Il desiderio sessuale e quello di cibo sono stati per secoli nel mirino di chi predicava ascetismo. Oggi l’Ozempic elimina il food noise e riporta in auge la magrezza come standard idealizzato. E questo succede mentre l’ansia economica comincia a pesare di più sul diradarsi di relazioni amorose per i giovani
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Il desiderio sessuale e la fame hanno parecchie cose in comune. La mancanza di lucidità che possono generare, il vuoto nella pancia, la vitalità che esprimono: se considerati su un piano primitivo, sono due forme di istinto a reiterare la vita.
Entrambi spingono verso qualcosa o qualcuno, muovono l’essere umano, lo motivano, lo guidano. Schopenhauer chiamava questa forza volontà, e la considerava insopprimibile. L’uomo come essere condannato al desiderio: alla ricerca della sua soddisfazione, alla gioia breve e fugace di ottenerla, alla noia che ne segue, alla ricerca di un nuovo desiderio, al dolore di non vederlo soddisfatto, e così via, in un circolo senza fine.
L’ascetismo
Ma quando abbiamo cominciato a voler domare questa forza, a controllarla, a ottimizzarla, se non a spegnerla del tutto? L’ascetismo è una pratica e una postura esistenziale antichissima, forse antica quanto le prime forme di civiltà. Astenersi dal sesso e ridurre la dieta al minimo, mangiando cibi semplici, magri, insipidi, giusto quanto basta per sopravvivere: è quello che monaci e asceti fanno da molti secoli. Quando il cristianesimo protestante nelle sue varie forme – il calvinismo, il puritanesimo – fece la sua comparsa, con il suo corollario di divieti e prescrizioni, l’ideologia del controllo si diffuse capillarmente.
Non più questione monacale, si impose un ordine del mondo che invitava a vivere senza godere: per dimostrare di essere tra gli eletti e guadagnarsi il paradiso. Il lavoro per il lavoro, il denaro per il denaro. Essere ricchi come sintomo che si è lavorato duro, senza dissipare i guadagni.
Nell’Ottocento il predicatore statunitense Sylvester Graham sosteneva che una dieta rigorosa di cibi insipidi potesse reprimere i desideri sessuali e prevenire la lussuria. Promosse l’uso di una farina integrale, non setacciata e priva di additivi, da cui nacquero i Graham crackers.
L’era dell’Ozempic
Chissà cosa avrebbero pensato gli asceti del quarto secolo, i mercanti calvinisti olandesi del Seicento, l’inventore di quei biscotti punitivi, o chi ha scelto di mettere il proprio corpo a disposizione di una causa con lo sciopero della fame, nello scoprire che un giorno sarebbe esistito un farmaco capace di ridurre la fame al minimo, di prolungare la sazietà, di spegnere il pensiero stesso del cibo.
L’Ozempic rallenta lo svuotamento dello stomaco e allunga il senso di sazietà. Agisce anche sul cervello e sui circuiti che ci spingono a cercare una ricompensa. Indicato per il diabete di tipo 2, viene usato anche per perdere peso. Negli ultimi anni il farmaco e i suoi equivalenti si sono diffusi sempre di più, anche tra adolescenti e ventenni, in particolare tra le giovani donne: negli Stati Uniti, nel 2023, tre giovani adulti su quattro che ne hanno ricevuto una prescrizione erano donne.
Il rumore della fame
Chi lo usa racconta una specie di inedito silenzio. In inglese lo chiamano food noise, il rumore del cibo: il pensiero continuo di cosa mangiare, quando, quanto, che a un certo punto, dopo le prime iniezioni, semplicemente tace. Il farmaco toglie la spinta a cercare il cibo come momento di piacere. E non sembra fermarsi al cibo. Chi lo prende tende a bere meno, racconta di aver smesso di sentire il richiamo dell’alcol.
Viene da chiedersi se lo stesso valga per la libido. Le risposte, per ora, sono incerte: alcuni medici ipotizzano che questi farmaci possano abbassare il desiderio sessuale, e che l’effetto passi inosservato perché coperto dai benefici del dimagrimento. Non si sa ancora con certezza. Ma la domanda dice già molto del nostro tempo: un tempo di tentativi fantasiosi e talvolta inquietanti per mettere a tacere la voce interiore che dice: “voglio”.
Sappiamo cosa ne pensano le ragazze delle sororities, le confraternite femminili delle università d’élite americane, dove per essere ammesse si superano settimane di selezioni e la magrezza è uno dei criteri che contano. «Non ci sono più scuse per essere grasse», dice una delle selezionatrici a una giornalista di The Cut, il magazine americano che ha documentato il fenomeno. Le studentesse raccontano di gare di dimagrimento tra amiche, di farmaci preparati in farmacia e passati di mano in mano, di una idea di femminilità che risponde ancora a canoni eterodiretti, diventando il biglietto d’ingresso alla vita universitaria.
Le ragazze iniziano a prendere farmaci che sopprimono l’appetito perché la magrezza femminile ha un valore sociale tanto alto da indurre giovani donne intelligenti a mettere in secondo piano la salute, e perfino la difesa della propria fame, del proprio basilare desiderio. Non è una novità: la fame delle donne è sempre stata guardata con sospetto, così come è stato criminalizzato il loro desiderio. Una ragazza, per essere socialmente digeribile, deve controllare i suoi appetiti. Il farmaco offre a questa vecchia richiesta uno strumento nuovo, e molto efficace.
Tecnologia perfetta
Non è un caso che la frase della selezionatrice suoni come un sermone. Per il calvinista il successo nel mondo era il segno visibile della grazia. Il corpo magro oggi funziona in modo simile: è la prova esteriore di una virtù interiore, la disciplina. E chi non si controlla è colpevole. Lo aveva capito bene Max Weber, che più di un secolo fa, ne L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, notava come, con la Riforma protestante, l’ascesi fosse uscita dai monasteri e si fosse presa tutto, in nome della produttività, innalzata a virtù assoluta. Un’idea di vita che continua a convincere e dunque a funzionare anche quando nessuno crede più nella salvezza.
Oggi quella gabbia ha la forma dell’ottimizzazione. Dormiamo con un anello che misura il sonno, contiamo i passi, il battito, le calorie. Sui social i ventenni parlano di sleepmaxxing e looksmaxxing, praticano il “digiuno da dopamina” per disintossicarsi dal piacere.
In questo quadro l’Ozempic è la tecnologia perfetta. Ottiene in poche settimane quello che l’asceta e il calvinista ottenevano con anni di volontà, e senza fatica: un Graham cracker senza la punizione.
Ma nel capitalismo il merito si compra. In Italia i farmaci per l’obesità non sono rimborsati e costano fra i 3mila e i 7mila euro l’anno. E per anni, perché chi smette di assumerli tende a riacquistare velocemente il peso iniziale. La disciplina diventa un abbonamento, e quindi un privilegio di classe.
Senza desiderio?
Il denaro, del resto, pesa anche sull’altro appetito. Si dice che i ventenni facciano meno sesso, e c’è chi ne ha dedotto una generazione senza desiderio. Anche se così fosse, sarebbe interessante capire perché. Secondo una recente ricerca del Kinsey Institute dietro a questo calo ci sarebbero mancanza di soldi, di condizioni abitative stabili e serene, di tempo, di energia: per il 37 per cento dei ragazzi delle ragazze intervistate lo stress economico ha peggiorato la vita sessuale. La volpe della favola, che non arriva all’uva, decide che era acerba. Desiderare meno diventa un modo per soffrire meno, e la cultura dell’ottimizzazione lo presenta come una scelta, e per di più virtuosa.
Ma il desiderio, per continuare a esistere e a guidarci, ha bisogno proprio di quello che l’ottimizzazione elimina: l’altro, il suo incontro imprevisto, il rischio di perdersi e anche quello di soffrire. Più di tutto: il desiderio è nemico dell’efficienza. Cresce e si nutre di tempi morti, di acquoline improduttive, di fantasie e vaneggiamenti, e non segue ritmi regolari. Il giorno in cui fame e desiderio saranno pienamente sotto controllo saremo forse più magri, più riposati, più produttivi. Resterà da capire per cosa.
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