I più votati dalla sala stampa dopo il cantautore romano, sono stati Ermal Meta con Stella stellina e Levante con la sua Sei tu. Serena Brancale con la sua dedica d’amore alla mamma scomparsa, Qui con me, si aggiudica il premio della sala stampa Lucio Dalla. Il premio per il Miglior testo va a Male necessario di Fedez e Masini
Fulminacci con la sua Stupida sfortuna si è aggiudicato il premio della Critica Mia Martini in questa edizione 2026 di Sanremo, seguito da Ermal Meta con Stella stellina e da Levante con la sua Sei tu. Serena Brancale con la sua dedica d’amore alla mamma scomparsa, Qui con me, si aggiudica il premio della sala stampa Lucio Dalla. Il premio per il Miglior testo va a Male necessario di Fedez e Masini. Il premio per il miglior componimento musicale va a Ditonellapiaga con Che fastidio!.
Fulminacci era tra gli artisti più attesi e uno tra quelli a collezionare i voti più alti dopo i preascolti riservati ai giornalisti, eppure diceva: «Vorrei arrivare quinto». Perché: «Arrivare primo è un miracolo che accade a una persona sola, non è per forza un obiettivo». E lui, in fondo, a Sanremo, dopo aver debuttato tra i big nel festival della Pandemia, con Santa Marinella, quest’anno si era presentato soprattutto per divertisti.
Non a caso ha scelto Francesca Fagnani come compagna nella serata della cover per un’interpretazione di Parole parole in cui la presentatrice non si è tirata indietro dall’inserire un: «Che belva sei». L’ironia è la cifra stilistica del cantautore di Roma ovest che racconta: «è una cura: una cura alla tristezza, alla malinconia, alla paura e all'ansia». Soprattutto a quella paura che torna «nel venti per cento delle mie canzoni» e che sembra essere cifra di un’intera generazione.
Al secondo posto c’è Ermal Meta, l’unico a portare, con la sua Stella stellina, la Palestina (anche se durante le serate vari artisti ne hanno vestito i colori da J-Ax a Fiorella Mannoia) in gara all’Ariston. Un brano che, come ha detto il cantautore non parla di guerra, «perché lì non c’è una guerra, ma sta succedendo un’altra cosa. La guerra prevede due eserciti che si combattono. Le parole danno forma al mondo, dobbiamo usare quelle corrette», aveva detto presentandolo. Nei giorni del festival ha anche collezionato i complimenti del vicepremier Matteo Salvini: «Faccio i miei complimenti a Ermal Meta ed al suo perfetto utilizzo della lingua italiana. In Italia vivono e lavorano milioni di donne e uomini nati in un Paese straniero e perfettamente integrati nella nostra società». Peccato che il cantautore sia in Italia da trenta anni.
E, in conferenza stampa, invece che rispondere al leader della Lega ha preferito sottolineare: «La cosa che io trovo preoccupante, questo è un silenzio che spesso ci autoinfliggiamo, non si possono usare certe parole, non si può dire Gaza, non si può dire Palestina, come se fosse una bestemmia. Ma la vera bestemmia è tutt'altro, è il fatto che vengano cancellate, questa è la bestemmia!».
Al terzo posto per la critica c’è Levante. A Sanremo ha portato Sei tu, una canzone d’amore. Eppure si deve a lei la prima presa di posizione sulla partecipazione di Israele all’Eurovision. «Se vincessi non parteciperei» ha detto. «È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi e, siccome di mezzo c’è un Paese che negli ultimi tempi ha creato drammi giganteschi e un genocidio in atto, non si può fare finta di niente. Non l’ho mai fatto. Nella serata delle cover è scoppiata poi la polemica quando le telecamere Rai hanno mancato il primo piano del suo bacio con Gaia. Tanto che ha poi dovuti ribadire in conferenza stampa che: «non c’è stata nessuna censura. Nessuno lo sapeva in regia, alle prove generali quando si decidono le inquadrature non l’avevo baciata». Per poi dover ribadire: «È assurdo doverne parlare».
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