VideoFattiZanardi: "La sfida più grande? Essere un buon padre"
Pilota automobilistico, campione internazionale, poi paraciclista di livello assoluto, la vita di Alessandro "Alex" Zanardi è stata una traiettoria continua tra velocità, drammatiche cadute, faticose rinascite e nuove sfide. Una biografia che ha assunto, nel tempo, i contorni del mito sportivo e umano, fino alla sua morte avvenuta all'età di 59 anni, tra il 1 e il 2 maggio.
La sua storia non è soltanto quella di un atleta, ma di un uomo che ha attraversato due esistenze: la prima vissuta dentro e accanto ai circuiti della Formula 1 e della Cart, la seconda costruita dopo il terribile incidente del 2001, quando perse entrambe le gambe al Lausitzring. E ancora una terza, segnata dalla consacrazione paralimpica e da un nuovo, devastante incidente nel 2020.
Zanardi nasce a Bologna il 23 ottobre 1966 da Dino, idraulico, e Anna, sarta. Cresce a Castel Maggiore, dove sviluppa fin da bambino una passione quasi viscerale per i motori e per la velocità. Il primo contatto con la competizione arriva a 14 anni, quando il padre gli regala un kart. Da quel momento la sua vita prende una direzione precisa. Dopo gli esordi nelle gare locali, nel 1982 si iscrive al campionato nazionale 100cc, distinguendosi per determinazione e capacità di adattamento. Nonostante mezzi tecnici limitati e un'assistenza quasi interamente familiare, chiude terzo in classifica generale, attirando le attenzioni del settore.
Negli anni successivi cresce rapidamente: titoli italiani, vittorie internazionali, affermazioni in Europa e una reputazione da pilota aggressivo ma intelligente. Il soprannome che si porta dietro fin dagli anni dei kart è già una dichiarazione d'identità: non un pilota conservativo, ma un interprete totale della competizione.
In questo video, le parole dell'atleta paralimpico scomparso oggi, in un'intervista del settembre 2016.
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