefinendo i rapporti tra curve, territori e conflitti sociali. Da Napoli a Milano, da Pescara a Livorno. Un vento che non soffia, però, solo in una direzione.

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