Il trentino ha fatto la gara che voleva: in testa dall’inizio alla fine. Il bergamasco secondo al photofinish, con un sole sul casco che ricorda la fidanzata Matilde Lorenzi, morta un anno e mezzo fa mentre si allenava in Val Senales. L’Italia arriva a 30 medaglie
Ogni giorno il meglio di Milano-Cortina 2026 in un colpo d’occhio: risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti della giornata olimpica. Dalle piste alle piste di ghiaccio, un racconto essenziale e puntuale per non perdersi nulla dei Giochi. Qui tutte le altre puntate. "Cronache dal ghiaccio” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Oltre il traguardo”, che racconta invece una storia che nasce dai Giochi.
Un trionfo assoluto, che accende l’ultimo sabato dei Giochi: oro a Simone Deromedis, argento al photofinish per Federico Tomasoni nello ski cross. E sotto una fitta nevicata è festa completa per il freestyle azzurro, dopo i bronzi di Lucia Dalmasso (snowboard) e Flora Tabanelli (big air).
Deromedis e Tomasoni sono arrivati in finale praticamente allo stesso modo, qualificandosi sempre uno davanti all’altro nello stesso gruppo. Poi il dominio in finale: il trentino, campione del mondo 2023, è partito in testa e non l’hanno più preso. Dietro Tomasoni, 28 anni, bergamasco, cercava il punto più alto della sua storia sportiva, e l’ha trovato proprio alle Olimpiadi in casa: sorpassi e controsorpassi con il quarantenne svizzero Alex Fiva, e sulla linea del traguardo il bergamasco è riuscito a mettere lo sci davanti.
Deromedis, quinto da underdog quattro anni fa ai Giochi di Pechino, alla vigilia di Milano-Cortina non aveva nascosto di puntare al massimo. «Voglio fare la gara in solitario, a essere in testa già dalla prima curva». Come se l’avesse vista in anticipo. È andata esattamente così, come nei sogni, come nelle favole.
Dopo aver provato il ciclismo su strada e lo sci alpino, Deromedis, 25 anni, ha incontrato il freestyle dieci anni fa. Tre settimane fa aveva vinto l’ultima tappa della Coppa del Mondo prima della pausa per i Giochi. Sul suo casco Simone ha omaggiato il suo idolo, Ayrton Senna.
Federico sul casco ha invece un sole giallo che vuole dire tutto per lui: ricorda la fidanzata Matilde Lorenzi, la sciatrice piemontese morta un anno e mezzo fa dopo una caduta in allenamento, in Val Senales.
Conferma definitiva per Giovannini
Una fuga bidone ha caratterizzato la mass start maschile dello speed skating: oro all’olandese Jorrit Bergsma, argento al danese Viktor Hald Thorup, ma il bronzo lo conquista Andrea Giovannini, che in volata brucia niente meno che lo statunitense Jordan Stolz. Per il trentino, campione del mondo in carica nella mass start e vincitore della Coppa del mondo di specialità nel 2024 e nel 2025, è la conferma definitiva.
Nella finale femminile Francesca Lollobrigida era una delle favorite. Dal Lazio era arrivata tutta la sua famiglia. Ha cominciato convinta di dover alzare il ritmo, ma poi ha patito l’allungo della belga Tas e ha dovuto inseguire fino al quarto posto finale.
29 medaglie, 10 sono d’oro
Con l’impresa dello ski cross diventano 29 le medaglie azzurre: 10 ori, 6 argenti e 13 bronzi: terzo posto nel medagliere blindato.
Non è arrivata la medaglia nello skimo: oggi toccava alla staffetta mista. Alba de Silvestri e Michele Boscacci, coppia anche nella vita, hanno chiuso la loro Olimpiade al quinto posto. Oro alla Francia, argento alla Svizzera, bronzo ad Ana Alonso o Oriol Cardona, che hanno portato tutte e tre le medaglie della Spagna in questi Giochi.
L’addio di Wierer
Si chiude con un quinto posto molto applaudito dal pubblico di Anterselva, sotto una nevicata abbondante a rendere tutto molto fiabesco, la carriera di Dorothea Wierer. Nella 12.5 km mass start femminile di biathlon doppietta francese con Oceane Michelon oro davanti a Julia Simon, bronzo a sorpresa per la ceca Tereza Vobornikova. Soltanto diciottesima Lisa Vittozzi.
Grande cuore di Wierer, mai oltre le prime dieci, nonostante due errori al poligono. Tutti devono dirle grazie: si deve a lei l’uscita del biathlon dalla nicchia in cui era tradizionalmente rinchiuso per diventare sport popolare, addirittura da copertina.
Ventisei anni di biathlon di talento, che le hanno portato sei ori tra Mondiali giovanili e juniores. Nel 2023 è diventata campionessa del mondo con la staffetta femminile. Ai Giochi Invernali di Sochi aveva chiuso sesta la sprint e aveva vinto il bronzo nella staffetta mista assieme a Karin Oberhofer, Dominik Windisch e Lukas Hofer. Ottantotto volte sul podio in carriera, considerando anche le staffette, tra Olimpiadi, Mondiali e Coppa del Mondo. Una grande campionessa.
Klaebo senza più confini
Anche gli dèi hanno un cuore. E si stupiscono. Non è escluso Johannes Hoesflot Klaebo, divino fondista, mentre contava i suoi ori come figurine. A 29 anni il norvegese ha conquistato l’oro anche nella 50 km tecnica classica del fondo, la gara più dura, quella più difficile. Lo hanno definito fuoriclasse e bulimico, imprendibile e imbattibile. Un superman di questo sport che richiede forza e resistanza. Nelle gambe e nella testa. Con questo, fanno sei ori su sei gare. Klaebo che luccica.
L’impresa è un rewind. Il novergese lo scorso anno ai Mondiali di Trondheim, casa sua, aveva fatto lo stesso. «Sono felice, ma è stata una gara durissima su un percorso molto faticoso. La stanchezza mi impedisce di ragionare su cosa è successo: avrò bisogno di tempo per capire il valore di un’impresa che prima delle Olimpiadi poteva sembrare un sogno impossibile. La spinta per provare a farcela è partita proprio dalla volontà di fare qualcosa di impensabile».
Volto-simbolo di questi Giochi invernali, Klaebo ha messo in fila oro nello skiathlon, nella sprint, nella 10 km, nella staffetta 4X7,5 km, nella Team sprint. E in questa 50 km.
Purtroppo Federico Pellegrino è stato fermato dall’influenza e non ha avuto la possibilità di prendere parte alla 50 km. La sua avventura olimpica è finita. Il portabandiera azzurro ha scritto un messaggio. «Negli ultimi quattro anni, vedendo avvicinarsi la possibilità di esserci ancora alle Olimpiadi in casa, ho iniziato a sognare il modo in cui mi sarebbe piaciuto di più chiudere la carriera e a lavorare per renderlo un obiettivo: insieme a una medaglia in un evento a squadre, essere della partita nella 50km, la gara regina dell’endurance olimpico. In parte, non sarà così. La tendinite al polso era “sotto controllo” ma da venerdì mattina sono a letto con sintomi influenzali e sono enormemente dispiaciuto nel dirvi che oggi non sarò al via della 50. Non poter vivere quelle emozioni che solo gli ultimi chilometri di una gara estenuante, incitato da tifosi e famiglia al completo, nel massimo evento sportivo in casa, mi auguravo di vivere è straziante. Mi ci andrà qualche tempo per digerire questa delusione. Ma quando succederà potrò tornare a essere grato per tutte quelle emozioni di cui nelle ultime due settimane e nel percorso di avvicinamento a questo evento ho potuto godere».
I bob ribaltati
Brutto incidente per l’Austria nella seconda manche del bob a 4. Nel finale Jakob Mandlbauer, Daniel Bertschler, Sebastian Mitterer e Daiyehan Nichols-Bardi si sono ribaltati. La gara è sospesa per permettere i soccorsi. Nessuna conseguenza grave.
In seguito la gara è stata nuovamente interrotta per il ribaltamento dell'equipaggio francese: tutto ok. E dopo pochi minuti anche l'equipaggio di Trinidad e Tobago non è arrivato al traguardo. Fortunatamente stanno tutti bene.
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