Parla la manager che guidò la candidatura e l’organizzazione delle Olimpiadi del 2006: «Dallo streaming ai social, in 20 anni è cambiato tutto. Oggi troppi interlocutori, troppa politica, tre regioni coinvolte e prezzi troppo alti che allontanano i giovani». A Torino «governo e Coni insistettero per la pista da bob: è in disuso dal 2011, fu un puntiglio nazionalistico. Alla città i Giochi regalarono l’alta velocità, musei, l’Inalpi Arena e una rete di volontari, ma la montagna ha ereditato strutture costose ed ecologicamente impattanti. La divisione del fardello di un evento così tra più paesi, come per i Mondiali di calcio»