Cancellate le piazze annunciate per oggi, 24 ottobre Ma non la determinazione di chi protesta, anzi. Nel secondo comunicato stampa diffuso dal “Movimento 17 Ottobre” si legge che, come conseguenza della risposta repressiva con cui il governo ha reagito alle mobilitazioni dei giorni scorsi (l’ottavo decreto sicurezza e le frasi fatte di condanna della violenza per nascondere le ragioni reali che hanno portato centinaia di migliaia di cittadini in strada), le piazze annunciate per sabato cambiano: «Un movimento che ha scelto di essere fluido lo è anche nelle piazze». Così quelle già convocate non sono più valide. Al loro posto, mezz’ora prima dell’inizio verranno diffusi tre luoghi di concentramento in ognuna delle otto città pronte a mobilitarsi. Solo dopo verrà comunicato il punto di aggregazione finale verso cui tutti potranno convergere.

«Lo facciamo perché la piazza è nostra e non intendiamo consegnarla a chi la vuole trasformare in un recinto. Perché non vogliamo offrire bersagli. E perché una piazza che si muove, si incontra e si ricompone è una piazza che pensa», fanno sapere ancora da M1710 prima di bloccare i gruppi Telegram per evitare fughe di informazioni e giornalisti e forze dell’ordine infiltrati. Un’azione improvvisa ma decisa. Che fa pensare a un movimento fluido sì, ma disposto a rischiare, capace di organizzarsi in tempi brevi e senza troppi timori.

«Non vogliamo rispondere a domande a causa della strumentalizzazione delle notizie già comunicate. Non diamo diritto di contraddittorio e per quanto riguarda sabato 24 non daremo ulteriori informazioni». Così inizia la chiacchierata di Domani con un «frangente» del “Movimento 17 Ottobre” di Roma, tre voci che subito puntualizzano di non essere gli organizzatori: «Non lo è nessuno in quanto è un movimento decentralizzato, siamo tutti sullo stesso piano. Noi ci siamo mossi per dare una mano a chi è sceso in piazza. A nome di tutti diciamo che non incitiamo alla violenza, non è quello che vorremmo accadesse. Comprendiamo, tuttavia, le istanze che nascono da quella che è una frustrazione repressa da tempo».

M1710, si capisce, quindi, dal discorso dei tre che chiedono che la loro identità non venga resa nota, è «un grido del popolo che vuole essere ascoltato, visto che non lo siamo. Che vuole avere risposte e certezze sul nostro futuro e quello dei nostri cari per quanto riguarda sanità, carovita, lavoro e precarietà. È un problema che tocca tutti: gli agricoltori, i fornai, gli operai che dopo giorni di proteste sono stati denunciati invece di essere aiutati. E anche gli studenti che lottano per le condizioni delle scuole pubbliche che frequentano, e che invece di essere ascoltati vengono ignorati, nonostante sia del loro futuro che si parla. Questa mobilitazione riguarda tutti noi».

Dalle poche parole che il frangente romano del Movimento è disposto a rilasciare, si capisce anche che la ragione per cui non è ancora chiaro che cosa M1710 sia è perché sta prendendo forma in questo momento: «Il 17 ottobre è una data che non rappresenta nulla se non i desideri repressi di una generazione che non si sente ascoltata, è chiaro che ci sono istanze diverse che lo compongono, dalla più violenta a quella pacifica. L’acqua non ha forma», dicono facendo riferimento alle proteste di Hong Kong del 2019.

La mobilitazione – spiegano – è nata semplicemente dalla frustrazione in un contesto sociale che è quello di un’anomia percepita: «M1710 è il tentativo di dare un ombrello generale a questa rabbia, cerca di canalizzarla».

A proposito di guerra ibrida e dell’ipotesi che le proteste possano essere state eterodirette dalla Russia, i membri di M1710 sono netti: «Non ci sono ingerenze estere, qui si tratta semplicemente di frustrazione repressa». Più possibilisti, invece, sulla composizione del movimento: «Abbiamo più volte dichiarato di essere antifascisti, anticapitalisti e anti-derive autoritarie, ma chiaramente siamo con tutti quelli toccati dal carovita. Tante persone che si definiscono “fasciste” o “di destra” non lo sono davvero. Semplicemente non sanno come canalizzare la rabbia in altro modo, perché non si sentono rappresentati dalle istituzioni».

A parere del frangente romano, infatti, il punto di forza di M1710 è proprio il suo essere antistituzionale, «non essere parte delle istanze già predisposte dal sistema attuale. Non sappiamo neanche noi cosa aspettarci per le mobilitazioni di oggi perché non sappiamo chi potrà entrare all’interno del corteo, chi ci sarà. Siamo con tutti quelli che scenderanno in piazza».

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