L’associazione ha sollecitato la procura di Roma ad avviare «indagini su possibili reati transnazionali di tratta, violenze sessuali e sfruttamento sessuale di donne, ragazze e minori connesse ai documenti», commessi da soggetti italiani o comunque legati al nostro paese: «Il corpo delle donne è tra i luoghi privilegiati di esercizio di dominio»
Gli Epstein Files non possono restare confinati nel dibattito mediatico. È il motivo per cui l’associazione Differenza Donna, attiva da oltre trent’anni nel contrasto alla violenza maschile contro le donne e alla violenza di genere, il 26 marzo ha presentato un esposto alla procura di Roma per chiedere l’avvio di indagini approfondite sui documenti pubblicati dal dipartimento di Giustizia statunitense su Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per reati di violenza sessuale e morto suicida in carcere nel 2019.
Con l’esposto presentato dalle avvocate Teresa Manente e Ilaria Boiano, l’associazione ha chiesto «l’avvio di indagini su possibili reati transnazionali di tratta, violenze sessuali e sfruttamento sessuale di donne, ragazze e minori connesse ai documenti», commessi da soggetti italiani, o «riferimenti significativi e non episodici di soggiorni, spostamenti e relazioni in località italiane, nonché contatti con soggetti inseriti in circuiti economici e sociali di rilievo internazionale che potrebbero aver svolto un ruolo nella rete di sfruttamento e di stupri».
Differenza Donna ha sollecitato quindi la procura a indagare e accertare i legami con il territorio italiano: se «sia stato luogo di transito, consumazione o facilitazione dei reati connessi alla rete Epstein». L’esposto elenca i diversi strumenti che potrebbero essere utili a condurre le indagini: l’ottenimento dei file con una rogatoria internazionale, accertamenti sui flussi finanziari tra Epstein e soggetti italiani, anche attraverso la Unità di Informazione Finanziaria presso la Banca d’Italia (che ha poteri autonomi di analisi e può procedere d’ufficio) e la guardia di finanza, l’identificazione e l’ascolto di eventuali vittime italiane o residenti in Italia, anche con il coordinamento con le autorità britanniche che stanno già indagando sulla dimensione europea della rete. Ancora, scrivono le avvocate nell’esposto, «verificare la posizione delle società Harbour Avenue e Harbour V, con sede a Londra e riconducibili a persone italiane, per eventuali profili di riciclaggio».
Le indagini in Europa
Sono diversi gli stati europei in cui sono già state attivate indagini sui collegamenti con il finanziere statunitense: Francia, Polonia, Spagna, Germania, Norvegia e «l’Italia non può restare inerte di fronte a elementi documentali pubblici che la riguardano direttamente», scrive l’associazione, sottolineando la dimensione transnazionale delle condotte che impone di verificare se le reti di sfruttamento sessuale abbiano operato in diversi paesi e giurisdizioni.
Per le avvocate, il dibattito internazionale ha mostrato che quanto emerso va oltre la dimensione della responsabilità personale e deve portare a interrogativi più ampi su come queste reti si inseriscano all’interno di sistemi di potere economico, sociale e politico.
La procura di Parigi ha aperto verifiche su profili di tratta e sfruttamento, così come l’Unità anticrimine norvegese specializzata nel perseguimento di reati economici ha avviato un’indagine formale, sulla base dei documenti pubblicati. L’inchiesta della procura polacca sta indagando poi su possibili reti di traffico di esseri umani collegate al caso Epstein.
I legami con l’italia
L’Italia dovrebbe fare lo stesso, avvertono le avvocate. Nei file sono emersi nomi di soggetti e luoghi italiani. Lo dimostrano i documenti allegati dall’associazione all’esposto: non sono solo articoli di stampa, ma anche le ricorrenze nei file accessibili pubblicamente. Nel database del dipartimento di Giustizia ricorrono infatti nomi, luoghi e flussi finanziari legati al nostro paese.
Capri ricorre in 253 risultati, Amalfi in 44, la Costa Smeralda viene citata tre volte, mentre 12 le ricorrenze di Ischia. Roma invece compare 3.593 volte. O, ancora, nella corrispondenza tra Steve Bannon e Epstein emergono i partiti sovranisti europei: tra questi la Lega di Matteo Salvini. Altre personalità italiane compaiono centinaia di volte con contatti che hanno una continuità temporale, che dimostra – sottolinea l’esposto – come non siano compatibili con relazioni occasionali o mondane.
A questo si aggiunge un’interrogazione con richiesta di risposta scritta con cui l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Paolo Inselvini, del gruppo dei conservatori europei, ha chiesto alla Commissione Ue se sia o meno a conoscenza di eventuali collegamenti con persone fisiche o giuridiche che operano nell’Unione europea, e quali strumenti possano essere attivati per sostenere le autorità nazionali nell’accertamento dei fatti.
Secondo le legali ci sono poi profili di diritto penale internazionale. In altre parole, le diverse forme di violenza sessuale, come lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata e la tratta di persone possono costituire crimini contro l’umanità. Crimini che, oltre a non poter cadere in prescrizione, possono avere carattere universale e quindi essere perseguiti anche da stati diversi da quello in cui vengono commessi.
«Il corpo delle donne e delle bambine continua a costituire uno dei luoghi privilegiati attraverso cui si esercitano dominio, profitto e controllo, spesso all’interno di sistemi economici e relazionali che normalizzano la loro disponibilità e ne occultano la violenza», conclude l’esposto.
La sistematicità è al centro della denuncia dell’associazione: «Non siamo di fronte a episodi isolati», sottolinea l’avvocata Boiano, «ma a un possibile sistema sociale e politico che si alimenta della cultura dello stupro, della sopraffazione e della disumanizzazione, producendo una progressiva normalizzazione della violenza».
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