L’8 maggio la flotta civile proseguirà il viaggio. Per ora la direzione da Creta è verso Marmaris, in Turchia, dove sono previste un’assemblea generale e una conferenza stampa l’11 maggio, per comunicare i prossimi passi per arrivare a Gaza. Non sembrano aver paura di intercettazioni, piuttosto per le condizioni poco umane della detenzione in Israele di Thiago Avila e Saif Abukeshek
«Tenete gli occhi aperti, perché le cose si faranno nere», dice Dimitris mentre ci serve una cucchiaiata di gelato alla vaniglia dopo il pranzo: «Questa ve la offro io. Vi serviranno energie per affrontare il viaggio».
«Grazie. Ma io sono un pittore, sa, mi piace colorare», risponde l’Idealista per spiegare che il buio non lo spaventa, anzi lo spinge all’azione. È un uomo alto e magro, con gli occhi di un azzurro intenso; di lavoro fa il paracadutista e quando ha voglia scrive poesie. Preferisce non far sapere il suo nome vero, si fa chiamare l’Idealista anche nella vita di tutti i giorni, quella che conduceva prima di imbarcarsi con la Global Sumud Flotilla.
«Ho scritto un libro 25 anni fa che parlava di un gruppo di esseri umani che, via terra e via mare, portavano pace, esponendo i propri corpi per fermare la guerra. Quando ho saputo della flotta di civili in viaggio verso Gaza non ho pensato ad altro che partire».
È sereno, pacato, calmo come l’aria che si respira sulla spiaggia di Ierapetra, a Creta, a poche ore dalla partenza. Nessuno alza la voce, nessuno parla più del dovuto. Non sembra esserci paura negli sguardi di chi tra poche ore sarà di nuovo in mare. Se non il timore per le condizioni poco umane in cui si trovano gli unici due attivisti, Thiago Avila e Saif Abukeshek, che rimarranno nelle mani di Israele fino al 10 maggio, anche se nessuna accusa è stata ancora formalizzata nei loro confronti.
Ripartenza
All’alba di domani, l’8 maggio, la Flotilla ripartirà per il suo viaggio. Per ora verso Marmaris, in Turchia, dove sono previsti alcuni giorni di assestamento, una grande assemblea generale a cui parteciperà anche l’equipaggio della ventina di nuove barche che si uniranno alla missione e una grande conferenza stampa, l’11 maggio, in cui la Flotilla farà sapere come intende proseguire il suo viaggio verso Gaza.
«Sono preparata a una nuova intercettazione. Quando siamo partiti non ci aspettavamo azioni simili così presto, ma ora che è già successo sappiamo che dobbiamo essere pronti a tutto», dice Antonella Bundu, politica toscana e attivista per i diritti civili, anche se la rotta verso la Turchia sarà per la maggior parte in acque territoriali.
Parla dall’Island Café e Bar, il chioschetto vicino al mare che in questi giorni d’attesa si è trasformato nel punto di incontro della Flotilla a terra. Viaggiava su Trinidad, la barca rimasta indietro durante l’intercettazione, poi salvata da Open Arms dalla tempesta che stava per arrivare: «Per raggiungere il resto della flotta abbiamo attraversato, al mattino, l’area in cui, nella notte, c’era stato l’abbordaggio delle forze israeliane. Sembrava di essere in un film, accerchiati da navi fantasma lasciate alla deriva. In quelle su cui siamo riusciti a salire a bordo per recuperare carburante e oggetti personali, abbiamo visto motori manomessi e vele stracciate».
A preoccupare gli attivisti oggi, si capisce chiacchierando con quelli seduti ai tavolini del bar alla ricerca di riparo dal sole, più che una nuova intercettazione, c’è un attacco di droni.
Per questo sulle barche siamo tutti formati su cosa fare per restare il più possibile in sicurezza. «Non sono spaventata di ripartire, mi sento privilegiata di poterlo fare», spiega Charlotte, che ha 30 anni e viene dal Belgio. In mano ha un foglio di carta: sopra, con la penna, ha disegnato i volti dei soldati israeliani che ha incontrato su Nahshon, la nave-prigione: «Ho pensato che fosse logico disegnare le persone che ho riconosciuto durante la detenzione. E li ho dati al team legale».
Ricostruire nella maniera più fedele possibile che cosa è accaduto è uno dei compiti più importanti del gruppo di avvocati della Flotilla, inclusi quelli italiani, non solo viste le violenze fisiche, verbali e i pestaggi subiti dagli attivisti, ma anche alla luce della possibilità che vi siano stati perfino abusi sessuali.
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