Quando gli astronauti e astronaute di Artemis II in viaggio verso la Luna rispondono al telefono a Trump, il presidente degli Stati Uniti li elogia, e fa qualche battuta. Ma i quattro decidono di rimanere in silenzio. Un silenzio politico. «C’è un problema di comunicazione?» chiede, ma tutto funziona. L’imbarazzo è, letteralmente, alle stelle, e il video diventa virale.

Nonostante la grandezza per meriti e risorse della Nasa, anche l’agenzia spaziale statunitense è finita nel mirino dei tagli di Trump. Che, con la contraddizione e imprevedibilità che circonda la sua persona, un giorno ne tesse le lodi, e l’altro taglia fino al 46 per cento dei suoi introiti.

L’accetta finanziaria di Trump tocca infatti lavoratori e interi progetti nella scienza, ricerca e studi sui cambiamenti climatici. Insomma, tutto ciò che permetterebbe alla specie umana di continuare a sopravvivere in un mondo che si riscalda a 0,35 gradi per decennio.

Viaggio senza scienza

Proprio mentre Artemis II viaggiava nello spazio, il 3 Aprile un nuovo documento ha previsto un taglio del 23 per cento del budget alla Nasa. Ma il colpo più duro lo ha subito il comparto scientifico che passa da 7,25 a 3,9 miliardi di euro.

In altre parole, le spedizioni continueranno a esserci, d’altronde la bandiera a strisce e stelle ha storicamente avuto difficoltà a rimanere nei propri confini nazionali, ma la scienza che le permette subisce un duro freno.

Tra le notizie che hanno scosso di più c’è quella che è stata chiamata “ristrutturazione” del Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland, principale complesso spaziale Usa per missioni satellitari sui cambiamenti climatici, livello del mare e atmosfera, descritto sul sito Nasa come «la più grande organizzazione di scienziati, ingegneri e tecnologi per studiare Terra, Sole, sistema solare e universo».

L’amministrazione Trump ha avviato la chiusura di 13 edifici e oltre cento laboratori: un terzo del totale, secondo il sindacato. A dicembre è stata chiusa anche la biblioteca, deposito di libri, riviste e dati su spazio e clima.

Parallelamente, a dicembre la Casa Bianca ha annunciato lo smembramento del National Center for Atmospheric Research a Boulder. I responsabili hanno fatto causa per bloccarlo.

Ma perché ridurre un’attività come i viaggi nello spazio, che da sempre caratterizzano l’immaginario statunitense di esplorazione (o, meglio detto, di espansione territoriale)?

La risposta risiede nell’aumento delle spese del 42 per cento per la difesa nell’anno fiscale del 2027. Il risultato è un azzeramento dei finanziamenti anche al National Endowment for Democracy e riduzioni di spesa per l’Internal Revenue Service e l’Environmental Protection Agency.

Il caso Marvel

Si parla in questi giorni del caso di Kate Marvel, climatologa della Nasa dal 2012 al 2022, divulgatrice e scrittrice (il suo ultimo libro è arrivato anche in Italia, Nove emozioni) che ha sbattuto la porta dei suoi uffici in protesta contro l’antiscientismo di Trump.

Quando la scienziata ha proposto di studiare gli effetti del cambiamento climatico sull’approvvigionamento energetico solare del paese, già reduce dalla delusione sull’istituto Goddard, qualcosa si è rotto.

«Queste sono cose che so e che continuerò a sapere finché il peso delle prove non mi convincerà del contrario: la Terra si sta riscaldando a causa delle attività umane, questo riscaldamento è già responsabile della sofferenza umana e può essere fermato dall’azione umana. Nulla di tutto ciò è, o dovrebbe essere, minimamente controverso», ha scritto nella sua lettera di dimissioni. Un licenziamento arrabbiato, di protesta, e come unica soluzione.

Bethany Stevens, portavoce della Nasa, si è rifiutata di rispondere in merito alle dimissioni, affermando che «sarebbe inappropriato per l’agenzia commentare questioni relative al personale».

«Per la Nasa, riunire scienziati e pubblicare articoli su questioni politicamente delicate, a prescindere dal fatto che si tratti o meno di un’imminente catastrofe climatica, non è utile alla missione più ampia della Nasa», ha dichiarato Jared Isaacman, amministratore della Nasa.

De-finanziamenti strutturali

La dottoressa Marvel si unisce ai circa 95mila dipendenti che hanno lasciato le agenzie scientifiche federali a causa di licenziamenti, pensionamenti o dimissioni da quando Trump è tornato alla Casa Bianca lo scorso anno. Di questi, si stima, secondo un recente report di Science, che 10mila fossero in possesso di un dottorato di ricerca in ambito Stem (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica) e sanità, al termine del mandato Biden.

Un altro caso che ha fatto molto parlare è stato quello di Katherine Calvin, la scienziata capo della Nasa ed esperta di clima, è stata licenziata lo scorso marzo insieme ad altri 22 dipendenti del suo ufficio.

La stessa Marvel ha avvertito che tagliare i finanziamenti sulla ricerca scientifica e sul clima avrà effetti a lungo termine sia sulla comprensione di ciò che sta accadendo all’ambiente con il riscaldamento del pianeta, come siccità prolungate, incendi boschivi e cambiamenti nella circolazione oceanica, sia sulla risposta della società a tali cambiamenti.

«Se perdiamo la capacità di studiare i punti di svolta climatici», ha affermato la scienziata, «perdiamo la capacità di parlarne in modo scientificamente neutrale e perdiamo la capacità di un’agenzia governativa affidabile di fornire informazioni utili al processo decisionale». «Tutto questo è attualmente a rischio», ha affermato.

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