VideoFattiCorteo a Roma contro il Ddl Bongiorno: «Senza consenso è sempre stupro»
Una marea di colori, gioia, e rabbia per fare resistenza a questo governo. Così si sono definite le migliaia di persone che hanno attraversato le strade di Roma il 28 febbraio, in corteo, per la manifestazione contro il ddl Bongiorno. Il disegno di legge proposto dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno che a fine gennaio ha sostituito il testo votato mesi prima all’unanimità alla Camera, da maggioranza e opposizione, per modificare le norme del codice penale in materia di violenza sessuale.
«Onorevole Bongiorno, venga in un centro antiviolenza, le basterebbero pochi giorni per capire che questo Ddl è una vergogna. Questo Ddl non è solo una questione normativa, ma è esistenziale. Il consenso è una questione centrale», dice una manifestante.
«Quanto proposto dal cosiddetto ddl Bongiorno, in contrapposizione a quanto avevamo approvato alla Camera all'unanimità, è un passo indietro che non possiamo accettare. Si tratta di un'impostazione che ribalta la prospettiva giuridica e culturale faticosamente costruita in questi anni e che riporta indietro il dibattito pubblico e normativo sul tema della violenza sessuale». Così Cecilia D'Elia, senatrice Pd e vicepresidente della commissione bicamerale sul femminicidio, sabato in piazza a Roma «accanto ai centri antiviolenza e alle case delle donne di tutta Italia, alle associazioni femministe e a tutte le donne e gli uomini che vogliono affermare con chiarezza un principio non negoziabile: senza consenso è violenza».
«Il principio del consenso deve essere esplicito, centrale e inequivocabile. Ogni arretramento su questo punto significa rimettere in discussione la credibilità delle donne, spostare nuovamente l'attenzione sui loro comportamenti, sulle loro parole, sulle loro reazioni, anziché sulla responsabilità di chi compie la violenza», conclude.
«Siamo pronte a tutto per bloccare il ddl: il testo di Bongiorno costruisce un sistema di giustizia dove chi è vittima deve dimostrare di aver detto no, lottando fino a mettere a rischio la propria vita. Un testo che permette, invece, all’autore della violenza di avere libero accesso ai corpi delle persone, soprattutto le più vulnerabili», dice alla piazza Carla Quinto, avvocata e responsabile dell’ufficio legale della cooperativa sociale Be Free, tra le associazioni aderenti al laboratorio permanente “Consenso, scelta, libertà”, nato dall’unione di più realtà della società civile – da D.i.Re a Differenza Donna, a Amnesty International, Non una di meno, Cgil e Uil – con l’obiettivo di fermare il ddl.
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