VideoFattiSea Watch, 44 profughi sbarcati a Lampedusa
"Questa mattina presto, le 44 persone salvate da Aurora sul Didon sono sbarcate in sicurezza a Lampedusa. Quando gli stati europei abbandonano ancora una volta le persone, è la società civile a portarle in salvo", ha fatto sapere su X l'organizzazione Sea-Watch.
I naufraghi sono stati soccorsi venerdì dopo cinque giorni spesi sulla piattaforma Didon per sfuggire alla tempesta. Le autorità europee non hanno risposto alle richieste di soccorso e alle segnalazioni lanciate da Alarm Phone, fino a che la nave veloce di Sea-Watch è partita da Lampedusa per andare a recuperarli. «Nessuno Stato è andato a soccorrerle», ha denunciato l'ong.
All'unità veloce, che era partita da Lampedusa per effettuare il salvataggio, era stato assegnato l'approdo di Porto Empedocle, ma il team aveva segnalato di non avere il carburante a sufficienza per raggiungere il porto assegnato, chiedendo di potere fare rotta sull'isola.
L’allarme è arrivato proprio nei giorni in cui sono stati segnalati diversi naufragi. Almeno due in 24 ore. In tre giorni sono stati recuperati 104 corpi in mare, gli ultimi 19 dalla Guardia costiera italiana in acque Sar libiche. Cinquantotto i sopravvissuti. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), dall’inizio dell’anno nel Mediterraneo sono morte o risultano disperse almeno 831 persone. Ma si tratta di stime al ribasso.
Di venerdì 3 aprile la notizia che il tribunale di Trapani ha annullato definitivamente le sanzioni, cioè fermo amministrativo di venti giorni e multa di oltre 3mila euro, alla nave di un'altra ong: la Mare Jonio di Mediterranea. Il ministero dell'Interno è stato anche condannato al pagamento delle spese legali. Le motivazioni sono state considerate dal tribunale di Trapani del tutto illegittime. La Mare Jonio aveva salvato 69 persone che viaggiavano a bordo di un gommone in avaria in acque Sar libiche.
«Si è trattato del primo caso di applicazione del decreto Piantedosi alla Mare Jonio - spiega Mediterranea - con la motivazione che la nostra nave non si era sottoposta al coordinamento delle autorità libiche e non aveva chiesto agli stessi libici l'assegnazione del porto di sbarco. Nella sentenza si legge che viene espressamente e chiaramente escluso che la Libia, paese che non ha mai ratificato la convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, soddisfi i criteri per essere designata come luogo sicuro ai fini dello sbarco».
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