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Cina, stop ai soccorsi in Tibet per il rischio di nuove alluvioni

Sul Langtang Lirung, al confine con il Tibet, il cedimento della roccia che sosteneva una porzione del ghiacciaio ha trascinato a valle una massa enorme di ghiaccio e detriti: tra 100 e 200 milioni di metri cubi di materiale. L’impatto è stato così violento da produrre un segnale sismico equivalente a una magnitudo 5.2.

La frana ha poi sbarrato il corso dell’acqua, formando una diga naturale e un lago instabile a circa 4.000 metri di quota. Per giorni l’acqua di fusione del ghiacciaio ha continuato ad accumularsi, fino a superare la barriera di detriti e far tornare a crescere il livello del Trishuli.

Soccorritori, forze dell’ordine e abitanti sono stati invitati ad abbandonare il fondovalle e raggiungere zone sicure.

Le immagini satellitari mostrano una ferita enorme sulla montagna: la sezione collassata sarebbe larga circa 600 metri, lunga 400 e spessa una cinquantina.

Non è una calamità isolata né un evento senza contesto. Nell’Himalaya il riscaldamento accelera la fusione dei ghiacciai, altera equilibri fragili e aumenta il rischio di frane, laghi glaciali e inondazioni improvvise. Quello che accade in alta quota non resta lì: scende a valle e diventa emergenza. Il Nepal ci ricorda che la crisi climatica è già una crisi di sicurezza, territori e vite umane.

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