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Amatrice, abitante: “Non la lasceremo, siamo nati e cresciuti qui, ma la vedremo ricostruita”

Dieci anni dopo il terremoto che devastò il Centro Italia, la ricostruzione resta una ferita aperta. Tra Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto tornano case, cantieri e progetti, ma a mancare sono spesso le persone e i luoghi della socialità. Il sisma del 2016-2017 colpì 138 comuni, provocando 299 morti, oltre 400 feriti e quasi 41mila sfollati.

Oggi, secondo ActionAid, il 66,3% degli interventi di ricostruzione pubblica non ha ancora raggiunto la fase di cantiere. Ad Amatrice la quota sfiora l’80%, ad Accumoli supera il 74%. Numeri che raccontano non solo ritardi, ma anche il rischio di perdere definitivamente comunità già segnate dallo spopolamento.

Scuole, ospedali, trasporti e spazi comuni diventano quindi decisivi quanto le abitazioni. Perché ricostruire non significa soltanto rimettere in piedi gli edifici: vuol dire restituire relazioni, autonomia e fiducia a chi da dieci anni vive sospeso tra ciò che non esiste più e un futuro che fatica ancora a prendere forma.

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