LeBron James lo si nota di più se alle feste ci va, soprattutto se sono quelle degli altri. Come Nanni Moretti. Un Ecce Bombo in versione Nba. La nuova stagione comincia con LeBron, l’uomo copertina, nel posto meno adatto: sotto il soffitto del Madison Square Garden, mentre New York alza lo stendardo del titolo conquistato a giugno. I Knicks aspettavano quel momento dal 1973, 53 anni di delusioni e promesse. E LeBron, che di anni ne ha 41, entra dalla porta degli ospiti, con la maglia di Philadelphia addosso.

È la prima immagine di un campionato che ha rimescolato quasi tutte le parti. I Knicks, per mezzo secolo cenerentole smarrite, adesso per molti sono quelli da battere. Jalen Brunson è il volto di un titolo conquistato contro San Antonio: 45 punti nell’ultima partita, 13 di fila nel quarto periodo, e una città che poi si è messa a cantare Alicia Keys. Una giungla di cemento dove nascono i sogni, dice lei. Con l’Nba ogni cosa è possibile. Accanto a Brunson sono rimasti Towns, Hart, Bridges e Anunoby. Una squadra cresciuta negli anni, mentre altrove si è preferito smontare tutto.

La competizione a est

Nell’Nba delle nuove regole salariali, che rendono costoso trattenere tanti fuoriclasse, otto stagioni hanno prodotto otto campioni diversi. New York, nei playoff, ha dominato come nessun’altra squadra campione prima di lei: 14,9 punti di vantaggio ogni cento possessi. Eppure Espn mette i Knicks soltanto al terzo posto, dietro Oklahoma City e San Antonio. Perché vincere è una cosa, ripetersi un’altra. Nella pallacanestro non c’è nulla di più vero.

Si diceva, LeBron. È la sua ventiquattresima stagione, un record. Ha scelto i Sixers per un ultimo tentativo di titolo, accanto a Joel Embiid, Tyrese Maxey e Jaylen Brown, arrivato da Boston. Abbastanza stelle per illuminare la Pennsylvania. Ma il basket non è una somma di nomi. Embiid ha saltato 150 partite negli ultimi tre anni, Brown arriva da una stagione da 29 punti di media, ma dovrà dividere responsabilità e palloni. E poi non dimentichiamoci della posta del cuore: Brown era l’altra metà dei Celtics campioni nel 2024, insieme a Jayson Tatum. Ora sono rivali, con Boston che ha scelto Paul George e spera di non rimpiangere il suo vecchio numero 7.

Anche Miami ha cambiato pelle prendendo Giannis Antetokounmpo. A Est non esistono più scorciatoie. Lo ha detto Simone Fontecchio: «Non possiamo nasconderci». Giannis ha lasciato Milwaukee dopo 13 stagioni e porta agli Heat una fame di vittorie che pareva consumata nei Bucks. Con Bam Adebayo può costruire una difesa feroce, mentre Klay Thompson è arrivato per dare punti e triple. Miami ha rinunciato a Tyler Herro pur di prendersi il greco. E la Eastern Conference, dove anche Detroit e Cleveland sono realtà consolidate, si è fatta terribilmente affollata.

Grandi scommesse a ovest

A Ovest San Antonio non è più la favola da applaudire: metà dei signori che sanno tutto di Nba la indica come futura campione. Wembanyama ha 22 anni e una finale persa che vuole vendicare. Accanto a lui ci sono Stephon Castle e Dylan Harper, 21 e 20 anni, oltre a De’Aaron Fox. Tre guardie per un basket che può rischiare, perché dietro c’è Wembanyama a proteggere tutto. E aprono il loro cammino contro Oklahoma City: i Thunder di Shai Gilgeous-Alexander, campioni nel 2025, sono stati fermati proprio dagli Spurs nell’ultima finale di Conference.

Oklahoma City ha avuto la miglior difesa Nba nelle ultime due stagioni, ma contro San Antonio ha vinto appena quattro delle dodici sfide dell’ultimo campionato (playoff compresi). È il grande duello annunciato a Ovest, dove ci sono anche Jokić a Denver, Dončić padrone dei Lakers e Curry che non vuole mettere via le triple.

E Minnesota? Forse la scommessa più affascinante tra le grandi. Anthony Edwards e LaMelo Ball sono nati a 17 giorni di distanza, nell’agosto 2001. Prima e terza scelta del draft 2020, ora sono nello stesso spogliatoio. Ma hanno conosciuto due Nba diverse. Edwards è arrivato due volte in finale di Conference, Ball non ha mai giocato una partita di playoff. Pur avendo la stessa età, Edwards ha trascorso sul parquet 6.008 minuti in più del compagno, quasi 200 partite. LaMelo porta fantasia, passaggi e quell’aria da ragazzo che sembra cercare sempre le nuvole. Uno che si diverte, insomma. Edwards ha imparato che per vincere servono anche disciplina e pazienza.

Per riunirli, Minnesota ha sacrificato Julius Randle e Naz Reid, perdendo centimetri e muscoli sotto canestro. Ora dovrà capire se due giocatori abituati a inventare da soli possono imparare a farlo insieme.

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