Con la settima puntata, in uscita proprio il 20 luglio, termina il podcast “La sospensione”, realizzato da Francesca Zanni per Amnesty International Italia, prodotto da Emons in collaborazione con questo giornale.

Le prime sei puntate sono state molto ascoltate e molto commentate. Il primo aspetto è il segno che “Genova non ti lascia”: non lascia le persone coinvolte loro malgrado nelle tremende violazioni dei diritti umani che si verificarono nel luglio 2001, non lascia le persone che c’erano e non lascia persino quelle che non c’erano.

Proprio i commenti delle persone che non c’erano, però, confermano una difficoltà che non è legata solo a Genova: quella, in questo paese, di parlare di questioni concernenti lo spazio pubblico e l’ordine pubblico senza avere la bussola dei diritti umani. Così, la puntata in cui si è parlato della morte di Carlo Giuliani ha replicato, nei commenti, lo schema pistola versus estintore. Il pubblico si è diviso a seconda dei pareri se Carlo Giuliani avesse fatto bene o male a lanciare un estintore verso una camionetta dei carabinieri e se il funzionario dello stato che era al suo interno avesse fatto bene o male a sparare. Non ci si è posti il problema se l’uso della forza letale fosse stato proporzionale o meno alla minaccia che si aveva di fronte.

Ma, in fondo e del resto, all’epoca non ci si pose neanche il problema di accertarlo in un’aula di giustizia. La settima puntata, dunque. La domanda posta alle persone che vi hanno preso parte, tutte intervenute in quelle precedenti, è stata: un’altra Genova potrebbe ripetersi? Un’altra Genova nel senso di un’ulteriore sequenza di violazioni dei diritti umani, con lo stesso livello di brutalità, letalità e impunità.

Nessuna delle risposte lo ha escluso, molte lo hanno paventato sottolineando l’attuale clima di compressione degli spazi di libertà e di repressione del dissenso, quella foga securitaria che ha ispirato un decreto sicurezza all’anno negli ultimi due.

C’è chi ha ricordato la frase con cui Amnesty International definì nel 2002 quanto accaduto l’anno prima (una «violazione dei diritti umani senza precedenti») per concludere, meglio auspicare che tutto quello che successe 25 anni fa, un massimo di violazioni dei diritti umani in un minimo di tempo, difficilmente potrebbe verificarsi ancora.

Ma questa riflessione ha portato con sé un dubbio: un’altra Genova non è già avvenuta, sebbene parcellizzata e diluita nel tempo?

È vero, dal 2001 non ci sono state uccisioni di manifestanti in piazza. Ma è stato un caso: un lacrimogeno sparato ad altezza di persona, che ha causato una frattura delle ossa facciali, lo scoppio del bulbo oculare e la perdita permanente della vista da un occhio, conseguenze già gravissime (è successo a “Lince”, a Bologna, neanche un anno fa), avrebbe potuto colpire un organo vitale. E di “morti di stato” in questo quarto di secolo (durante fermi e arresti, nel corso di inseguimenti o di perquisizioni, all’interno delle carceri o in altre situazioni di privazione della libertà, compresi reparti psichiatrici di strutture pubbliche) ce ne sono stati tanti, veramente tanti.

Quanto accaduto nel marzo 2020 durante la spedizione punitiva nel carcere di Santa Maria Capua Vetere è meno grave di ciò che successe a Bolzaneto? Tornando alle manifestazioni, l’uso eccessivo della forza contro proteste pacifiche, soprattutto quelle per Gaza, non ha ricordato la strategia applicata nelle piazze genovesi, con la scelta non di isolare le situazioni violente e proteggere il diritto di protesta bensì di caricare indiscriminatamente?

Non c’è, oggi come allora, quella narrazione criminalizzante e stigmatizzante nei confronti di chi intende criticare chi governa ed esprimere il proprio dissenso? Non c’è, oggi come allora, quella postura sprezzante e autoritaria da parte di chi è al potere di non ascoltare le richieste e le proteste dal basso, per esempio in tema di emergenza climatica? E non mancano, oggi come allora, i codici identificativi per le forze di polizia in servizio di ordine pubblico, garanzia per le persone manifestanti e contro l’impunità?

Piccolo segnale di ottimismo, l’effetto deterrente maggiore rispetto a 25 anni fa costituito dagli occhi: occhi digitali, occhi dei media, occhi degli osservatori. Altra constatazione: a Genova nel 2001 si assediò la fortezza del G8 in modo inizialmente gioioso e ingenuo, non immaginando fino in fondo la violenza della risposta. Oggi, sappiamo a cosa si può andare incontro.

In conclusione, se una conclusione dev’esserci, la speranza è che, poiché “Genova non ti lascia”, chi nel 2051 – assistito dall’anagrafe e dalla salute – parlerà di quanto accaduto cinquant’anni prima non debba ricordare che un’altra Genova accadde nuovamente.

"La Sospensione. Bolzaneto e il G8: 25 anni dopo" si può ascoltare su tutte le piattaforme audio, sul sito di Emons Record e su YouTube. Il 17 luglio sarà presentato a Genova, il 20 a Milano e il 21 a Roma.

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