«Mi sento vittima di un meccanismo che non ha messo in campo tutto quello che doveva». A dirlo è Andrea Delmastro Delle Vedove, ex sottosegretario alla Giustizia, ascoltato in commissione Antimafia. Il deputato meloniano risponde alle domande sulla società che aveva costituito insieme alla figlia di un prestanome del clan Senese.

Al suo fianco c'è la presidente della bicamerale d'inchiesta, Chiara Colosimo, amica e compagna di partito di Delmastro. L'ex numero due del ministero racconta di aver portato alla bisteccheria dell'uomo del clan i vertici del Dap e l'ex capo di gabinetto del ministero, Giusi Bartolozzi, come già emerso dalle ricostruzioni giornalistiche. Ma anche big del partito. «Una sera è venuto Donzelli al locale, ha mangiato una cosa ed è andato via. Ma solo una cena. Nessuno conosceva i proprietari», ha detto.

Guanti di velluto

I deputati e senatori della maggioranza usano i guanti di velluto, il senatore leghista Gianluca Cantalamessa chiede: «Lei ha accesso allo Sdi?», la banca dati riservata alla quale hanno accesso le forze dell'ordine quando sono in corso inchieste. La risposta è stata chiaramente negativa, ma bastava Google. Se avesse digitato il nome di Caroccia sul famoso motore di ricerca, Delmastro avrebbe scoperto vita e opere del ristoratore diventato amico e compagno di bistecche.

«Una imperdonabile leggerezza politica. Nessuno mi ha avvertito. Se avessi voluto fare affari con un criminale avrei schermato la mia presenza con un prestanome. Io sono uscito dalla società a febbraio pochi giorni dopo la condanna definitiva di Caroccia. Nessuno mi ha mai avvertito dei precedenti del soggetto».

Così Delmastro ha evocato il rigore morale per spiegare le sue dimissioni e dello stato maggiore di Fratelli d'Italia, soci della bisteccheria. Quel rigore morale che ha portato il ministero della Giustizia e il Dap a tavola con l'uomo del clan Senese.

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