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Amatrice, sindaco: "Possibile far rivivere la città, ma cantieri a singhiozzo per problemi ditte"

A dieci anni dal terremoto del 24 agosto 2016, Amatrice prova ancora a rinascere. Una nuova striscia d’asfalto di seicento metri attraversa Corso Umberto I, nel cuore di un centro storico dominato da cantieri, gru e impalcature. L’orologio della torre civica, rimasta in piedi dopo il sisma che provocò 299 vittime, segna ancora le 3.36. Meno del 20% degli sfollati è rientrato nelle proprie case e molte strutture pubbliche attendono ancora la ricostruzione.

L’attuale sindaco Giorgio Cortellesi resta fiducioso: «È possibile far rivivere la città anche se i cantieri vanno a singhiozzo per problemi con le ditte». Ma la questione non riguarda soltanto i mattoni. «Qui il 20% delle persone sono seguite dai servizi di assistenza perché si isolano e faticano ad uscire. Servono luoghi che aggreghino», sottolinea il sindaco.

Dei 2.323 residenti, poco più di mille vivono effettivamente ad Amatrice. La speranza è anche nell’apertura del nuovo ospedale nel 2027 e nel rilancio del turismo. Tra cantieri e difficoltà, restano piccoli segnali di vita: davanti alla chiesa provvisoria due ragazzi suonano una campana, simbolo di una comunità che cerca ancora di resistere.

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