VideoMondoNepal, i danni dopo la devastante inondazione
Circa 10 mila famiglie necessitano di aiuti immediati dopo la devastante alluvione che ha colpito l’area di confine tra Nepal e Tibet, provocando almeno 289 morti. Lo riferisce l’Organizzazione mondiale della sanità, che sta collaborando con le autorità nepalesi soprattutto nel distretto di Rasuwa, tra le zone più colpite. Tra Nepal e Cina risultano ancora disperse circa 1.400 persone, comprese centinaia di turisti stranieri. Le operazioni di soccorso proseguono tra fango, detriti e collegamenti interrotti. La polizia e l’esercito nepalesi hanno schierato 7.400 uomini nelle ultime 24 ore. L’emergenza riguarda anche il sistema sanitario: quattro centri medici sono stati danneggiati e tre risultano completamente distrutti, mentre altri due ospedali hanno subito interruzioni nei servizi. L’Oms ha già inviato tende multiuso per garantire la continuità dell’assistenza. Le autorità hanno intanto chiarito che il segnale sismico registrato il 26 agosto non era stato provocato da un terremoto. Secondo Ingv e Usgs, sarebbe stato generato dal collasso di un enorme blocco di ghiaccio e roccia, seguito da una frana e da una colata di acqua e detriti. Care International ha inoltre avvertito del rischio di malattie trasmesse attraverso l’acqua a causa dei danni alle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie.
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