Alla fine del confronto fra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, il messaggio più chiaro arriva dal pubblico dei militanti della festa nazionale di Avs, martedì 8 settembre a Roma, oltre duemila. Ci sono anche tanti elettori di centrosinistra venuti a capire qualcosa degli astratti furori dei propri leader. E il messaggio arriva subito, prima che i quattro si siano messi seduti, quando ancora si scatta la foto di rito. È la prima insieme dopo l’estate. Prima c’è stato il selfie di giugno in taverna e la sfortunata comparsata di Napoli fra le contestazioni dell’ultrasinistra.

Una signora alza un cartello giallo: «Sbrigateve», scritto alla romana. «Sbrigamose», concorda Bonelli. È la linea di casa Avs: le primarie sarebbero da evitare, per Fratoianni «sono uno strumento, non sono buone né cattive, ma gli italiani ci chiedono come cambieremo la loro vita se vinciamo alle elezioni. Se Afd, i nazisti, prendono il 44 per cento (in Sassonia-Anhalt, ndr) è perché negli ultimi trent'anni la politica in maniera trasversale ha massacrato la civiltà del welfare e del lavoro. Se vinciamo noi cambia, diciamo questo al paese».

Certo c’è un rischio: che il centrosinistra si dilani per mesi nella scelta di un candidato premier, e invece Giorgia Meloni porti la legislatura a compimento fino all’autunno del 2027. Meglio, spiega il segretario di Sinistra italiana, «più tempo per mobilitare e ricostruire una alleanza con gli italiani e le italiane». 

Linee rosse

Per la segretaria Pd primarie o no farebbe poca differenza in teoria: convinta di vincerle a mani basse, offre a Conte l’alternativa di accettare la sua candidatura senza combattere. Per lui, e per il popolo grillino, è una proposta irricevibile. E infatti i due sono in campagna elettorale, anche se non lo dicono. Lei è convinta anche di conquistare facilmente l’elettorato rossoverde. Lui lo stesso: infatti punge il Pd sulle armi all’Ucraina. Che è l’unico tema che divide davvero i quattro. Avs e M5s sono contrari all’invio, per i dem è una «linea rossa», cioè un punto irrinunciabile. 

Fratoianni offre un metodo per una convergenza: «Siamo tutti d'accordo sul fatto che l’Ucraina è aggredita e che la Russia è l'aggressore. Non ci sono filo-russi tra di noi e su questo non c'è alcun dubbio», il punto è «definire come si fa con più efficacia a sostenere l'Ucraina», «aiutare e sostenere l’Ucraina non significa procrastinare all'infinito la guerra», «servono elementi di discontinuità», «ne vedremo le forme». 

Schlein offre un ramoscello di pace: «La differenza è solo su un punto, cioè su come pensiamo di sostenere Kiev fino a quando non ci sarà quella svolta negoziale che tutti vogliamo. Abbiamo votato diversamente solo su come sostenere questo sforzo, ma abbiamo una responsabilità talmente grande davanti a noi che dovremmo discutere allo sfinimento e riuscire a trovare anche su questo una sintesi, perché sarebbe imperdonabile dividersi e regalare un’altra vittoria a Giorgia Meloni quando questo governo in questi cinque anni sulla politica estera è stato molto più diviso di noi». 

Schlein minimizza, ripete la sua formula magica, «le cose che ci uniscono sono 4.850», citazione pop da Daniele Silvestri, ma anche il miglior ritornello, all’ennesima recita, rischia di suonare stucchevole. Sul palco, al di là delle parole, qualche tensione si percepisce.

Dal 21 settembre

Il tavolo programmatico si aprirà entro settembre, secondo Conte. Secondo Fratoianni e Bonelli, già il giorno dopo la fine dell’assemblea del M5s, il 20 settembre. Ma se sarà davvero così, vuol dire che si aprirà senza rappresentanti della lista del centro, o delle liste. Infatti anche stavolta alla reunion non c’è un rappresentante del centro. Schlein preferirebbe che ci fosse una lista unica, sotto le insegne della Casa riformista di Matteo Renzi. Si fida di lui? Risposta vaga: «Sbaglieremmo a fare il perimetro da sigla a sigla, da nome a nome, dobbiamo farci carico di garantire la coerenza di un programma».

Conte non si fida: il fondatore di Italia viva ha già fatto cadere il governo Letta e il governo giallorosso. Ma nega di aver fatto un patto con Alessandro Onorato, l’assessore romano che vuole correre alle primarie con una sua lista civica. Il fatto è che la lista di Renzi al ballottaggio delle primarie voterà la segretaria Pd, l’altra il presidente del M5s.

Dal canto suo Conte ha una novità da comunicare agli alleati, viene da un’estate di riflessione sui temi del woke, del multiculturalismo e infine sulla vittoria sassone di Afd: «Dobbiamo porci con chiarezza il problema dei flussi migratori e del bisogno di sicurezza di tutti i cittadini. Va spiegato loro che nel rispetto della dignità dobbiamo costruire percorsi di garanzia. Se pensiamo soltanto ad altro e cerchiamo di evitare questi temi, c'è il rischio che anche in Italia non riusciremo a vincere».

Bonelli ha invece una proposta sull’energia, ma è una proposta che sarà presentata da tutti e tre i partiti: «Per abbassare il costo dell'energia di almeno il 30 per cento per le famiglie italiane, per le imprese».

Fratoianni rilancia la patrimoniale: «Tassare i super ricchi non solo non è una proposta da matti, ma è una cosa di buon senso e necessaria. In questo paese lo 0, per cento della popolazione ha patrimoni superiori ai 5 milioni di euro. Si può chiedere qualcosa a queste persone senza ridurle in povertà?». Sorrisi di cortesia da parte di Conte e Schlein: a occhio nel programma non ci sarà la parola patrimoniale.

Cancellare i decreti sicurezza

Finale sulle promesse per la prima riunione di un eventuale governo di centrosinistra: «Sarà un consiglio dei ministri lungo», dice Schlein. Primi provvedimenti: salario minimo e congedo paritario. Bonelli e Fratoianni: «Il giorno dopo la vittoria si cambia e si riconosce lo Stato di Palestina». Conte: «L’obiettivo prioritario è restituire dignità alla politica e forza al diritto internazionale. Chiarire ai cittadini che un altro caso Almasri non ci sarà, che riconosceremo il processo della Corte penale internazionale per genocidio a Benjamin Netanyahu, che condanneremo l'aggressione della Russia all’Ucraina ma anche quella al Venezuela. Non ci saranno doppi e tripli standard».

Ma il presidente dimostra di conoscere bene la platea, perché aggiunge anche «l'abrogazione di tutte quelle norme per reprimere il dissenso politico e la protesta civile». Ora non resta loro che battere Meloni. 

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