Per Giorgia Meloni Taranto non è solo la città che da stasera ospita i Giochi del Mediterraneo. È un punto d’incrocio di una serie di elementi che il governo considera strategici: il Mezzogiorno da rilanciare, quello specchio di mare da trasformare in una sfera d’influenza italiana, il Piano Mattei da proiettare oltre l’Africa e uno stato che vuole dimostrare di saper finalmente realizzare le opere. Soprattutto in un momento in cui l’esecutivo – tra la questione dei cosiddetti “dublinanti”, i prezzi di gasolio e benzina di nuovo alle stelle e i dossier aperti su economia e legge elettorale – ha diversi grattacapi.

La manifestazione sportiva, nata nel 1951 ad Alessandria d’Egitto e giunta alla sua ventesima edizione, è la vetrina, ma il progetto politico viene prima. La presenza della premier all’inaugurazione allo stadio Iacovone, insieme al capo dello stato Sergio Mattarella, è perciò tutt’altro che una formalità. In una città che proprio alla vigilia dei Giochi è tornata al centro dell’agenda nazionale anche per il futuro dell’ex Ilva. Mattarella ha definito le difficoltà di Taranto su occupazione, salute, sviluppo e qualità della vita «un problema e, insieme, un impegno nazionale». Meloni ha annunciato per i primi giorni di settembre un nuovo tavolo sull’acciaieria e, parallelamente, un tavolo specifico per la città.

Il Mediterraneo come campo politico

I Giochi non sono un'idea di Meloni. La candidatura di Taranto fu scelta dal Comitato internazionale a Patrasso nell'agosto 2019, quando al governo c'era Giuseppe Conte, e i primi fondi per le infrastrutture arrivarono nel 2022, con Mario Draghi a Palazzo Chigi. Meloni ha però ereditato quell'appuntamento e ne ha fatto qualcosa di diverso: una vetrina della propria idea di Mediterraneo, di Sud e persino di stato.

Il governo non ha mai nascosto di attribuire ai Giochi un significato che va oltre le gare. Già nel 2023, il ministro Abodi aveva collegato esplicitamente l’impegno su Taranto al Piano Mattei e agli «obiettivi di consolidamento della pace nel Mediterraneo». 

Il palazzetto dello Sport di Torricella, in provincia di Taranto (FOTO ANSA)
Il palazzetto dello Sport di Torricella, in provincia di Taranto (FOTO ANSA)
Il palazzetto dello Sport di Torricella, in provincia di Taranto (FOTO ANSA)

Del resto, il Mediterraneo è il luogo nel quale il governo nella sua politica estera ha cercato di costruire una nuova centralità italiana: dall’immigrazione all’energia, dai rapporti con il Nord Africa alla cooperazione economica, il progetto è quello di fare dell’Italia un ponte fra Europa e sponda meridionale. I Giochi mettono fisicamente insieme proprio quel mondo: 26 paesi, dall’Europa all’Africa e all’Asia mediterranea, riuniti per due settimane a Taranto.

Una città da trasformare

C’è poi il secondo obiettivo: dare di Taranto un’immagine diversa da quella legata all’ex Ilva. La grande acciaieria resta al centro di una crisi industriale, ambientale e occupazionale che dura da anni. Nel frattempo si è fatta avanti una possibile cordata italiana promossa da Federacciai, mentre il governo dovrà valutare le manifestazioni d’interesse sul futuro degli impianti. In questo scenario i Giochi sono un gigantesco esercizio di comunicazione politica.

Il palasport Giovanni Paolo II di Massafra, in provincia di Taranto (FOTO ANSA)
Il palasport Giovanni Paolo II di Massafra, in provincia di Taranto (FOTO ANSA)
Il palasport Giovanni Paolo II di Massafra, in provincia di Taranto (FOTO ANSA)

Per due settimane Taranto non sarà solo la città dell’acciaio, delle emissioni e delle vertenze, ma quella degli atleti, delle delegazioni straniere, degli impianti nuovi e delle cerimonie internazionali. È l’idea della rigenerazione che il governo vuole mettere in scena: una narrazione in cui Taranto possa finalmente essere qualcosa di più della sua fabbrica.

Ma una città non si rigenera con una cerimonia. Gli impianti possono diventare un pezzo della trasformazione, ma solo se continueranno a essere utilizzati quando le telecamere se ne saranno andate e se saranno accompagnati da lavoro, servizi, investimenti e una soluzione credibile per l’acciaieria.

Il precedente di Milano-Cortina

Per arrivare a questa vetrina sono stati messi in campo molti soldi pubblici. I primi 150 milioni destinati alle infrastrutture furono stanziati nel 2022 da Draghi: 50 milioni per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024. Le risorse provenivano dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, lo strumento destinato a finanziare interventi per ridurre gli squilibri territoriali, con investimenti concentrati nel Sud.

Il governo Meloni ha poi aggiunto 125 milioni, portando a 275 milioni il finanziamento destinato agli impianti, e nel 2024 ha stanziato altri 25 milioni per l’organizzazione dell’evento. La cifra ufficiale che oggi il governo indica per i Giochi è dunque di 300 milioni di euro: 275 per infrastrutture e riqualificazioni, 25 per l’organizzazione. A giugno scorso sono arrivati altri 6,5 milioni, facendo salire a 281,5 milioni la dotazione per gli interventi infrastrutturali.

L’appuntamento, dunque, è stato accompagnato da un investimento pubblico importante. Il governo vuole dimostrare che le opere pubbliche possono essere progettate, finanziate e consegnate in tempi compatibili con un grande evento internazionale. Per farlo, nel 2023 ha nominato commissario straordinario Massimo Ferrarese, imprenditore, ex presidente di Confindustria Brindisi e della provincia di Brindisi, anche presidente del comitato organizzatore.

Sotto la struttura commissariale sono passati i cantieri dello Iacovone, delle piscine, del PalaRicciardi, del centro nautico e degli altri impianti coinvolti nell’evento. Una struttura straordinaria, come spesso accade, per ovviare ai tempi lunghi dello stato italiano. 

Lo stadio Iacovone (FOTO ANSA)
Lo stadio Iacovone (FOTO ANSA)
Lo stadio Iacovone (FOTO ANSA)

Il governo presenta oggi questo meccanismo come una prova di efficienza. Le infrastrutture sportive necessarie ai Giochi risultano consegnate o operative. Alcune opere complementari, invece, hanno tempi che vanno oltre la manifestazione. E poi c’è il precedente di Milano-Cortina a suggerire prudenza. I Giochi invernali saranno anche stati un successo sportivo e organizzativo, ma i conti della Fondazione guidata dall’attuale presidente della Figc Giovanni Malagò presentano una previsione di deficit di 310 milioni di euro, dovuta soprattutto a circa 230 milioni di extracosti rispetto alle stime iniziali e a 80 milioni di ricavi inferiori al previsto.

In tutto questo, c’è anche lo sport. Per Meloni i Giochi possono essere diplomazia, soft power, politica del Sud, rigenerazione urbana e prova di efficienza amministrativa. Per Taranto un pezzo di futuro che resti – si spera – quando il governo avrà smesso di raccontarlo. Gli atleti, dal canto loro, dovranno invece misurarsi con il cronometro, il tabellone, e magari il podio.

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