Roba da far impallidire Alexander Lukashenko in Bielorussia. Per carità, non saremo ai livelli di Paolo Barelli, che con sette mandati è il dominus della Federnuoto dal 2000, o di Angelo Binaghi che, pure lui col settebello di mandati, è il signore assoluto della Federtennis dal 2001, ma sebbene quei picchi non li raggiunga, diciamo che in graduatoria, correndo ora per il quinto mandato da presidente della Federazione italiana sport invernali, Flavio Roda non è messo poi male.

La sfida per una riconferma

In sella dal 2012, allorché fu eletto presidente della Fisi, commissariata dal 2011 a seguito dell’interdizione di Giovanni Morzenti, Roda punta alla riconferma sabato 10 ottobre a Verona in occasione dell’assemblea federale ordinaria per il rinnovo delle cariche che si tiene ogni quattro anni, al termine del quadriennio olimpico. Lo scorso 18 giugno, la modifica apportata allo statuto federale ha cambiato le regole d'ingaggio: preso atto della sentenza della Consulta del 2023 che ha dichiarato incostituzionale il divieto definitivo e irreversibile di ricandidatura per chi ha già svolto tre mandati consecutivi, il decreto “Riordino del Comitato olimpico nazionale italiano – Coni”, che è stato aggiornato a luglio 2024 e coinvolge tutte le federazioni sportive, ha cancellato il limite massimo dei tre mandati consecutivi, alzando però la percentuale per la rielezione dopo il terzo mandato.

A Verona il presidente uscente dovrà pertanto raggiungere alla prima votazione almeno i due terzi dei voti, pari al 66,67 per cento. Per gli altri candidati è invece sufficiente la maggioranza assoluta del 50 per cento + 1. La corsa è a tre: Roda se la dovrà vedere con Roberto Bortoluzzi, per molti anni presidente del Comitato Fisi Veneto fino al 2022, e con Antonio Noris, presidente dello Sci club Zanetti-Goggi di Bergamo, quello da dove è partita Sofia Goggia.

Il risanamento e le vittorie

Sul tavolo l’attuale presidente della Fisi, visto dai suoi oppositori come un accentratore, può mettere in dote numeri e medaglie. Il quadriennio si chiude infatti con una federazione più in salute dal punto di vista finanziario: Sport e Salute apre il rubinetto, passando da 11,89 milioni di euro nel 2022 a 18,12 milioni di euro nel 2025 (+52,3 per cento), il valore della produzione dell'attività centrale aumenta, passando dai 42,71 milioni di euro del 2022 ai 51,77 milioni di euro del 2025 (+21,2 per cento), mentre l’indebitamento scende di 1,88 milioni di euro, passando da 14,12 milioni di euro (2022) a 12,24 milioni di euro (2025). Segno che il risanamento intrapreso da Roda sta dando risultati concreti.

Bene anche i risultati sportivi: stando alle discipline in corpo alla Fisi, che non comprendono quelle della Fisg (Federazione italiana sport del ghiaccio), il bottino di 19 medaglie ai Giochi di Milano-Cortina 2026 è cospicuo. Nello sci alpino, la disciplina più popolare, sulle piste di Cortina e Bormio abbiamo raccolto cinque medaglie, di cui due d’oro grazie alla stupefacente doppietta di Federica Brignone. Non tutto è oro, tuttavia, ciò che luccica.

Le difficoltà

I problemi ci sono, e non sono pochi: lo sci azzurro vince con la Valanga Rosa ma, sebbene nella velocità benedica l’esplosione del “bocia” Giovanni Franzoni e la longevità del “vecio” Dominik Paris, al maschile arranca nelle discipline tecniche dove in Coppa del mondo non vinciamo un gigante dal 2012 (Blardone) e uno slalom dal 2017 (Moelgg). Una traversata del deserto, che vede i nostri allenatori più bravi andare all’estero, dove son meglio pagati, e quelli che stanno qui “saltare” a frequenze che neanche il compianto Maurizio Zamparini nel calcio.

E che dire del dolore che l’ambiente si porta dentro per le tragedie che ci hanno portato via Matilde Lorenzi e Matteo Franzoso, due giovani vite spezzate sugli sci: la Fisi ha emesso una direttiva sulla sicurezza delle piste di allenamento, ma dalla carta alla pratica c’è ancora tanto da fare. Sulla morte di Franzoso la procura federale della Fisi ha chiuso il caso sul piano disciplinare per mancanza di elementi sufficienti a promuovere l'azione nei confronti dei tesserati. Secondo l'atto la morte non sarebbe riconducibile a una singola causa: alla manovra errata si sarebbero sommate le condizioni strutturali della pista La Parva, con la staccionata rigida - contro cui impattò l'azzurro - posta a pochi metri dal tracciato indicata come causa principale del decesso.

La configurazione del percorso, riportano gli atti, non appariva conforme ai criteri di sicurezza richiesti per una pista da allenamenti ad alta velocità, tanto più che diversi atleti avevano segnalato come pericoloso quel tratto per la vicinanza del frangivento. Il tracciato era stato deciso da un tracciatore austriaco, di cui la squadra italiana si era fidata, ma per i procuratori è mancato un ulteriore controllo da parte dei responsabili italiani, circostanza che avrebbe inciso sulla prevedibilità ed evitabilità dell'incidente.

Un’altra questione sul tavolo della Fisi è che sciare non solo costa tanto, ma costa sempre di più. Costa troppo, e il peso sulla filiera se lo devono sobbarcare gli sci club, anima e base del movimento, che col fiatone poi non possono che riversarli sulle famiglie, col risultato che la maggior parte dei nostri ragazzi lascia l’agonismo a 16 anni o giù di lì. Aggiungiamo che, con il cambiamento climatico in atto e una contingenza energetica come quella attuale, produrre la neve costa sempre di più e le spese per gli impianti non possono che salire.

Come finirà?

Più collegialità e meno presidenzialismo, sicurezza, valorizzazione della base e un nuovo rapporto da aprire con le Regioni e gli impiantisti, sono proprio i temi cardine che i due avversari di Roda porteranno a Verona. Come andrà a finire? Non è da escludere il nulla di fatto: non dovessero i candidati raggiungere la propria soglia, Roda non sarebbe più candidabile ma godrebbe della proroga del suo mandato per un altro anno col compito di indire nuove elezioni dove con ogni probabilità traghetterebbe un suo uomo di fiducia.

Si vedrà. Almeno, una cosa è certa: qui son tutti tesserati e un pasticciaccio brutto come quello avvenuto (e poi risolto con un escamotage) in Federcalcio ce lo risparmieremo.

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