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«In Italia si muore anche per mancanza di informazioni»

Il video appello di Caterina, affidato all'associazione Luca Coscioni, rivolto al ministro della Salute, Orazio Schillaci. «Se mio marito l'avesse saputo, forse non si sarebbe impiccato», dice la donna, 66 anni, parlando da un garage e chiedendo al ministro perché i pazienti, in Italia, non vengono informati dell'esistenza di strumenti legali per evitare sofferenze inutili. 

Il marito di Caterina, Ezio, aveva 69 anni quando ha deciso di togliersi la vita trascinandosi, con le poche forze che aveva, in un garage. Gli hanno diagnosticato la Sla, quando non aveva ancora gravi problemi motori, ma la malattia è peggiorata drasticamente e i medici gli hanno prospettato la necessità di tracheotomia e la dipendenza da un respiratore artificiale. Ezio aveva detto di non voler vivere in quelle condizioni.

«I medici non gli hanno detto nulla. Hanno alzato le braccia: ‘siamo in Italia’», racconta Caterina, che denuncia la manca di informazioni istituzionali sui diritti sul consenso informato, sulle disposizioni anticipate di trattamento, sulle cure palliative, sulla sedazione profonda e l’interruzione delle terapie e sulle procedure per l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria.

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