VideoFattiMilano-Cortina, Dalmasso: "Dedico l'oro nello snowboard a nonno Giovanni"
Il pianto più bello, un pianto di gioia. Dopo i pianti, di dolore e tristezza, per gli infortuni. Lucia Dalmasso è commossa, i suoi occhi non trattengono le lacrime. Sopraffatta dallo sturm und drang, i suoi più intimi desideri diventati realtà tangibile, una medaglia alle Olimpiadi: "Bisogna continuare a crederci e sognare". L'azzurra taglia il traguardo della finalina dello slalom gigante parallelo, davanti a Caffont in un derby fratricida, si piega e si mette le mani sul volto. Lo sguardo è scosso ma ancora composto. Sul podio, invece, le emozioni sono più difficili da gestire, specie davanti a tutto il pubblico, un pubblico di casa, che ti acclama e festeggia. Lei abbassa il capo, guarda il suo bronzo, luccicante, e si lascia andare, finalmente.
"Non ho ancora smesso di piangere - scherzerà più di due ore dopo, dopo aver baciato il fidanzato e abbracciato i genitori - e continuo a toccare questa medaglia perché ancora non ci credo. Spero di aver vinto anche per i colleghi maschi". Lo snowboard è la sua seconda carriera. Ma non un ripiego. La prima si era interrotta sulla Stelvio, proprio a pochi chilometri da qui, nel posto dove Franzoni e Paris hanno aperto il medagliere dell'Italia. Un allenamento con la Futur FISI, la squadra degli atleti più promettenti dello sci alpino, e una diagnosi spietata: rottura del legamento crociato di entrambe le ginocchia.
Sembra finita. Ma la Divina Provvidenza è in agguato. La passione per lo snowboard le offre una nuova possibilità: con forza e tenacia arriva il rilancio che si trasforma in una medaglia olimpica, la prima italiana nell'hub di Livigno. "Questa medaglia era un sogno ed ora che ci sono arrivata posso sognare ancora più in grande. La tavola in questi anni mi ha dato grandi emozioni: dopo che mi sono infortunata non ci credevo più ed invece ho ricominciato a farlo ed ora non vedo l'ora di arrivare alle prossime Olimpiadi. Questa medaglia è semplicemente tutto, non ci sono altre parole, è tutto".
La medaglia di Dalmasso mitiga in parte la delusione azzurra in campo maschile. La squadra è forte, punta dritta al metallo con March e il padrone di casa Bormolini, ma non riesce a gestire la pressione del grande evento, come ammetterà Roland Fischnaller. Lui, a 45 anni, gareggia alla settima edizione dei Giochi ma manca nuovamente il graffio. "Non c'è rabbia o delusione. Le Olimpiadi sono una bestia più forte di me".
LEGGI L'ARTICOLO