Elly Schlein arriva a Montepulciano, e qualcuno le avrà ben ricapitolato i messaggi che il Correntone, in questa tre giorni, le ha inviato dal palco, in settanta interventi, non sempre espliciti, e dalla platea. Primo: il partito non è solo «uno strumento per vincere le primarie e andare a palazzo Chigi», quindi meno personalismo e più condivisione. Secondo: le primarie non si possono ridurre a uno scontro fra due leader, lei e Giuseppe Conte, servono «comitati per l’alternativa», serve occuparsi del popolo del centrosinistra, sfinito dalla discussione sulle leadership e sui gazebo.

Schlein francamente sembra infischiarsene. O meglio: riconosce al Correntone un ruolo, e l’appoggio della prima ora: dunque «questa sfida, questo cammino lo faremo insieme, come abbiamo fatto insieme dal primo giorno di questa sfida quando nessuno avrebbe scommesso che saremmo arrivati fino a qui interi», rassicura.

Le giuste rivendicazioni

 Per il resto, forse derubrica il resto a beghe di partito. E dunque decide di usare l’ora e passa del suo discorso di conclusione per ripetere il programma del Pd. Ma stavolta c’è una novità: chiarisce bene qual è la posizione del Pd sui giovani che sono scesi in piazza del week end, con un bilancio di guerra: 4.292 identificati, di cui tremila nella sola Milano, 9 arrestati, 87 denunciati, 371 fermati e accompagnate in ufficio, di cui 110 minorenni e 69 stranieri.

È alla generazione che ha dilagato nelle vie delle città che si rivolge: «Ieri tanti, tantissimi giovani sono scesi in piazza pacificamente per rivendicare il loro diritto a essere protagonisti della scrittura di un futuro migliore. E non sono il nostro futuro questi giovani, sono già il nostro presente. Ed è oggi che dobbiamo riuscire ad ascoltare quella rivendicazione, e anche a farla nostra», attacca, «“La verità è che in alcuni casi, e solo in alcune città, ci sono stati degli scontri anche seri, ma non ci sono stati saccheggi. Non c'è stata soprattutto quella guerriglia generalizzata che qualcuno si aspettava o addirittura che qualcuno sperava di vedere. La risposta più forte, invece, è stata proprio la democrazia. È stata Milano, dove, diversamente dalla settimana scorsa, c'è stato un corteo pacifico di più di 10mila di persone».

Quando i maranza eravamo noi

Il protagonismo delle nuove generazioni è il punto di tanti degli interventi della giornata. Subito prima di Schlein parlano i tre capofila del correntone, Peppe Provenzano, responsabile esteri, chiude la polemica che i riformisti del suo partito fanno con quest’assemblea, l’accusa di non essere chiara sulle armi a Kiev: «Senza il sostegno all'Ucraina non avremmo avuto la pace, ma la resa ai tiranni. Li abbiamo aiutati e dobbiamo rivendicare di averlo fatto non per il diktat della Nato ma per il diritto internazionale, lo stesso che invochiamo in Palestina». Michela Di Biase, difende le nuove generazioni in piazza: «Ma che vi hanno fatto quei ragazzi e quelle ragazze?». Poi un passaggio personale, che commuove la sala: «Io vengo dal quartiere Alessandrino-Centocelle Di Roma», quartieri che al solo nominarle «fanno storcere la bocca. I “maranza” eravamo noi». Serve dare opportunità e risposte a queste giovani generazioni che si ribellano in piazza. E diritto di voto: «Se 14 anni puoi essere chiamato a rispondere penalmente delle tue azioni e puoi finire in carcere, se a 16 anni ti vengono già chieste responsabilità così grandi, ecco allora io dico che noi dobbiamo riconoscerti anche il diritto di partecipare alle scelte», «Non possiamo considerare i ragazzi abbastanza grandi per essere puniti e troppo piccoli per essere ascoltati». «Noi ci fidiamo di voi, abbiamo fiducia nelle nostre scelte, il futuro vi appartiene e vogliamo che abbiate il diritto e l’opportunità per costruirlo». 

Primarie, se proprio bisogna farle

E infine Roberto Speranza, l’ex ministro che durante l’estate aveva proposto di candidare un giovane o un vecchio partigiano a presidente del Consiglio, per contestare la logica del premierato inscritta nella nuova legge elettorale. Una proposta che aveva suscitato il dubbio – è un eufemismo – di essere la richiesta di fatto di un passo indietro di Elly Schlein. Speranza ha cambiato idea: «Elly, saremo al tuo fianco, con o senza primarie. Io avrei preferito senza», dice, «La mia preoccupazione è per la tenuta politica di chi le primarie non le vincerà. Però ormai la strada delle primarie è segnata e ci serve per dire “mai più divisi”». 

È stata una grande preoccupazione di quest’assemblea: che le primarie siano una sfida all’ok corral tra due leader, Schlein e Conte. Ma ormai la strada è segnata, bisogna farsene una ragione e tentare la riduzione del danno 

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