Fdi presenta un testo in commissione, ma si dimentica del fascismo. I dem invece sono sul piede di guerra: giovedì la riunione dei senatori sul nuovo testo dopo la bocciatura del ddl Delrio. Malumore dei riformisti: «Noi neanche consultati». Nel frattempo il Nazareno prepara il lancio del primo appuntamento di «ascolto del paese». Si inizia da Milano, il 31 gennaio e il 1° febbraio, con un confronto con gli intellettuali, con la regia di Cuperlo. Taruffi ambasciatore al Senato per parlare con la minoranza
Momenti di apprensione nel Pd di palazzo Madama, stamattina. Che il gioco si facesse duro, lo si è capito quando nel Transatlantico, accanto al busto marmoreo di Giuseppe Garibaldi, si è materializzato l’altrettanto solido Igor Taruffi, responsabile organizzazione e plenipotenziario di Elly Schlein.
Quando c’è lui c’è un problema: nel senso che c’è un problema da risolvere. Così, d’incanto, intorno gli si è rapidamente riunita la Troika della minoranza riformista: Graziano Delrio, Simona Malpezzi e Filippo Sensi.
La destra fischietta sul fascismo
In questo ramo del parlamento, i problemi della segretaria con il suo partito, in questo inizio del nuovo anno, sono almeno un paio. E sono entrambi delicati. Il primo è l’incombente legge contro l’antisemitismo, un campo minato per il Pd. Stamattina in commissione Affari costituzionali è passata la decisione che non ci sarà nessuno “comitato ristretto”. Si procede dunque, anche se non proprio al galoppo.
Ma i rallentamenti non sono solo colpa del Pd. Anzi il capogruppo leghista Massimiliano Romeo si è lasciato scappare che il testo sarà approvato «entro l’anno»: diciamo senza troppa sollecitudine. Svelando con innocenza padana che anche a destra mettere insieme qualche parola sull’argomento non è poi così pacifico.
Si vedrà. Intanto il prossimo 27 gennaio sarà adottato il testo base, quello della Lega in combinato con quello di Italia Viva, a firma di Ivan Scalfarotto. Sfumata la possibilità di votare in quella data simbolica – ricorre il Giorno della Memoria – i senatori si sono acconciati a far almeno un gesto: iniziano la discussione. Di più non si è potuto. C’erano forze politiche in netto ritardo con i loro testi. Fratelli d’Italia ha depositato il suo in nottata, e per il rotto della cuffia.
Primi firmatari Lucio Malan e Ester Mieli, il testo è introdotto da un’ampia dissertazione sull’antisemitismo nella storia mondiale. Naturalmente si parla del nazismo. «La più grande e mostruosa azione contro gli Ebrei avvenne per iniziativa della Germania di Hitler», dice un passaggio della premessa, «la “soluzione finale del problema ebraico”, cioè lo sterminio sistematico e totale chiamata anche Olocausto, oppure Shoah». Dei loro alleati e complici fascisti italiani, neanche un cenno. Guarda caso.
Pd, appuntamento al buio
Invece non è ancora arrivato il disegno di legge del Pd, dopo che il capogruppo Francesco Boccia ha “disconosciuto” quello presentato da Delrio, Malpezzi, Sensi e da qualche esponente della maggioranza schleiniana (costretto poi a ritirare la firma). La nuova versione è stata affidata a Andrea Giorgis, che lo presenterà giovedì mattina alla riunione dei senatori dem. E lì bisognerà capire se la nuova stesura raccoglierà anche le firme della minoranza riformista, di fatto bacchettata e commissariata sull’argomento; oppure, viceversa, se il Pd non sarà in grado di raggiungere una posizione comune sul delicatissimo e attualissimo tema.
Fino a stasera non tirava aria di unità. Nel testo di Giorgis, ancora quasi segreto – e infatti la minoranza riformista denuncia di non essere stata neanche consultata – non verrebbe usata la definizione di antisemitismo scelta da Delrio, cioè quella «operativa» approvata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance, Ihra), del 2016. Adottata dal Parlamento europeo e dal governo Conte II.
Secondo il Pd quella formula è troppo onnicomprensiva e rischia di criminalizzare il dissenso verso Netanyahu. Giorgis si è ispirato alla definizione fissata con la Dichiarazione di Gerusalemme, che cerca di distinguere espressioni di antisemitismo dalle critiche verso Israele. Inoltre, il testo del Pd estende le norme non solo agli atti antisemiti, ma anche a tutta una serie di altre manifestazioni di razzismo o di odio. Sul modello della legge Mancino.
Anche se il testo nasce senza futuro (appunto sarà adottato quello della Lega), che i dem non riescano a mettersi d’accordo su una definizione comune di antisemitismo non sarebbe un bello spettacolo. Se ne rendono conto tutti, schleiniani e riformisti, che stasera si riuniscono per fare un punto. La discussione generale in commissione dovrebbe concludersi il 5 febbraio, il termine emendamenti dovrebbe essere il successivo 10. Peraltro anche per avanzare degli emendamenti il Pd dovrebbe avere una posizioni unitaria.
Taci, il paese ti ascolta
Il pur potenzialmente esplosivo tema dell’antisemitismo però non è stato l’unico motivo di agitazione, stamattina al Senato. Né l’unico della presenza di Taruffi. Il Nazareno sta organizzando un lancio in grande stile dell’iniziativa di «ascolto del paese», annunciata da Schlein all’assemblea nazionale del 14 dicembre con parole misteriosissime: «Un percorso programmatico per il Paese e nel Paese. È tempo di ascoltare il territorio». I preparativi fervono, ma per ora sono segreti segretissimi.
Il ciclo di incontri, che prevedono inviti a pioggia verso mondi, professioni e associazioni con cui il Pd vuole «dialogare», partirà da Milano l’ultimo weekend del mese: una prima assemblea di un giorno e mezzo, il 31 gennaio e il 1° febbraio, dedicata al confronto con gli intellettuali, su cui sta lavorando Gianni Cuperlo, tornato al comando della Fondazione Demo. I nomi degli invitati sono coperti. Seguirà la seconda iniziativa nel weekend successivo, stavolta a Napoli, dove sarà convocato il mondo della ricerca, dell’università, dei sindacati.
Poi a seguire, nel weekend ancora successivo un altro appuntamento, stavolta a Firenze. Il quarto weekend e la quarta iniziativa sarà in una città del Nord.
Fermi tutti
Vi chiederete: e che c’è da agitarsi? Primo problema, incastrare queste iniziative con la ben più cruciale campagna referendaria per il No. Una causa che il Nazareno non sembra ancora abbracciare con lo sprint necessario: come se la convinzione generale sia quella di andare incontro a una pericolosa sconfitta.
Secondo problema: la richiesta del Nazareno è che durante queste grandi convocazioni di partito, che avranno il loro corredo di gazebo informativi, siano sospese tutte le altre iniziative, in particolare quelle di corrente. Per non dare adito ai malpensanti giornalisti, è la spiegazione, di sostenere che il Pd si divide anche sulle iniziative cruciali come «l’ascolto del paese». Cruciali, così dicono: anche se l’idea è nata come risposta mediatica all’annuncio di Giuseppe Conte della sua consultazione della base M5s sui temi del programma. Che poi a sua volta per il leader M5s era solo, o anche, una ragione che non sembrasse solo una scusa per rimandare a dopo l’estate il momento di sedersi a un tavolo con le altre forze del centrosinistra. E impegnarsi formalmente e definitivamente in una coalizione.
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