La scorsa settimana manifestava anche lui. E lo faceva a Torino, la sua città, insieme agli altri giovani della rete “2 generazione” che, da circa un mese, riunisce ragazze e ragazzi di prima e seconda generazione: cittadini italiani, figli delle migrazioni e, come dicono loro, delle periferie.  

Lui è Fouad Krarmi, ha 20 anni, è italiano. I suoi genitori vengono dal Marocco e da una vita vivono e lavorano nel capoluogo piemontese. «Ero in piazza sabato 17 e ci sarò anche oggi», dice raggiunto da Domani, «Manifesterò a Torino con la rete “2 gen” che è nata per fare luce su una generazione raccontata finora solo dagli altri e che vuole battersi per una scuola migliore, contro il carovita e le riforme di questo governo, come i decreti sicurezza». 

In pratica tutto quello contro cui protesta il neonato movimento 17 ottobre?

«Noi non siamo in contatto col movimento. Non siamo militanti, ma siamo più organizzati: è una rete, la nostra, di una settantina di persone, che vuole manifestare senza violenza». 

Quindi condannate quanto accaduto a Milano?

«No. Non condanniamo quello è stato fatto. Ma allo stesso tempo crediamo che ci sono forme diverse per protestare. A Torino non c’è stata la guerriglia di Milano anche per la chiara volontà di tutelare i ragazzini, i più piccoli». 

Credi che i minorenni di Milano sapessero quello che stava accadendo?

«Una percentuale era perfettamente ignara. Si è creato il caos, dietro cui però non vedo alcuna regia: solo disorganizzazione, che ora potrebbe venire sfruttata politicamente». 

A Torino “2 generazione” è in contattato con centri sociali o reti anarchiche?

«Noi, ripeto, siamo autonomi e indipendenti. Di certo ci confrontiamo con Askatasuna, ma non abbiamo riferimenti. Siamo nati sui social, siamo cresciuti lì e ora vogliamo arrivare in altre città». 

Per dire cosa?

«Vogliamo dire, per esempio, che una città che si blinda coi parà non va bene, che non va bene che si vieti di manifestare, che non va bene che si faccia finta di niente e nessuno ci ascolti o che non si guardi a ciò che sta accadendo. Si preferisce forse parlare di regia politica esterna, di guerra ibrida...». 

Questo l’ha detto il ministro della Difesa Crosetto. 

«Lui dice così tante cose… dovrebbe spiegare veramente quel suo piano di riarmo, quelle spese militari in più».

Oltre all’impegno nella rete “2 generazione” cosa fai?

«Studio. Alle serali, sono al secondo anno. Sono anche stato denunciato per aver occupato la mia scuola. Quando le forze dell’ordine sono entrate in aula si sono concentrate solo su di me. Chissà perché». 

Perché sei un maranza?

«Io sono italiano».

Forse il cambiamento deve partire dal linguaggio.

«Mi fa arrabbiare sentire parlare di maranza. Un insulto. Ed è un insulto perché è un’etichetta fondata sul razzismo». 

Oltre a studiare cosa fai?

«Lavoro. In un bar, dove guadagno sei euro all’ora lordi».

E con la tua busta paga cosa fai?

«Aiuto mio padre, che lavora per un’azienda torinese da molti anni ma non ha mai avuto un aumento e deve mantenere una famiglia di sei persone, con un affitto di seicento euro mensili». 

Come vedi il tuo futuro?

«Io spero di entrare in politica un giorno, perché, nonostante tutto, nel cambiamento ci credo». 

E, una volta entrato in politica, qual è la prima cosa che faresti?

«Più soldi alla sanità, più soldi alla scuola. Togliergli alla guerra. E poi continuare a fare quello che faccio oggi con la rete “2 generazione”: focalizzarmi sulle piccole cose. Noi ripariamo e puliamo la scuola, il parco. Ci prendiamo cura dei beni comuni, e delle persone».

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