Højskolen è un format in cui i leader dei partiti danesi hanno partecipato negli scorsi giorni. Oltre a congressi, interviste e piazze piene di ottimismo, che pure fanno tanto, un po’ di ore insieme a parlarsi per trovare un accordo potrebbero aiutare a risolvere i dubbi amletici dell’opposizione
Niente aiuti da casa, niente cellulari, dodici concorrenti ripresi per ventiquattro ore. Non è un piccolo Grande Fratello né un LOL scandinavo, si intitola Højskolen ed è un format in cui i leader dei partiti danesi, mossi dal fermento elettorale, hanno partecipato negli scorsi giorni.
Considerate le ore in video accumulate tra talk, social e podcast, immaginare qualcosa del genere in Italia, un blitz-reality in cui le forze politiche si incontrano per discutere sul da farsi in vista di eventuali elezioni anticipate, più che entusiasmo suscita angoscia. Cosa ci guadagneremmo nell’osservare il comportamento di Vannacci e Calenda chiusi nella stessa stanza per un giorno? Politicamente parlando, niente. Antropologicamente, forse qualcosa sì.
Tuttavia, il gioco si potrebbe fare interessante se si riducesse il campo, cioè quello largo. Nella fibrillazione da postumi della vittoria, sentimento da tempo estraneo che necessita un certo acclimatamento, cominciano ad affastellarsi gli stimoli per la grande coalizione di centro sinistra, senza un quadro comune ancora particolarmente chiaro. Passi indietro per Silvia Salis, passi laterali per Fratoianni che insiste sul programma, passi cauti per Conte e passi doppi per Schlein che paventa le due alternative, o primarie o il leader del partito con più voti, ma niente papi stranieri.
E poi lui, il concorrente bomba, il senatore Renzi che, come in una nomination segreta, non dichiara cosa ha votato, giusto per mantenere viva la competizione, come la sua Italia. Oltre ai congressi, le interviste e le piazze piene di ottimismo, che pure fanno tanto, una manciata di ore insieme a parlarsi per trovare accordo in fretta potrebbe aiutare a risolvere i dubbi amletici sul futuro imminente dell’opposizione. C’è del marcio in Danimarca, diceva il principe shakespeariano, ma pure qua non si scherza, meglio sbrigarsi.
Le ultime puntate di “Nel paese delle meraviglie”
© Riproduzione riservata


