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Delmastro, la Camera nega alla Procura l'acquisizione delle chat

Salvato da se stesso. Andrea Delmastro Delle Vedove avrebbe tanto voluto che i pm di Roma che indagano sulla Bisteccheria d’Italia leggessero le chat intercorse tra lui e il prestanome del clan Senese, Mauro Caroccia. Ma i suoi compagni di partito e la destra tutta non l’hanno accontentato, risparmiandogli – crede qualcuno – l’imbarazzo politico dovuto a messaggi poco istituzionali.

«Goliardici», li aveva definiti il difensore dei Caroccia, gli unici due indagati dalla procura capitolina per gli affari con l’ex sottosegretario alla Giustizia di cui, come detto, gli inquirenti non potranno acquisire gli scambi virtuali coi soci.

Con 206 sì e 133 no, la Camera ha votato (a scrutinio segreto) contro l’istanza dell’Antimafia di piazzale Clodio che aveva richiesto, secondo la maggioranza e il ministro Nordio in modo «troppo generico dato che nel telefono c’è la vita intera», la possibilità di acquisire i contenuti del gruppo Whatsapp “Le cinque forchette”, in cui Delmastro Delle Vedove chatta con Mauro Caroccia, oggi in carcere, e la compagine piemontese di Fratelli d’Italia.

Così dopo una molteplicità di rimpalli e rimandi tra la Giunta per le autorizzazioni e la Giunta per il regolamento, comprese due lettere dei magistrati, una pec dell’avvocato di Caroccia a garanzia del diritto di difesa dei suoi assistiti e un’altra di Delmastro spedita agli stessi magistrati, nonché un cd finito sotto chiave nella cassaforte di Montecitorio, la decisione è stata presa: le chat del deputato restano segrete. Per la maggioranza deve essere così perché «la richiesta dei magistrati è troppo generica».

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