Nella vita di un calciatore, o di una calciatrice, indossare la maglia della Nazionale è un privilegio riservato a pochi, spesso a pochissimi. Per questo la partecipazione a un’edizione della Coppa del Mondo rappresenta l’apice della carriera, per sé stessi, ma anche il giusto orgoglio per chi ha condiviso negli anni il percorso fino alla convocazione.

A volte accade anche che quella gioia possa essere condivisa, magari con chi prima ha avuto la stessa opportunità o, addirittura, con chi la divide nello stesso momento. È ciò che succede quando i Mondiali di calcio diventano “affari di famiglia”. Sì, perché nel corso della storia della Coppa del Mondo ben 35 volte padre e figlio hanno difeso i colori della propria Nazionale, anche se in alcuni casi sono scesi in campo con maglie diverse.

Figli d’arte

Non è mai accaduto che padre e figlio vincessero entrambi la Coppa del Mondo, nonostante alcune di queste coppie avessero il talento, e la fortuna, di giocare in Nazionali attrezzate per l’impresa, come accaduto ai Maldini: nel 1998 Cesare, che aveva giocato i Mondiali del 1962 in Cile, guidò dalla panchina Paolo, leader e capitano sfortunato degli Azzurri, sconfitti ai quarti, ai rigori, dalla Francia che si apprestava a vincere il titolo.

Non a caso, finora i più vicini a centrare il doppio bersaglio sono stati i Thuram. Nel 1998, nel Mondiale giocato in casa, Lilian, all’epoca bandiera del Parma, fu uno dei protagonisti del successo transalpino. Fu straordinario, in particolare, nella semifinale contro la Croazia, quando segnò la doppietta decisiva per la rimonta dei Blues dopo l’iniziale vantaggio di Davor Süker: quelle segnate quella sera restano le uniche due marcature in 142 presenze. 

Quattro anni fa, invece, il figlio maggiore Marcus, centravanti dell’Inter, ci è andato vicinissimo: in Qatar la Francia si è arresa in finale all’Argentina di Messi solo ai rigori, dopo lo spettacolare 3-3 col quale si erano chiusi i tempi supplementari. Ci riproverà quest’anno, forte della passata esperienza e, soprattutto, dell’enorme quantità di talento a disposizione dell’allenatore Didier Deschamps (che ha lasciato a casa il fratello Khéphren, ma questa è un’altra storia).

Oltre a Marcus Thuram, infatti, sono altri tre i figli d’arte impegnati nella rassegna iridata americana. Due di loro, peraltro, proprio con la maglia a stelle e strisce degli Usa: l’attaccante Giovanni “Giò” Reyna e il centrocampista Sebastian Berhalter.

Il papà del primo, Claudio, è stato una leggenda del soccer: centrocampista degli Usa in ben quattro edizioni consecutive della Coppa del Mondo, dal 1994 al 2006, e capitano dal 1998, chiuse la carriera in Nazionale il 17 giugno del 2006, a Kaiserslautern, nel durissimo 1-1 contro gli Azzurri. Le squadre erano ridotte in 10 (e 9) per le espulsioni di Daniele De Rossi – a cui il rosso costò quattro turni di squalifica – Mastroeni e Pope. Gregg Berhalter, invece, il padre di Sebastian, dopo aver messo assieme due presenze da difensore ai Mondiali del 2002, della nazionale statunitense è stato anche Ct, dal 2018 al 2024, senza però mai convocare il figlio.

E poi c’è Luca Zidane, il figlio del grande Zizou, che ha scelto l’Algeria dei nonni e che al suo debutto mondiale ha incrociato Leo Messi, che fu avversario del papà in un Clásico nel 2005, in un vortice spazio-temporale degno di Ritorno al Futuro.

Luca Zidane, figlio di Zinedine, ha scelto di giocare per l'Algeria (FOTO EPA)
Luca Zidane, figlio di Zinedine, ha scelto di giocare per l'Algeria (FOTO EPA)
Luca Zidane, figlio di Zinedine, ha scelto di giocare per l'Algeria (FOTO EPA)

Dai Boateng ai fratelli di Curaçao

Meno rara dell’accoppiata padre-figlio, invece, è la presenza contemporanea di fratelli d’arte nella stessa edizione della Coppa del Mondo. In principio furono i Boateng, Jerome e Kevin-Prince, che in Brasile, nel 2014, si affrontarono da avversari in Germania-Ghana, secondo match della fase a gironi del gruppo G, mentre sono sette le coppie di fratelli impegnati nei Mondiali 2026. Tre di loro nella stessa nazionale, i francesi Lucas e Theo Hernandez, i capoverdiani Laros e Deroy Duarte – eroici nello 0-0 contro la Spagna, la più grossa sorpresa finora del torneo – e infine Bacuna, Juninho e Leandro, di Curaçao.

C’è invece chi ha scelto di scendere in campo seguendo le origini dei genitori, come l’australiano, per parte di mamma, Harry Souttar, il cui fratello John gioca invece per la Scozia. O l’ivoriano, per la stessa ragione, Guela Doue, fratello maggiore del più talentuoso Desire, a caccia dell’accoppiata Champions – col Psg – e Mondiale. Nel Ghana, terra d’origine della famiglia, giocano sia Derrick Luckassen Brobbey, fratello maggiore dell’olandese Brian, sia Iñaki Williams, di otto anni più grande di Nico, già protagonista con la Spagna all’Europeo vinto del 2024 e ora a caccia del bis Mondiale.

E poi c’è chi proprio non riesce a disputare insieme un grande appuntamento, come i gemelli olandesi Jurrien e Quinten Timber. In Qatar, nel 2022, c’era il solo primo, difensore titolare, con il secondo non convocato dall’allora Ct Louis Van Gaal, mentre entrambi guardarono da casa l’Europeo di due anni fa, infortunati. Stavolta, invece, il solo della famiglia presente è il centrocampista Quinten: Jurrien, campione d’Inghilterra con l’Arsenal, non ha recuperato dall’infortunio subito a fine maggio, in finale di Champions.

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