La campagna del Partito democratico contro le bugie del governo e della premier. Venerdì una call con tutti i rappresentanti locali del partito per capire come proseguire la mobilitazione anche sui territori. Al di là dell’importanza del tema contingente, si tratta di un modo per sbattere in faccia all’esecutivo la sua inconsistenza davanti ai problemi che colpiscono ogni giorno cittadini e imprese.
Il caso Roggero, la morte di Abderrahim Fakir e gli scontri di piazza a Bologna, la legge elettorale. L’agenda del governo, soprattutto quella comunicativa, è fitta, ma manca di un punto fondamentale: la ricerca di una soluzione alla crescita del prezzo del carburante, tornato ai livelli primaverili. È l’accusa del Partito democratico, che nelle ultime ore ha lanciato una mobilitazione per incalzare il governo a intervenire proponendo la ricetta delle accise mobili. I weekend da bollino nero sulle autostrade, del resto, si avvicinano, ma i prezzi di benzina e diesel sono ormai stabilmente sopra l’1,90 euro e i 2,1 euro al litro in tutta Italia (dati Mimit).
Nel mirino dei dem, i famosi video di Giorgia Meloni quando, in campagna elettorale per le Politiche del 2022, prometteva che avrebbe abolito le accise, oppure quando in Aula spiegava che il costo del carburante, impattando su quello delle merci, veniva pagato due volte dai consumatori. Un’Iva “mascherata”, da sopprimere. Proposte e promesse che, attaccano dal Nazareno, si sono però risolte in un nulla di fatto.
Gli unici interventi correttivi, in quattro anni scarsi di governo, sono stati i tagli temporanei delle accise in primavera, varati in risposta alla prima impennata dei prezzi in seguito alla crisi in Medio Oriente. «Decreti di quel tipo», dice una fonte dem a Domani, «non hanno molto senso se non diventano strutturali, sono sembrati più che altro interventi per cercare consenso in vista del referendum sulla giustizia». In ogni caso, interventi simili non si ripeteranno. A chiarirlo è stato lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. «Non le ho», ha detto parlando di eventuali risorse da destinare a nuove operazioni.
Mobilitare i territori
Venerdì, il Pd farà una call con tutti i rappresentanti locali del partito per capire come proseguire la mobilitazione anche sui territori. Al di là dell’importanza del tema contingente, si tratta di un modo per sbattere in faccia al governo la sua inconsistenza davanti ai problemi che colpiscono ogni giorno cittadini e imprese. «Piuttosto che occuparsi di treni o di carburante, hanno ingabbiato per mesi il Parlamento nella discussione di una legge elettorale che interessa solo a loro perché hanno paura di perdere, oppure si concentrano a inseguire i fatti di cronaca come se fossero dei cronisti di nera», rimarcano dal Nazaremo.
Intanto, sul fronte dei carburanti Giorgetti potrebbe presto avere tra le mani un nuovo strumento, le cosiddette accise mobili. Il meccanismo si basa sul fatto che le accise non sono l’unica tassa sul carburante, ma c’è anche l’Iva, che non è fissa ma in percentuale. Di conseguenza, più si alza il costo del carburante, più si alza l’incasso dell’Iva. L’idea è usare questa “extra-Iva” per abbattere il prezzo di diesel e benzina.
Una proposta in questa direzione, ricordano dal Nazareno, il Pd l’aveva messa sul tavolo già mesi fa: inizialmente presa in considerazione, era stata presto abbandonata dal governo e dalla maggioranza. Ora, a rilanciarla è il responsabile economia della segreteria nazionale del partito di Elly Schlein, il senatore Antonio Misiani, che accusandolo di «incoerenza» e «immobilismo», invita il governo a un confronto. «Siamo pronti a discuterne in qualunque sede. Non chiediamo alla presidente del Consiglio di mantenere le promesse mirabolanti fatte in passato: a questo punto sarebbe chiedere la Luna. Le chiediamo almeno di ascoltare chi una soluzione fattibile la sta proponendo».
«Basta slogan»
Sono le parole di Misiani ad aprire la nuova campagna del Pd. A ruota si accodano i capigruppo, Francesco Boccia e Chiara Braga, e il capo delegazione a Bruxelles, Nicola Zingaretti, che rincarano la dose. «Da chi governa da quattro anni, da chi faceva i video davanti alle pompe di benzina per annunciare il taglio delle accise ci aspetteremmo di sapere quali sono le misure messe in campo per aiutare il nostro Paese ad andare avanti», si legge in una nota.
«Invece, Giorgia Meloni, il suo governo e la sua maggioranza, passano il tempo a litigare sulle intercettazioni e sulla legge elettorale, a strumentalizzare fatti di cronaca per inseguire Vannacci sul tema della sicurezza». Nel drappello sceso in campo sul tema, anche l’europarlamentare e membro della segreteria Alessandro Zan, che accusa Meloni di «essere sparita»: «La smetta con gli slogan e intervenga, perché la benzina non si paga con i suoi video elettorali, ma purtroppo con i soldi degli italiani». La palla ora passa a Palazzo Chigi, sperando che nel frattempo i listini dei distributori non facciano brutte sorprese.
© Riproduzione riservata