Il primo lo ha vinto Ennio Flaiano con Tempo di uccidere nel 1947: ora è stata pubblicata la dozzina di libri candidati per l’ottantesima edizione. Tra loro Christian Raimo, Michele Mari, Nadeesha Uyangoda e Bianca Pitzorno
Il Premio Strega festeggia ottant’anni dalla sua fondazione — il primo fu vinto nel 1947 da Ennio Flaiano con Tempo di uccidere per Longanesi. La finale si terrà l’8 luglio in Campidoglio, data scelta strategicamente per evitare sovrapposizioni con partite di calcio (tanto l’Italia non giocherà). Ecco i 12 finalisti di questa edizione. Sono libri belli e interessanti. Più della media.
Maria Attanasio, La Rosa Inversa (Sellerio)
Un romanzo settecentesco ambientato in Sicilia, tra illuminismo, massoneria e restaurazione. Una sorta di Yourcenar siciliana.
Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia (Quodlibet)
Avventure letterarie e memorabili vissute insieme allo scrittore Gianni Celati (1937–2022), con una galleria di personaggi stravaganti nei loro pressi. Narratori delle pianure.
Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori)
Qui la narratrice inattendibile, gran invenzione letteraria di Ciabatti, incontra addirittura un gangster camorrista. E lo fa parlare dei colombi mentre lei racconta tutto ciò che gli altri non possono vedere.
Mauro Covacich, Lina e il sasso (La nave di Teseo)
Favola moderna sui sentimenti imprevedibili che riscrivono le vite, illuminata dalla figura di una bambina dalla luce abbagliante.
Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi)
Congegno narrativo a orologeria e lingua spettacolare per una black comedy di grande divertimento come fosse Compagni di scuola di Verdone scritto però nella letteratura di Mari.
Matteo Nucci, Platone una storia d’amore (Feltrinelli)
La vita del grande filosofo ateniese, cui la filosofia non basta, perché piuttosto l’eros — vissuto con ragazzi lascivi dalla mente brillante - e la passione totalizzante si rivelano il motore più potente dell’animo umano.
Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi)
Quando la realtà si smaglia e lascia entrare l’allucinazione, quando la paura stringe e l’unico modo di stare al mondo è vivere sul precipizio delle cose.
Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani)
Ispirata a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, mescola romanzo d’avventura, gotico e picaresco. Del gruppo è il più venduto, attorno alle 50mila.
Christian Raimo, L’invenzione del colore (La nave di Teseo)
La storia della mitica Technicolor sulla Tiburtina, laboratorio artigianale che colorò per l’immaginario cinematografico. Tra i suoi artefici, il padre dell’autore, Raffaele.
Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma)
Il 4 gennaio 1960 la Facel Vega guidata dal celebre editore Michel Gallimard va a schiantarsi contro un platano. A bordo il Nobel Albert Camus muore sul colpo. La cultura mondiale piange mentre quattro donne si scoprono contemporaneamente "vedove" dell’uomo che amavano.
Nadeesha Uyangoda, Acqua sporca (Einaudi stile libero)
Tra la storia tumultuosa dello Sri Lanka e la provincia italiana, quattro donne cercano di andare avanti tornando indietro, verso casa.
Marco Vichi, Occhi di bambina (Guanda)
Negli anni Ottanta, la piccola Arianna viene strappata alla sua vita serena a Firenze e trascinata in una fuga tra Parigi e Barcellona, inseguendo un segreto materno mai svelato.
Rui e Vichi sono le sorprese. Tre Einaudi, tra cui il favorito Mari, due della Nave. “Trombati” illustri Bruck, Fois, Pecoraro e Colombati.
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