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Operai in sciopero nello stabilimento Electrolux di Cerreto d'Esi

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato lunedì 25 maggio alle ore 15, presso Palazzo Piacentini, un tavolo sulla vertenza Electrolux, alla luce dell’annuncio dei 1.700 esuberi e del piano di riorganizzazione industriale presentato dalla multinazionale di elettrodomestici che prevede la chiusura del sito di Cerreto d'Esi, nel distretto Fabrianese (Ancona) del 'Bianco', un tempo fiorente e ora segnato da una serie infinita di crisi.

All’incontro saranno presenti i rappresentanti dell’azienda e le organizzazioni sindacali, insieme ai rappresentanti delle Regioni in cui sono presenti gli stabilimenti del gruppo: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche e Veneto.Il tavolo ha l’obiettivo di approfondire le ricadute occupazionali e industriali della vertenza e di esaminare le possibili azioni a tutela dei lavoratori e della continuità produttiva.

Tra i 170 lavoratori interessati dall'annuncio ci sono timori che ritornano per un futuro lavorativo incerto, ma anche rabbia perché, nonostante i risultati d'efficienza raggiunti, la multinazionale intende chiudere lo stabilimento, forse per delocalizzare la produzione di cappe aspiranti in Polonia.

Così si è assistito allo sciopero degli addetti, con un presidio davanti al sito con bandiere e un cartello emblematico: "Electro...shock". Se il piano di riorganizzazione era nell'aria, la volontà dell'azienda di chiudere è stata una doccia fredda per i lavoratori già in precedenza in lotta per il posto di lavoro prima del passaggio da Best a Electrolux. "Dopo 33 anni qui, sola, una figlia a carico, - dice all'ANSA Elisabetta, 55 anni -, quattro anni dalla pensione, pensavo di farcela e invece.. Come faccio con le spese? Loro non se lo chiedono. Mi dispiace per le colleghe, è come una famiglia. Abbiamo bisogno di lavorare".

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