Maricarmen Abascal è un nome ormai noto: dopo lo sfratto dalla sua casa di Madrid, in tutta la Spagna sono scoppiate le proteste. Tutto è nato dopo che la società proprietaria dell’appartamento aveva moltiplicato l'affitto portandolo da 500 a 2.650 euro. A innescare le mobilitazioni non è stata solo l’età della donna, 87 anni, ma più in generale la grave situazione abitativa spagnola, dove il caro affitti, legato soprattutto al turismo di massa, fa sì che ormai troppe persone non siano più in grado di pagare il canone per rimanere in casa loro. Ed ecco che aumentano gli sfratti.

In Spagna centinaia di persone si sono accampate nel centro della capitale, per sostenere la causa di Maricarmen e del resto dei cittadini. Il risultato è stato prima la proposta di misure d’emergenza da parte del governo di Pedro Sánchez: tra queste lo stop agli sfratti per i vulnerabili fino al 2030, la proroga dei contratti e il blocco degli aumenti. Tuttavia, il Congresso ha bocciato quei decreti, alimentando le proteste nel resto del paese. Per concludere la vicenda, almeno politicamente, Sánchez ha annunciato lo scioglimento delle Camere e le elezioni anticipate. Per quanto riguarda Maricarmen, l’anziana è morta prima di riuscire a rientrare in casa.

La crisi abitativa però, non è una questione solo spagnola, ma interessa parecchi paesi europei, tra cui sicuramente l’Italia. La Commissione europea ha proposto una regolamentazione per contrastare la crisi abitativa nell’Unione. Secondo l’Eurostat, nel secondo trimestre del 2026 i prezzi delle abitazioni nell'Unione europea sono aumentati del 4,7 per cento, mentre quelli degli affitti sono cresciuti del 3 per cento rispetto al secondo trimestre del 2025.

L’andamento del mercato italiano è in linea con quello generale europeo. In particolare, secondo Idealista, nel nostro paese è esplosa la quota di annunci transitori, passata dall’1,6 al 31,4 per cento, e di conseguenza l’offerta di soluzioni a lungo termine è diminuita del 34,8 per cento. L’Italia dunque avrebbe bisogno di misure ad hoc per risolvere la crisi.

Come risolvere

Nella nostra newsletter quotidiana Oggi è Domani abbiamo proprio chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici quali potrebbero essere le soluzioni migliori per superare lo stallo attuale. Dalla possibilità di aumentare il numero di alloggi pubblici a quella di disincentivare gli affitti brevi, dal recuperare gli immobili pubblici inutilizzati fino a favorire la costruzione di nuove abitazioni: sono solo alcuni esempi delle idee emerse riguardo le possibili misure che il governo potrebbe adottare contro il caro-casa.

Nelle risposte, un lettore ha evidenziato l’utilità di «recuperare gli immobili pubblici inutilizzati» dichiarando il suo «no al consumo di altro suolo». Tra le altre proposte, figura quella di «un serio controllo dei b&b fantasma»: un nostro abbonato infatti sostiene che «tanti non hanno alcuna autorizzazione, hanno preso tutti gli incentivi pubblici previsti per l'uso privato per ristrutturazione, mobilio, elettrodomestici, ma poi ne fanno b&b o li affittano in nero a turisti, studenti o per affitti brevi, sempre in nero».

«Preliminarmente deve essere chiaro che non deve essere occupato ulteriore suolo libero per costruire alcunché», scrive un altro lettore. Quello che sembrerebbe necessario è piuttosto «un grande piano di ristrutturazione dell'esistente che, se non pubblico, dovrebbe essere acquisito dagli enti locali per alloggi popolari, ma a risparmio energetico da affittare o vendere a prezzi calibrati». Il lettore aggiunge inoltre che «sarebbe opportuno rivedere anche la normativa sugli sfratti, per non strangolare proprietari e inquilini in infinite dispute, che non incentivano gli affitti, unitamente al ripristino della legge sull'Equo canone». In sostanza, le soluzioni non mancherebbero; si resta però in attesa di attuarle.

Gli altri sondaggi

Nell’ultimo sondaggio, è stato affrontato un altro tema molto importante, ovvero l’inclusione nelle classi scolastiche. I nostri lettori avevano evidenziano la necessità di più risorse, così da poter investire sui mediatori culturali e una maggior formazione linguistica per gli insegnanti, oltre che al mantenimento di classi più piccole, e non di 30 alunni.

Nel sondaggio precedente, la scuola era ancora al centro della discussione. In particolare i lettori sono stati interrogati in merito al decreto scuola, esprimendosi in maniera prevalentemente negativa nei confronti della riforma.

La settimana prima, il tema centrale era la nuova legge elettorale. Chi ha risposto al sondaggio, ha definito la legge una “truffa”, criticando il provvedimento. In particolare, le liste bloccate sono state descritte come «una falsa illusione di scegliere gli eletti» e il premio di maggioranza «eccessivo».

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