Quando si è persa la Linea Lombarda? Non quella dei poeti ma quella di Simonetta, Gaber, Jannacci. L’allarme l’avevo già lanciato, ma in questa città non si trova più il Martini Dry. La vita è sempre più dura
Sabato (scorso)
Bruno Berni: «Estate un po’ loffia. Mi sono ripreso dopo aver letto il tuo commento su Calabresi. Purtroppo a Milano il candidato gode di una certa simpatia che non riesco proprio a comprendere. L’importante è che vinca, poi chiederò asilo politico con te».
Caro Bruno, non mi piace fare profezie. Stavolta però mi tocca farla, una profezia facile: la candidatura di Calabresi scoperchierà un vaso di Pandora (a sinistra).
Domenica
Ogni volta che metto piede in archivio mi prende l’agitazione. Non aprite quella porta eccetera. Temo, come in una storia di Dick, Borges e King messi assieme, che un buco nero mi risucchi. Alla fine ho trovato l’articolo che speravo di non trovare.
«La macchina del terrore è saltata, ormai si tratta soltanto di raccoglierne le schegge. La bestia umana che ha fatto i quattordici morti di piazza Fontana e forse anche il morto, il suicida di via Fatebenefratelli, è stata presa, è inchiodata: la sua faccia è qui, su questa pagina di giornale, non la dimenticheremo mai, la bestia ci ha fatto piangere...».
Era sbattuto in prima pagina sul Corriere d’Informazione (17 dicembre 1969). E c’era altro ancora. Forse pure peggio: «Il massacratore si chiama Pietro Valpreda, ha 37 anni, mai combinato niente nella vita; rottura con la famiglia; soltanto una vecchia zia, che stira camicie e spazzola cappotti, gli dà una mano; viene dal giro forsennato del be bop, del rock, un giro dove gli uomini sono quello che sono e le ragazze pure. S’è dimenato sulle piste delle balere fuori porta o sotto le strade del centro. È approdato anche al palcoscenico della rivista musicale, faceva il boy, uno di quei tipi con le sopracciglia limate e ritoccate a matita grossa che fanno ala, in pantaloni attillatissimi, alla soubrette che scende o precipita da una scala crepitante di luci al neon: che mestiere corto, infelice, di pochi soldi».
Poi il finale: «Di più, questo refoulé si ammala, il sangue non gli circola più normale nelle arterie delle gambe, è il morbo di Buerger, una feroce morsa che blocca e che alla lunga può dare l’embolo e la morte».
Che avessero addebitato anche la morte di Pinelli a Valpreda non lo ricordavo. E poi che gli aveva fatto di male il be bop, la musica preferita da Kerouac, la colonna sonora di On the Road?
Cercavo il vaso di Pandora della sinistra e ho aperto quello del mio mestiere.
Lunedì
È Milano il grande problema. Quando si è persa la Linea Lombarda? E non parlo tanto di quella dei poeti, quanto della Linea Lombarda rappresentata da Umberto Simonetta, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Ugo Tognazzi, Beppe Viola... Quella che aveva il senso dell’umorismo.
Martedì
Ho un vago ricordo di quando Milano perse il senso dell’umorismo. Mi ispirò un tormentone che faceva più o meno: «A qualcuno piace Alda e a qualcuno proprio no (nel senso della Merini, ovviamente: mi sont de quei che parlen no)». Ritorno in archivio a schiarirmi la memoria, sperando di non avere altre brutte sorprese, e trovo una mail in tema della lettrice Luciana Buffa: «Ho letto la sua recensione al libro di Alda Merini e condivido le sue parole. “La Alda” non mi ha mai trasmesso nessun sentimento o emozione, e ho sempre avuto la sensazione di un fenomeno molto gonfiato ma non osavo esprimerlo.
Quando ho letto le sue poche righe mi sono sentita liberata dal timore di essere l’unica a pensare quello che lei ha così ben significato in poche parole. Quando poi ho letto la risposta di Aldo Colonnello che scrive di essere il vicepresidente del comitato Nobel per Alda Merini sono rimasta basita. Ma scherziamo? Addirittura pensano di poterla far concorrere per un Nobel? Ma gli ha dato di volta il cervello? Gentilissimo AD lei riesce sempre a incuriosirmi e sorprendermi con la sua ironia». Risposi che nel caso in oggetto la mia non era ironia, era disperazione.
Basta archivio, faccio due passi in centro. Prendo un caffè da Princi in largo La Foppa. Nemmeno a farlo apposta su uno specchio del locale è riportata una poesia dedicata al fondatore, il fornaio Rocco Princi (che era bravo e pure calabrese). Dice tra l’altro: «E questa farina bianca / questa manna / che sollevo con le mie braccia / è simile al corpo di una donna». I versi sono firmati Alda Merini.
Mercoledì
Pio Ciampa scrive: «Spero che la vittoria dell’Inter sullo sciagurato Napoli ti abbia tirato un po’ su il morale. A noi vedere Allegri su quella panchina ci mette in depressione! Non voglio perdere la tua rubrica! Se sei stanco vattene una settimana al Lido di Venezia, c’è la Mostra del cinema, tante belle ragazze e il casinò. Ti divertiresti. E poi c’è Nanni Moretti, il suo “di’ qualcosa di sinistra” è sempre attuale».
Hai ragione, Pio. Giuro che la prossima volta dirò qualcosa di sinistra.
Giovedì
Nei taccuini di Henry James (Ormai non poteva succedere più nulla, Adelphi) ho trovato uno spunto per racconto inquietante (aggettivo che non si deve usare mai, lo so, ma James merita un’eccezione perché lui inquietante lo era davvero e profondamente). È la storia di una donna che desidera essere vedova anche se non si è mai sposata (però ha avuto un’intensa vita sessuale). Commissiona a un pittore famoso un ritratto del coniuge mai esistito da appendere in casa. «Quando può venire a posare suo marito?». «Non può. È morto» risponde lei. «Allora mi porti una fotografia». «Non ne ho, non ho ricordi di lui. Non può dipingere lavorando di fantasia? L’unica cosa che le chiedo è che sia un uomo bellissimo».
Roberto Calasso amava molto gli appunti di James, li trovava racconti perfettamente compiuti pur se brevissimi. E, in genere, gli piacevano le storie quasi twitteggianti, tanto che pubblicò i miei adorati, sibillini Romanzi in tre righe di Félix Fénéon. Per esempio: «Al passaggio a livello di Monthéard, nella Sarthe, il 515 ha travolto la signora Dutertre. Un incidente, si presume. Ma la situazione della donna non era incoraggiante».
Anche ad Aram Saroyan, figlio del grande scrittore William, piaceva lo stile di Fénéon e lo rifece in poesia. Così: «Auto sbanda / 11 feriti, / autista fermato».
Ieri
Posta arretrata. Il 16 giugno Vincenzo Mazziotti, Martinilogo eccelso, mi ha scritto: «Caro D’O, non ho nessuna tentazione di prepararmi un Negroni Sbagliato come ha fatto lei, ma mi spiega cosa c’entra il Bimby per la sua preparazione? Vorrei approfittare della disponibilità che lei dimostra sempre per i suoi chierichetti per intercedere con qualcuna delle intelligenze artificiali da lei abitualmente interrogate. Vorrei che provasse a chiedere, per conto mio, quanti anni ha una goccia di sudore. Con immutata stima».
Nuotando due km in piscina un giorno sì e uno no e facendo anche Pilates Reformer, tendo a risparmiare altre fatiche per non andare in sovrallenamento. Il Bimby mi serve per mescolare (e pesare gli ingredienti, sono un farmacista dei cocktail). Chiedo all’intelligenza artificiale quanti anni ha una goccia di sudore. Dopo aver definito la domanda «un tipico koan da lettore raffinato», l’Ia si è messa nei miei panni e ha risposto rifacendomi il verso (la sto viziando troppo) e allargandosi un po’: «Una goccia di sudore ha cinquant’anni (di contributi) se sgorga dal lavoro onesto; ottanta se viene dalla memoria di chi non c’è più; un quarto d’ora appena se è colpa del frigo rotto di Bocca di Magra che non fa più ghiaccio. Ma se invece è quella che scende sulla pagina mentre cerchi la parola giusta per chiudere il pezzo, ha l’età esatta del giornalismo: un mestiere d’altri tempi che si ostina a non voler morire».
Caro Mazziotti, lei mi può capire, avevo già lanciato l’allarme a febbraio: il Martini dry non si trova più a Milano. E anche a Roma un barman mi aveva confessato che il proprietario del locale aveva smesso di rifornirsene perché il Martini cocktail non va più (e infatti se ne vedono le conseguenze). La vita si fa sempre più dura e stasera sono costretto a farmi un Bloody Mary, forse più consono a tempi sanguinosi come questi. Dunque: vodka, succo di pomodoro, succo di limone, sale, pepe, Worcestershire Sauce, Tabasco e ghiaccio. Buono, ma vuoi mettere un Montgomery?
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