VideoFattiRogoredo, difesa Mansouri: "Il teste ha ribadito che Cinturrino lo colpì col martello"
Il primo testimone sentito nell’udienza dell’incidente probatorio a carico di Carmelo Cinturrino, il poliziotto imputato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri avvenuto il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo, ha confermato quanto già dichiarato davanti al pm, riferendo di essere stato colpito più volte con un martello dall’imputato. Lo ha dichiarato l’avvocato Debora Piazza, legale della famiglia Mansouri, interpellata dai cronisti a margine dell’udienza.
“Ha dichiarato che l’indagato lo ha colpito ripetutamente con un martello, tanto da essere soprannominato nell’ambiente ‘Luca il Martello’ infliggendogli colpi alle costole - ha spiegato Piazza - ha inoltre precisato che l’indagato ha aggredito anche un altro giovane in sedia a rotelle”. Il testimone ha inoltre confermato di aver udito per due volte Cinturrino dire la frase: “Digli che prima o poi lo ammazzo”, rivolta a Mansouri.
Piazza ha definito il teste pienamente attendibile e coerente nelle sue dichiarazioni. Sul fronte della denuncia presentata dalla difesa, il legale ha precisato che questa contiene numerosi omissis e che gli articoli contestati riguardano lo spaccio di stupefacenti, l’associazione finalizzata allo spaccio e la calunnia nei confronti delle persone sentite dal pm. Il fratello di Mansouri, rientrato dalla Spagna, dove risiede, è presente in udienza.
Un giorno, verso la fine dello scorso anno, nel bosco di Rogoredo, dove il 26 gennaio è stato ucciso il pusher Abderrahim Mansouri, ci sarebbe stata una "sfida", faccia a faccia, tra il 28enne e il poliziotto Carmelo Cinturrino, che veniva chiamato "Luca Martello" e in carcere da fine febbraio per omicidio volontario premeditato. È un altro particolare che emerge dai molti verbali dei testimoni, già sentiti nelle indagini, depositati per l'incidente probatorio ancora in corso al Palazzo di Giustizia di Milano.
Un marocchino 19enne, anche lui teste citato davanti al gip, ha raccontato che, nel periodo in cui Mansouri e gli altri avevano smesso di spacciare di giorno "per evitare che Luca ci portasse via i soldi e la droga", Zack, soprannome di Mansouri, entrò nel boschetto e "Luca lo ha sfidato". Il 28enne, sempre stando alla versione del teste, "gli ha chiesto 'cosa vuoi da me? Cosa ti ho fatto?' e Luca gli ha detto che in quel posto comandava lui e ha detto 'Corvetto è mia, anche Rogoredo diventa mia'".
Cinturrino, ha sostenuto ancora il 19enne, "diceva sempre ai tossici che aveva due proiettili, uno per me e uno per Zack". Da quanto risulta dal verbale, il pusher 19enne ha fatto acquisire agli investigatori della Squadra mobile anche dei video. A suo dire, si legge, "riprendono Luca che picchia" un disabile in carrozzina che frequentava il boschetto. Secondo un altro teste, ad un certo punto si era creata la situazione per cui nel bosco "il giorno era di Luca e la notte di Zack". Tra le deposizioni agli atti anche quella del cugino di Mansouri. Ha riferito che il 28enne gli raccontava che Cinturrino "una volta si era anche presentato in macchina con dei vestiti arabi per non farsi riconoscere".
Lui, come altri, ha messo a verbale che il 41enne girava spesso con un "ragazzino", un "biondino", che "faceva tutto quello che Cinturrino gli ordinava". Conclusa da poco l'audizione, davanti al gip, del secondo teste, quello oculare dell'omicidio, in serata il gip punta ad ascoltarne altri due. Gli ultimi due saranno sentiti domani. Le difese sono convinte che stanno riuscendo a minare, con le loro domande, la credibilità dei testi.